Nel terzo capitolo del libro Alice nel paese delle meraviglie compare un curioso uccellone, Dodo, che organizza una corsa elettorale a cui partecipano vari personaggi della favola che devono correre lungo un percorso, partendo ognuno da punti diversi e in momenti diversi. Alla fine della corsa Dodo emette il suo verdetto: "Tutti hanno vinto e meritano un premio". Durante la pandemia si è verificato un analogo verdetto, speculare ed opposto a quello di Dodo: tutti indipendentemente dall'età e dall'identità di genere sono risultati perdenti in questi due anni di pandemia, nei quali la vita di ogni persona si è fortemente impoverita.
Un amico ottantenne mi ha posto recentemente una domanda che mi ha fatto pensare: durante la pandemia hanno perso di più i vecchi oppure i giovani. È difficile fare un bilancio di questo genere, anche perché ogni persona vive le perdite secondo il proprio carattere, la propria sensibilit&ag…
Nel terzo capitolo del libro Alice nel paese delle meraviglie compare un curioso uccellone, Dodo, che organizza una corsa elettorale a cui partecipano vari personaggi della favola che devono correre lungo un percorso, partendo ognuno da punti diversi e in momenti diversi. Alla fine della corsa Dodo emette il suo verdetto: "Tutti hanno vinto e meritano un premio". Durante la pandemia si è verificato un analogo verdetto, speculare ed opposto a quello di Dodo: tutti indipendentemente dall'età e dall'identità di genere sono risultati perdenti in questi due anni di pandemia, nei quali la vita di ogni persona si è fortemente impoverita.
Un amico ottantenne mi ha posto recentemente una domanda che mi ha fatto pensare: durante la pandemia hanno perso di più i vecchi oppure i giovani. È difficile fare un bilancio di questo genere, anche perché ogni persona vive le perdite secondo il proprio carattere, la propria sensibilità e le proprie risorse personali. E poi l'età gioca sicuramente un'influenza importante, ad esempio quando si è vecchi e non si hanno molti anni davanti oppure quando si è adolescenti con tutta la vita ancora da percorrere.
Chi è più avanti negli anni, come mi anche ha detto il mio amico, è stato costretto a rinunciare a due anni della sua vita, nei quali come avveniva in passato avrebbe potuto incontrare gli amici, andare a cena fuori, al cinema o al teatro, viaggiare facendo nuove esperienze scoprendo nuovi Paesi e città. Per i vecchi la clausura è stata ed è particolarmente pesante perché sono costretti a proteggersi dal momento che corrono rischi maggiori se si contagiano, come hanno confermato i dati dell'Istituto Superiore di Sanità. Non solo tanti contagi, anche ricoveri con esiti spesso drammatici che hanno suscitato in loro paura ed un senso di vulnerabilità. I bollettini quotidiani così drammatici come anche le immagini televisive hanno rinfocolato questo senso di precarietà, anche perché il contagio è venuto spesso a lambire i confini personali e familiari.
E poi il venire meno di molte abitudini stimolanti e di occasioni di vita interessanti ha favorito un ripiegamento su di sé ed una passività, certamente negativa dal momento che i vecchi hanno bisogno di vivere in modo attivo. Si devono muovere, camminare per mantenere un corpo ancora funzionante e devono anche continuare ad interessarsi a quello che succede intorno a loro nel mondo, leggendo, ascoltando musica e guardando la televisione. Tutto questo è necessario per rallentare il declino tipico di questa età soprattutto a livello mentale e cerebrale.
Se queste sono state perdite e rinunce gravi, i vecchi possono ricorrere al loro bagaglio personale, il lungo percorso della loro vita in cui hanno accumulato esperienze significative con gioie e sofferenze, che li hanno fatti maturare e li aiutano ad affrontare questa nuova situazione del Covid-19 imprevista ed allarmante. Come ha scritto lo psicoanalista junghiano James Hilman nel suo libro La forza del carattere il carattere matura pienamente durante la vecchiaia anche perché si è in grado di rileggere la propria vita trovando il filo che lega il passato al presente, raggiungendo una visione personale più saggia.
Per gli adolescenti e i giovani è stato ugualmente difficile, ma per motivi molto diversi. Hanno dovuto rinunciare a tutte quelle esperienze necessarie per la loro crescita, la vita sociale coi coetanei in cui mettono alla prova la propria identità in via di maturazione. E poi le esplorazioni e le sperimentazioni a volte anche spericolate, come anche le prime storie sentimentali e le scoperte della sessualità. Sono mancate ai giovani queste esperienze necessarie per farli avanzare psicologicamente verso l'età adulta e per far maturare il loro cervello, estremamente sensibile agli stimoli sociali.
Queste rinunce quotidiane hanno spinto gli adolescenti a rinchiudersi nella propria stanza appropriandosi del proprio isolamento incollati allo schermo del computer o al proprio cellulare coi quali cercavano di rompere la clausura. E qui per molti di loro si è sviluppata una dipendenza da internet che a volte ha ostacolato il ritorno alla vita normale.
Per tutti è stato difficile questo periodo ed è impossibile dire chi ha pagato di più. Per fortuna la mente e il cervello umano hanno una grande plasticità che consente di recuperare o perlomeno limitare quello che si è perso.