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Il saluto negato a Ursula von der Leyen: diamoci una mano

Il momento in cui Jeje Odongo stringe la mano a Charles Michel ignorando Ursula von der Leyen (ansa)

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Chi deve impedire che tutto questo si ripeta? Ha sbagliato Jeje Odongo. Ha sbagliato Charles Michel che sarebbe dovuto intervenire. Non per proteggere, non è questo di cui abbiamo bisogno. Ma per rispetto e per quello spirito di corresponsabilità che dovrebbe animarci tutti
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Chiara è fisica in ospedale e si occupa di trattamenti radioterapici; i pazienti pensano spesso che sia un'inserviente. Anna è archeologa ma in cantiere la prendono per segretaria. "Fai la maestrina! Che bel lavoretto" dice un signore a Paola che insegna. Monica è farmacista, suo marito è ragioniere. Lui va a trovarla al lavoro. Un cliente entra e li saluta: "Buongiorno dottore, salve signorina".

Ursula von der Leyen è presidente della Commissione europea. Durante il vertice Ue-Africa, il ministro degli Esteri ugandese, Jeje Odongo, la ignora, passa oltre e stringe calorosamente la mano agli altri due uomini presenti, il presidente del Consiglio europeo Michel e il presidente francese Macron che farà un vano tentativo di risalire quella china indegna.

Lei osserva la scena sconcertata. Non è nuova a certi imbarazzi: lo scorso aprile ad Ankara, durante un incontro con il premier turco Erdogan, rimase in piedi men…

Chiara è fisica in ospedale e si occupa di trattamenti radioterapici; i pazienti pensano spesso che sia un'inserviente. Anna è archeologa ma in cantiere la prendono per segretaria. "Fai la maestrina! Che bel lavoretto" dice un signore a Paola che insegna. Monica è farmacista, suo marito è ragioniere. Lui va a trovarla al lavoro. Un cliente entra e li saluta: "Buongiorno dottore, salve signorina".

Ursula von der Leyen è presidente della Commissione europea. Durante il vertice Ue-Africa, il ministro degli Esteri ugandese, Jeje Odongo, la ignora, passa oltre e stringe calorosamente la mano agli altri due uomini presenti, il presidente del Consiglio europeo Michel e il presidente francese Macron che farà un vano tentativo di risalire quella china indegna.

Lei osserva la scena sconcertata. Non è nuova a certi imbarazzi: lo scorso aprile ad Ankara, durante un incontro con il premier turco Erdogan, rimase in piedi mentre gli uomini (tra cui un anche allora correo Michel) prendevano posto in poltrona. Si dovette accomodare su un enorme divano a lato, in quello che fu ribattezzato "sofagate". In quell'infausta occasione si era lasciata sfuggire un "ehm" stupito. Questa volta si è limitata a sorridere graziosamente, senza apparente rancore. Perché è così che ci hanno insegnato da piccole: sii gentile, carina, docile, mal che vada abbozza. Sois belle et tais-toi, sii bella e taci, cantava Serge Gainsbourg. Era il 1960 e von der Leyen aveva due anni.

Chissà se Ursula, Chiara, Anna e tutte le altre, accomunate dal medesimo destino, anche senza riflettori e flash, sono state assalite dall'esprit de l'escalier, lo spirito della scala, quello che, insieme alla rabbia e al rimorso, ti coglie dopo, quando scendi le scale appunto, e i giochi sono fatti: "Avrei potuto dire, avrei potuto fare, avrei dovuto rispondere", e invece no, è tardi.

Il rischio tuttavia, è di sbagliare comunque. Non reagisci? Sei remissiva. Non ti ribelli? Contribuisci al patriarcato. Ti offendi e te ne vai sbattendo la porta? Sei un'isterica, sei instabile, sei pazza. Le donne dovrebbero educare gli uomini in alcuni frangenti, sostiene qualcuno. Ma perché? A che titolo? Forse in nome di quel grande inganno che è l'istinto materno, l'alibi che deresponsabilizza gli uomini e inchioda noi, sante e madonne anche quando ci sentiamo streghe. Ursula von der Leyen di figli ne ha sette e il suo debito educativo verso la società lo ha già ampiamente onorato.

Non è chiaro perché sia sempre la vittima, involontaria protagonista di un rivoltante teatrino, o di maltrattamenti, o di soprusi, a doversi far carico dei cocci, a rassettare se stessa e il palcoscenico, a trovare una soluzione.

Chi dunque deve fare ammenda? Chi deve impedire che tutto questo si ripeta su un divano, in un vertice intercontinentale, nella corsia di un ospedale, in un cantiere?

In questo caso è stato il ministro ugandese a non tendere la mano quando avrebbe dovuto. L'Uganda è uno dei Paesi più giovani mondo, con un'età media di 15,5 anni. Il 49% delle donne si sposa prima dei 18 e, secondo un'indagine del ministero del Lavoro di Kampala, una bambina su tre subisce abusi sessuali. Un'adolescente su quattro, con l'arrivo delle mestruazioni, abbandona la scuola perché, mancando gli assorbenti, dovrebbe assentarsi una settimana al mese e tanto vale rinunciare del tutto. Ha sbagliato Jeje Odongo ma non è lui a doverci indicare la strada della parità di genere che è tra gli obiettivi dell'Unione europea sin dalla sua fondazione.

Ha sbagliato Michel che sarebbe dovuto intervenire. Non per proteggere, non per difendere, non è questo di cui abbiamo bisogno. Ma per rispetto e per quello spirito di corresponsabilità che dovrebbe animarci tutti. E invece per la seconda volta all'indignazione e alla reazione ha preferito l'indifferenza, una piaga vigliacca che va estirpata. Perché gli indifferenti sbagliano sempre.

Elasti su Instagram: @quielasti; su Twitter: @nonsolomamma