Con Putin ai supplementari
di Marta Dassù , di Marta DassùL'Italia dei tifosi di calcio ha già deciso: Putin ha vinto. Peccato che siamo solo a inizio partita, che il gioco sarà lungo e che alla fine dei tempi supplementari la Russia verrà probabilmente sconfitta.
Nel primo tempo, quello che stiamo vivendo, lo Zar del Cremlino ha deciso di riconoscere le Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e ha lanciato un'operazione di invasione territoriale dell’Ucraina. E Putin non si fermerà. Tenterà di controllare l’intero Donbass e di riunire la Crimea all’Ucraina orientale, occupando il porto di Mariupol sulla costa del mare di Azov e spingendosi fino a Odessa, bloccando così l’accesso dal Mar Nero. Lo scenario del primo tempo è una spartizione di fatto dell’Ucraina, che incontrerà la resistenza militare dell’esercito di Kiev, potenziato dagli aiuti militari americani, britannici e turchi. In questa prima fase, la Russia gioca in attacco, la …
L'Italia dei tifosi di calcio ha già deciso: Putin ha vinto. Peccato che siamo solo a inizio partita, che il gioco sarà lungo e che alla fine dei tempi supplementari la Russia verrà probabilmente sconfitta.
Nel primo tempo, quello che stiamo vivendo, lo Zar del Cremlino ha deciso di riconoscere le Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e ha lanciato un'operazione di invasione territoriale dell’Ucraina. E Putin non si fermerà. Tenterà di controllare l’intero Donbass e di riunire la Crimea all’Ucraina orientale, occupando il porto di Mariupol sulla costa del mare di Azov e spingendosi fino a Odessa, bloccando così l’accesso dal Mar Nero. Lo scenario del primo tempo è una spartizione di fatto dell’Ucraina, che incontrerà la resistenza militare dell’esercito di Kiev, potenziato dagli aiuti militari americani, britannici e turchi. In questa prima fase, la Russia gioca in attacco, la squadra occidentale non si divide – come invece Putin sperava – ma gioca in difesa. Le sanzioni progressive non bastano a cambiare la strategia di Mosca e hanno costi importanti per settori dell’economia europea: prezzo del gas e petrolio, sofferenze delle banche più esposte, carenze e costo di materie prime e risorse (uranio, zinco, fosfati, eccetera).
Nel secondo tempo, il Cremlino potrebbe tentare di favorire – con attacchi cyber, coercizione economica e forse un intervento militare dal fronte bielorusso – l’installazione di un governo filo-russo a Kiev. E’ il disegno ultimo di Vladimir Putin, che costerebbe migliaia di vittime in un paese che si è espresso a larghissima maggioranza, nel dicembre del 1991, per l’indipendenza dalla Russia. Stati Uniti e paesi europei non interverranno sul terreno a difesa dell’Ucraina, come è stato anticipato da Washington. Ma reagiranno con sanzioni molto più pesanti, anzitutto nel settore finanziario. E al tempo stesso rafforzeranno lo spiegamento di soldati e di installazioni militari nei paesi baltici e in Polonia, i paesi più esposti. Se Putin puntava a ridurre la presenza della Nato sul fianco Est dell’Europa, il risultato sarà esattamente l’opposto.
Il campo da gioco di quello che si presenta come un lungo e costoso confronto fra Russia e Occidente – la partita che sarebbe meglio non giocare affatto - appare modificato. Mosca recupera, in questo scenario, il controllo di parte dell’Ucraina, dove passa il fronte caldo della nuova “guerra fredda”, riuscendo forse a installare un governo sotto suo controllo anche a Kiev, come già a Minsk. Ma si trova di fronte una Nato potenziata, che si prepara ad accogliere fra i suoi membri anche Svezia (forse) e Finlandia. Se l’obiettivo di Putin era di tenere l’America fuori dall’Europa e di indebolire la Nato, la sua mossa è sbagliata. E se le vittorie sono sempre relative e non assolute (vince chi compie meno errori), Putin comincia a perdere qui. Le sanzioni davvero “critiche” per l’Europa, per Germania e Italia in particolare, con la loro dipendenza dal gas russo, sarebbero quelle sul settore energetico, con il rischio di un terzo shock dopo i due degli anni ’70. Vedremo come andrà a finire il negoziato interno all’Unione europea. I costi dei conflitti – nell’epoca della “iper-connettività” – ricadono direttamente su imprese e cittadini; e in questo caso sono certamente superiori per l’economia europea che per l’America. Ma non esistono alternative credibili migliori, in assenza di un accordo diplomatico con la Russia che oggi appare irrealizzabile e che lo sarà tanto più se Putin giocherà il secondo tempo nel modo in cui si è detto.
Per la Russia, saranno comunque devastanti sanzioni finanziarie molto più estese delle attuali, che impediranno a Mosca di finanziarie il proprio debito, con un rischio di default. Il prezzo delle ambizioni neo-imperiali dello Zar del Cremlino sarà altissimo per la Russia: verrà isolata dal sistema finanziario internazionale, ancora largamente imperniato sul dollaro; tagliata fuori dall’accesso a tecnologie occidentali e rischierà di perdere almeno parte del mercato decisivo per la sua rendita energetica, mentre la Germania ha già congelato Nord Stream 2. Il rapporto con la Cina non appare una vera alternativa; anche perché Pechino guarda la partita in panchina, sapendo che il confronto fra Russia e Occidente la rafforza nella sua competizione con Washington.
Una Russia stremata sul piano economico sarà ancora più di quanto non sia oggi solo un “junior partner” per Xi Jinping. Chi vince per ora, senza neanche bisogno di scendere in campo, è la Cina.Paradossalmente, proprio una vittoria apparente della Russia – riportare l’Ucraina nella sua sfera di influenza – segnerebbe la svolta verso la sconfitta di Putin. Perché la “Grande Russia” di cui lo Zar ha tracciato le linee nel suo discorso alla nazione, non sarebbe economicamente sostenibile. E’ vero che Mosca, dal 2014, ha imboccato la strada di una economia più autarchica, ha riserve finanziarie notevoli e diversificate ed è quindi meno permeabile ai contraccolpi delle sanzioni. A quelle attuali, non a sanzioni future molto più pesanti. Che metterebbero in forse gli interessi degli oligarchi (in larga parte collocati all’estero) e la loro volontà di scommettere ancora sulla razionalità di Putin. Senza aggiungere che un conto è intervenire in Ucraina, come accade nel primo tempo, un conto è digerire e gestire un boccone così grosso. Il nuovo impero cadrebbe insomma in una sindrome da “over-stretch”, con l’isolamento della casa madre.
Il risultato è che ai tempi supplementari la squadra occidentale potrà vincere. Naturalmente se resterà unita, nonostante le differenze fra i rispettivi interessi; e se l’Europa avrà preso atto che geopolitica ed economia non possono più essere separate.