Nel maggio del 1951, il futuro senatore e candidato per la nomination democratica alla Casa Bianca Ted Kennedy, ebbe la pessima idea di chiedere a un compagno di aiutarlo a passare un esame di spagnolo ad Harvard University, temendo che i cattivi voti gli facessero perdere l’ambito posto nella squadra di football: era talmente bravo che avrebbe potuto giocare da professionista, con i Green Bay Packers. Scoperto, Kennedy venne cacciato dall’Università con l’amico e, malgrado l’influenza del padre Joseph, magnate di Wall Street ed ex ambasciatore a Londra, dovette andare a fare il servizio militare. Fu riammesso solo nel 1953, ma Harvard gli negò poi l’iscrizione alla Law School, dovette ripiegare sulla facoltà di Giurisprudenza in Virginia, dove le proteste dello scandalizzato corpo accademico costrinsero il rettore a un inedito voto ad hoc. E quando, nel 1962, decise di seguire le orme del fratello John, allora presidente, al Senato, …
Nel maggio del 1951, il futuro senatore e candidato per la nomination democratica alla Casa Bianca Ted Kennedy, ebbe la pessima idea di chiedere a un compagno di aiutarlo a passare un esame di spagnolo ad Harvard University, temendo che i cattivi voti gli facessero perdere l’ambito posto nella squadra di football: era talmente bravo che avrebbe potuto giocare da professionista, con i Green Bay Packers. Scoperto, Kennedy venne cacciato dall’Università con l’amico e, malgrado l’influenza del padre Joseph, magnate di Wall Street ed ex ambasciatore a Londra, dovette andare a fare il servizio militare. Fu riammesso solo nel 1953, ma Harvard gli negò poi l’iscrizione alla Law School, dovette ripiegare sulla facoltà di Giurisprudenza in Virginia, dove le proteste dello scandalizzato corpo accademico costrinsero il rettore a un inedito voto ad hoc. E quando, nel 1962, decise di seguire le orme del fratello John, allora presidente, al Senato, The Harvard Crimson, il giornale di Harvard, lo bocciò come arrivista racomandato e, insieme all’inviato del quotidiano Boston Globe Robert Healy, sbatté in prima pagina la storia dell’esame di spagnolo. Dallo Studio Ovale, il saggio cattolico presidente John Kennedy mormorò sulla “morale dei Wasp”, bianchi anglosassoni protestanti, che chiudono gli occhi su tutto tranne che sugli esami universitari.
La tragedia di Claudio Mandia, il diciassettenne italiano morto misteriosamente mentre studiava, colmo di speranze, alla Ef Academy di Tarrytown, New York, spezza il cuore alla comunità locale, con il nostro corpo diplomatico e il console Fabrizio Di Michele chiamati a un impegno straordinario per assistere la famiglia, i genitori di Claudio arrivati ignari per festeggiarne il compleanno, e rappresentare i diritti di un nostro concittadino, prematuramente scomparso all’estero.
Secondo le voci che, subito, si son diffuse e che Paolo Mastrolilli, per primo, ha raccolto per Repubblica, Claudio Mandia potrebbe essere stato indotto a un gesto estremo, perché affranto davanti alla contestazione su un esame, in cui avrebbe violato l’Honor Code, il codice di comportamento contro il plagio, che costò l’espulsione al futuro senatore Kennedy. La scuola non ha ancora rilasciato una versione ufficiale, ci sono indagini in corso ed è corretto rispettare la giustizia americana, che sta accertando se, come dicono varie fonti, Mandia fosse stato posto in detention, isolamento dai compagni, frangente che, con la minaccia di espulsione e l’ansia per l’imminente arrivo dei genitori dall’Italia per i suoi 18 anni, potrebbe averlo indotto a passi fatali.
Le culture profonde dei popoli non si colgono appieno dai libri, dalle conferenze, dagli atenei, c’è un non detto, l’area sospesa che il matematico russo-americano Harry Igor Ansoff definiva weak signals, segnali deboli, dove la comunicazione perde precisione, si smarrisce, induce caos. La mia intera vita, da studente alla Columbia University e con la mia famiglia negli Usa, mi rende consapevole di questa potenziale area di conflitti. “Gli anglosassoni protestanti Wasp” deprecano la capacità di noi cattolici latini di perdonarci, la mancanza di “Beruf”, codice morale e professionale, l’idea che la confessione emendi dalle colpe, mentre il calvinismo chiama all’assolutezza etica mentre, a specchio, si contrappone il pregiudizio delle nostre parti contro il rigore eccessivo dei Wasp, l’incapacità di chiudere gli occhi davanti a episodi minori, il senso del gruppo di potere dominante che si difende dagli outsider stranieri.
Ogni anno, insegnando a Princeton University, studiandone i codici davanti a un corpo di docenti e studenti che non ha pari per valore e diversità culturale, apprendo quanto complessa sia questa mediazione di tradizione e innovazione, e quanto indispensabile. Le indagini proveranno, speriamo, una verità sulla tragedia di Claudio, ma la verità esistenziale non la sapremo mai. Resta, nella sua famiglia in modo straziante, son certo anche nella sua scuola e fra i compagni che l’han ricordato con dei palloncini in volo, e fra tutti noi, il dolore per aver lasciato un nostro ragazzo solo davanti a un dilemma di culture antichissime, enigma che non ha saputo risolvere, in un momento di oscurità in cui mai, come insegnanti e adulti, avremmo dovuto abbandonarlo. Questa colpa, prima e fuori dai tribunali, ci accompagnerà nel nome di Claudio.
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