A mali estremi, inconcludenti rimedi. Di fronte alla tragedia di "un'attacco barbaro", come l'ha definito ieri la presidente dell'Unione Europea Ursula von der Leyen, l'Occidente ha opposto un pacchetto di sanzioni pesanti, diffuse e ben progettate. Ma le misure annunciate da Ue, Usa e Regno Unito nel corso di una giornata storica non fermeranno la follia omicida di Vladimir Putin.
I due elementi più importanti, quelli che avrebbero potuto far vacillare lo zar di Mosca - l'espulsione dall'infrastruttura finanziaria internazionale e lo stop all'acquisto di gas e petrolio dalla Russia - non sono, per ora, sulla lista - vittime di veti incrociati, timori per i portafogli della gente comune e paura di ritorsioni.
La sensazione che l'alleanza occidentale non abbia dato a Putin il pugno del ko economico proviene, nel modo franco e spietato che gli è proprio, dai mercati. Il crollo delle azioni in Asia ed Europa, il balzo nel…
A mali estremi, inconcludenti rimedi. Di fronte alla tragedia di "un'attacco barbaro", come l'ha definito ieri la presidente dell'Unione Europea Ursula von der Leyen, l'Occidente ha opposto un pacchetto di sanzioni pesanti, diffuse e ben progettate. Ma le misure annunciate da Ue, Usa e Regno Unito nel corso di una giornata storica non fermeranno la follia omicida di Vladimir Putin.
I due elementi più importanti, quelli che avrebbero potuto far vacillare lo zar di Mosca - l'espulsione dall'infrastruttura finanziaria internazionale e lo stop all'acquisto di gas e petrolio dalla Russia - non sono, per ora, sulla lista - vittime di veti incrociati, timori per i portafogli della gente comune e paura di ritorsioni.
La sensazione che l'alleanza occidentale non abbia dato a Putin il pugno del ko economico proviene, nel modo franco e spietato che gli è proprio, dai mercati. Il crollo delle azioni in Asia ed Europa, il balzo nel prezzo di gas e petrolio e la corsa verso i beni rifugio (dollaro e oro) sono segnali eloquenti dell'incertezza sul futuro che sta attanagliando gli investitori.
Lo ha ammesso anche il presidente americano Joe Biden, quando ha detto che le sanzioni colpiranno migliaia di miliardi di transazioni ma sono disegnate per "massimizzare gli effetti a lungo termine" sull'economia russa. Nel breve termine l'orso di Mosca può assorbire il colpo, anche se sarà duro, e i mercati dovranno fare i conti con una volatilità inaspettata.
Delle tante misure annunciate ieri, le più dolorose per Putin e la sua corte sono quelle che vietano a banche ed aziende di abbeverarsi al fiume dei capitali internazionali. In questo senso, i provvedimenti presi nel Regno Unito sono i più importanti perché Londra è da anni la piazza preferita dalle società russe, nonché parco giochi di lusso per gli oligarchi che le gestiscono per conto dello zar.
Anche i limiti sui beni degli individui e il congelamento delle operazioni delle banche faranno male alla plutocrazia cresciuta all'ombra dello zar, nonostante il fatto che molti abbiano già messo i loro miliardi al sicuro in paradisi fiscali che non fanno domande scomode.
Il bando ad esportazioni di materiale sensibile, dalla tecnologia all'infrastruttura per estrarre materie prime, è una tattica "classica" ma la storia insegna che di solito il Paese colpito riesce a trovare altri venditori senza troppi problemi.
Ad un certo punto della convulsa giornata di ieri, si era parlato di un'operazione radicale: impedire alla Russia di esportare gas e petrolio. Sarebbe stato un attacco diretto al motore più importante del sistema economico di Putin ma anche un enorme rischio per l'Ue (ed in particolare l'Italia) che dipendono tanto, troppo, dall'energia russa. Una mossa del genere avrebbe provocato un tale aumento nel prezzo del gas, che già sta pesando sulle bollette di milioni di europei, da far tremare i polsi ai leader politici.
Stesso discorso per l'idea di cacciare la Russia dal sistema Swift - i "tubi" da cui passano gran parte dei pagamenti di banche, aziende e carte di credito. Un banchiere l'ha definita un'"arma nucleare" che avrebbe potuto provocare rappresaglie pesanti da parte del nemico, tra cui, paradossalmente, un taglio nelle forniture di gas all'Europa.
È vero che entrambi i provvedimenti rimangono a disposizione dell'Occidente se e quando la situazione in Ucraina diventerà ancora più intollerabile. Come ha detto Biden: "Siamo pronti a fare di più".
Nel frattempo, i mercati devono far fronte ad un triplice spettro: un aumento nel prezzo dell'energia che alimenterà l'inflazione, una frenata nella crescita e, a causa delle prime due, un quesito sempre più grande su cosa faranno le banche centrali. Le incognite portate dai venti di guerra dell'Est si stanno moltiplicando.