Spesso lo definiscono "forte" per alludere meglio al fatto che le democrazie sarebbero, al contrario, troppo deboli. C'è chi lo definisce "patriota" e lo ammira. Adesso che ha invaso l'Ucraina e sta per impadronirsi di Kiev, altri pronosticano che presto avrà ricostituito l'Urss. Altri ancora lo preferiscono, tutto sommato, agli Stati Uniti che accusano di portare la guerra in Europa volendo "annettere l'Ucraina alla Nato".
Di Vladimir Putin si dice tutto e il contrario di tutto, tranne la cosa più importante, ossia che in verità è una nullità assoluta. Qual è, infatti, il bilancio di quest'uomo il cui obiettivo principale è restituire alla Russia l'impero che ha perduto, nella sua interezza o in parte? Non poteva aspirare a tanto senza far fronte comune con l'Ucraina e la Bielorussia, le altre due grandi nazioni slave storicamente legate alla Russia, altrettanto cristia…
Spesso lo definiscono "forte" per alludere meglio al fatto che le democrazie sarebbero, al contrario, troppo deboli. C'è chi lo definisce "patriota" e lo ammira. Adesso che ha invaso l'Ucraina e sta per impadronirsi di Kiev, altri pronosticano che presto avrà ricostituito l'Urss. Altri ancora lo preferiscono, tutto sommato, agli Stati Uniti che accusano di portare la guerra in Europa volendo "annettere l'Ucraina alla Nato".
Di Vladimir Putin si dice tutto e il contrario di tutto, tranne la cosa più importante, ossia che in verità è una nullità assoluta. Qual è, infatti, il bilancio di quest'uomo il cui obiettivo principale è restituire alla Russia l'impero che ha perduto, nella sua interezza o in parte? Non poteva aspirare a tanto senza far fronte comune con l'Ucraina e la Bielorussia, le altre due grandi nazioni slave storicamente legate alla Russia, altrettanto cristiane e russofone. Quando Solzenicyn auspicava che la Russia uscisse dall'Urss, voleva che lo facesse insieme ai suoi cugini ucraini e bielorussi e si concentrasse sulla sua natura europea dopo essersi sbarazzata dell'Asia centrale e del Caucaso che, ai suoi occhi, erano stranieri.
L'Ucraina è stata la culla della Russia e Kiev il luogo del suo battesimo ormai millenario. Il nome Bielorussia evoca, in tutte le lingue slave, una "Russia bianca", una sorta di avamposto occidentale di un insieme slavo scisso oggi in tre Stati indipendenti.
Insomma, per un capo di Stato russo non poteva esserci imperativo prioritario e più importante che approfondire i rapporti con l'Ucraina e la Bielorussia. Non si trattava di qualcosa di impossibile, ma di qualcosa di praticabile soltanto rispettando i confini, le libertà e l'integrità territoriale di quei due Paesi. Esattamente il contrario di ciò che ha fatto e sta facendo Vladimir Putin.
Come se fossimo ancora nel XIX secolo, questa ex spia di seconda categoria ha voluto boicottare un riavvicinamento economico dell'Ucraina all'Unione europea prima di annettere la Crimea. In seguito, ha finanziato e armato un tentativo secessionista dell'Ucraina orientale che oggi ormai ha rilanciato e, quando i bielorussi hanno voluto sbarazzarsi del loro dittatore, glielo ha imposto di nuovo. Ecco che adesso invade l'Ucraina intera per scongiurare - ha l'ardire di affermare - la minaccia che avrebbe rappresentato per la Russia e per mettere fine a un "genocidio" di cui nessuno ha mai sentito parlare.
Di due Paesi tanto russofili quanto indispensabili alla Russia, Vladimir Putin è così riuscito in un colpo solo a fare due nazioni russofobe che aspirano ormai a integrarsi al mondo occidentale con il medesimo ardore dei Paesi Baltici in passato. Prima dell'annessione della Crimea, una schiacciante maggioranza di ucraini respingeva l'idea di entrare nella Nato. Una schiacciante maggioranza di loro adesso sposa questa idea, proprio ora che ciò non risulta gradito all'Unione europea che avrebbe fatto volentieri a meno di una tensione simile con la Russia, e fa piacere ancora meno agli Stati Uniti che, dal secondo mandato alla presidenza di George Bush desideravano ritirarsi dal teatro europeo per raccogliere la sfida cinese e concentrare quindi le loro forze in Asia.
Se avesse avuto un briciolo di lucidità, Putin avrebbe potuto rallegrarsi vedendo gli Stati Uniti effettuare da soli quello "sganciamento" delle due sponde dell'Atlantico al quale il Cremlino si era applicato fin dai primi tempi della Guerra fredda. Se avesse avuto un filo di intelligenza politica, Putin avrebbe potuto comprendere l'enorme vantaggio economico e diplomatico che la Russia e lui stesso potevano ricavarne. Per riuscirci, gli sarebbe bastato tendere la mano all'Unione europea, agli ucraini e ai bielorussi. E invece no, non ha fatto niente di tutto ciò.
L'unica cosa che interessava a quest'uomo del passato era prepararsi a sferrare una guerra ingiustificata, nell'illusoria speranza di restituire alla Russia il posto occupato in un secolo ormai definitivamente alle spalle. Tutto ciò che quest'uomo cieco è arrivato a combinare è costringere gli Stati Uniti a tornare sullo scacchiere europeo, ridare vita all'Alleanza atlantica, serrare le file dei Ventisette stati dell'Unione europea che non sono mai stati più uniti di adesso.
Sì, dirà qualcuno, ma la forza, la violenza e la guerra giocano a favore di chi non ha paura di farvi ricorso. Vladimir Putin appartiene al gruppo di costoro - si aggiunge con raccapriccio o ammirazione - e le armi possono restituire alla Russia quello che Gorbaciov perdette promuovendo la democrazia e mettendo fine alla Guerra fredda. L'obiezione non è priva di fondamento. In effetti, grazie alla guerra, Putin può riconquistare alcuni territori. L'ha fatto in Crimea nel 2014 come in Georgia nel 2008. Oggi lo fa in Ucraina ma, una volta che avrà sottomesso quel disgraziato Paese, come potrà fare piazza pulita di una resistenza che sarà sostenuta dagli occidentali? E come potrà governare, sfamare e far progredire una nazione di 45 milioni di abitanti che odiano la Russia come mai prima d'ora e che guardano incessantemente a Ovest, come già fanno i bielorussi? Più giorni passeranno e più avrà seminato morte e devastazione in Ucraina: come si sottrarrà ai russi che, in numero sempre maggiore, prenderanno le distanze da lui, disgustati da tanta crudeltà contro un popolo che non considerano di sicuro nemico?
La situazione sarà estremamente difficile per questo despota così poco lungimirante. Tutta l'ex Unione Sovietica, Russia compresa, è stanca di dittatura e ha voglia di libertà, di sviluppo economico e della sicurezza di cui godono i Paesi diventati membri dell'Unione europea e dell'Alleanza atlantica dopo essere usciti dal blocco sovietico.
Putin crede di ricostruire l'impero degli zar, ma si sbaglia. Presto, farà una brutta fine perché sta mettendo a repentaglio il suo avvenire e quello della Russia intera.
Traduzione di Anna Bissanti