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L'etica dell'accoglienza

(ansa)

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Emergenza migranti in Europa
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Per noi che ci siamo nati o ci viviamo, Europa è Eutòpia - un'entità astratta eppure concreta, più che un luogo un'idea, di democrazia, diritti e libertà civili, politiche e personali. In essa si riconoscono gli abitanti dei 27 Stati che compongono l'Unione e tale appare anche a coloro che premono ai suoi confini. Nella realtà, come abbiamo constatato in ogni recente crisi, Europa è un organismo gelatinoso e a volte trasparente come un ectoplasma, insieme troppo giovane e troppo vecchio per fronteggiare le aggressioni di cambiamenti epocali, e maschera le sue lacune dietro una forza morale presunta, ma raramente esercitata.


Nei conflitti tra potenze tuttavia la realtà conta di più, e la nostra storia dovrebbe avercelo insegnato. "Nel linguaggio della vita reale" - dissero, secondo Tucidide, gli ambasciatori ateniesi ai Meli che rifiutavano di diventare loro sudditi - "le ragioni della giustizia…

Per noi che ci siamo nati o ci viviamo, Europa è Eutòpia - un'entità astratta eppure concreta, più che un luogo un'idea, di democrazia, diritti e libertà civili, politiche e personali. In essa si riconoscono gli abitanti dei 27 Stati che compongono l'Unione e tale appare anche a coloro che premono ai suoi confini. Nella realtà, come abbiamo constatato in ogni recente crisi, Europa è un organismo gelatinoso e a volte trasparente come un ectoplasma, insieme troppo giovane e troppo vecchio per fronteggiare le aggressioni di cambiamenti epocali, e maschera le sue lacune dietro una forza morale presunta, ma raramente esercitata.


Nei conflitti tra potenze tuttavia la realtà conta di più, e la nostra storia dovrebbe avercelo insegnato. "Nel linguaggio della vita reale" - dissero, secondo Tucidide, gli ambasciatori ateniesi ai Meli che rifiutavano di diventare loro sudditi - "le ragioni della giustizia vengono prese ugualmente in considerazione solo quando la necessità preme ugualmente sull'una e sull'altra parte; se no, ci si adatta: i più forti agendo, i più deboli cedendo". Intendevano dominarli "senza spreco di energia": era dunque "nell'interesse della loro salvezza sottomettersi".


Non so se in Ucraina accadrà proprio questo. Ma a differenza che nelle guerre antiche - dove il vinto che rifiutava la logica della forza veniva semplicemente sterminato - oggi chi non vorrà essere suddito o vittima può cercarla altrove, quella salvezza. E le migliaia di civili che le riprese dai droni o le fotografie scattate tra la folla mostrano incolonnate nelle automobili, dirette a occidente verso le frontiere di Polonia, Slovacchia, Ungheria, Moldavia e Romania, le uniche ancora aperte (gli ucraini sono circondati: parola desueta, che rimanda a battaglie d'altri tempi, ma necessaria, e basta guardare una carta geografica per capirlo) - la cercheranno in Eutopia.


I Paesi del gruppo di Visegrad che in questi anni hanno negato di aderire alla redistribuzione dei migranti africani e asiatici (appartenenti, nell'implicita valutazione, a un'umanità minore), la chiederanno per gli ucraini, perché come gli alleati che non soccorsero i Meli "giudicano onesto ciò che è loro gradito, e il loro interesse chiamano giustizia". E nonostante la fresca mancanza di reciprocità, l'avranno e dovranno averla da noi altri, perché Europa ha dimostrato la sua debolezza strategica, politica, militare, energetica, e le resta solo la supremazia morale di Eutopia, appunto.


Nel mondo ideale dovrebbe dare il passaporto europeo a tutti i rifugiati del mondo, in modo che quando questi ritorneranno nei loro Paesi, i suoi cittadini siano ovunque - per poterli difendere, ed essere da loro difesa. Nel mondo reale, non dubitiamo che sarà più facile per noi europei e i nostri rappresentanti essere solidali con gli ucraini, fratelli, bianchi, cristiani, talmente simili a noi da essere il nostro riflesso angoscioso (ci potrebbe succedere la stessa cosa? I polacchi, i baltici e gli ungheresi lo sanno, noi ancora no).


Predisponiamoci dunque ad accogliere gli esuli - le donne, i bambini e i vecchi che riusciranno ad andarsene. Dimostriamo loro che l'impressione atroce della settimana scorsa, di rivivere il déjà vu dei giorni della conferenza di Monaco 1938, è un'illusione ottica; che non faremo come i nostri nonni (tollerare gli abusi della forza soverchiante e voltarci dall'altra parte nell'ingenua speranza di salvarci); che non ammainiamo la bandiera del diritto delle genti. Non è l'unica che ci resta: però, nel sinistro e autocratico mondo di domani che si sta delineando, è quella giusta.