La supplenza di Mattarella
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniSergio Mattarella è passato in pochi giorni dalla prospettiva di un meritato riposo dopo un settennato difficile al ritorno in carica con tanto di conflitto bellico internazionale. Uno scenario imprevisto che ha comunque contribuito ad aumentare il sollievo per la conferma di Mattarella al Quirinale. Al capo dello Stato si deve ora anche la gratitudine per aver speso le parole più alte e giuste sull’invasione russa dell’Ucraina. Parole che non sono servite solo a inquadrare il dovere morale di una presa di posizione senza ambiguità e senza ignavia contro la sfida alle democrazie e al diritto internazionale, ma anche a mondare la politica italiana delle assurde - si spera superate - simpatie putiniane di alcuni dei principali partiti, uno dei quali, la Lega di Matteo Salvini, fa parte della maggioranza di governo.
Sebbene la guerra abbia cambiato le priorità di tutti i Paesi, Mattarella non ha rimosso i temi che ha voluto sollevare nel discorso…
Sergio Mattarella è passato in pochi giorni dalla prospettiva di un meritato riposo dopo un settennato difficile al ritorno in carica con tanto di conflitto bellico internazionale. Uno scenario imprevisto che ha comunque contribuito ad aumentare il sollievo per la conferma di Mattarella al Quirinale. Al capo dello Stato si deve ora anche la gratitudine per aver speso le parole più alte e giuste sull’invasione russa dell’Ucraina. Parole che non sono servite solo a inquadrare il dovere morale di una presa di posizione senza ambiguità e senza ignavia contro la sfida alle democrazie e al diritto internazionale, ma anche a mondare la politica italiana delle assurde - si spera superate - simpatie putiniane di alcuni dei principali partiti, uno dei quali, la Lega di Matteo Salvini, fa parte della maggioranza di governo.
Sebbene la guerra abbia cambiato le priorità di tutti i Paesi, Mattarella non ha rimosso i temi che ha voluto sollevare nel discorso in Parlamento con il quale si è insediato al Colle per il bis. Ieri è stato protagonista di una visita a Corviale, periferia sud ovest di Roma, un quartiere tristemente noto per la sua architettura distopica, un chilometro di cemento che nelle intenzioni dei suoi creatori avrebbe dovuto ospitare appartamenti, servizi e commerci in una palazzo–città ideale e che si è invece da subito trasformato in un falansterio senza bellezza e senza speranze: uno dei simboli più potenti delle nostre periferie abbandonate al loro destino, raccontato anche da molti libri e film. «Dignità», la parola più pronunciata da Mattarella nel suo discorso, non era solo un efficace mantra oratorio. Vuole essere, in questo suo secondo mandato, missione e testimonianza, presenza fisica nei luoghi della fatica, della disillusione, della sofferenza. Non a caso la sortita a Corviale segue di poche ore quella a Norcia, territorio che ancora porta i segni del terremoto, quelli fisici e quelli immateriali.
Qualcuno, dopo aver ascoltato le parole del capo dello Stato in Parlamento, ha ipotizzato il varo di una sorta di agenda Mattarella in Parlamento, l’idea cioè di provare a dare un seguito concreto alle tante emergenze che non hanno trovato nel legislatore una risposta pronta e adeguata. Lodevole, seppure un po’ sgrammaticato. Non può essere del Quirinale l’impronta programmatica di una legislatura e tanto meno di questo suo ultimo sgangherato scorcio. La vera agenda Mattarella è invece la sua testimonianza fisica sui luoghi dove più c’è da fare, la volontà di riportare le istituzioni davvero vicine ai cittadini, forse il proposito più dichiarato e meno praticato dell’ultimo ventennio di politica nazionale. Un esempio che le forze politiche stentano a seguire non tanto per cattiva fede quanto perché sempre più ridotte a nomenclature senza più aggancio reale con i territori. Un fenomeno in parte fisiologico, comune a molte delle democrazie liberali sotto attacco del sovranismo e delle autocrazie, e in parte degenerato in Italia più che altrove grazie a leggi elettorali che negli anni sono cambiate conservando però la caratteristica più deleteria (e gradita alle segreterie): parlamentari eletti per nomina dei rispettivi leader, garantiti da posti blindati e ormai del tutto ignari di quella qualità della vecchia politica che era la ricerca del consenso nel Paese reale, nei quartieri, nei distretti industriali, nei condomìni. Un obiettivo perseguibile solo consumando la suola delle scarpe, non rituittando le facezie dei leader. C’è da augurarsi che quella di Mattarella non sia solo l’ennesima supplenza ma un esempio capace di ispirare un cambio di stagione. Dopo una pandemia e una guerra nel cuore dell’Europa, è una vera urgenza.