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Ue, accogliamo l'Ucraina

(reuters)
La risposta all'aggressione russa
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Caro direttore, se insieme alle carte geografiche e le animazioni che raccontano il conflitto potessimo creare una mappa con le parole più indicate per descrivere il momento che viviamo, sicuramente l’aggettivo “cruciale” utilizzato dal presidente Zelensky sarebbe la sintesi perfetta e sovrapponibile a ciò che queste ore stanno consegnando alla Storia. Siamo ad un crocevia e l’unica opzione che non è contemplata è non scegliere.


La caparbia resistenza ucraina non può essere un alibi né per le nostre coscienze né per attendere inermi che gli eventi superino le nostre capacità di reazione. Per noi europei il nodo, di fondo, resta la nostra politica estera e di difesa comune, nell’urgenza della richiesta di adesione all’Unione Europea avanzata dal legittimo governo ucraino. Le crisi di questi ultimi anni, fino all’ultima pandemica, ce l’hanno insegnato con nettezza: distinguere l&rsq…

Caro direttore, se insieme alle carte geografiche e le animazioni che raccontano il conflitto potessimo creare una mappa con le parole più indicate per descrivere il momento che viviamo, sicuramente l’aggettivo “cruciale” utilizzato dal presidente Zelensky sarebbe la sintesi perfetta e sovrapponibile a ciò che queste ore stanno consegnando alla Storia. Siamo ad un crocevia e l’unica opzione che non è contemplata è non scegliere.


La caparbia resistenza ucraina non può essere un alibi né per le nostre coscienze né per attendere inermi che gli eventi superino le nostre capacità di reazione. Per noi europei il nodo, di fondo, resta la nostra politica estera e di difesa comune, nell’urgenza della richiesta di adesione all’Unione Europea avanzata dal legittimo governo ucraino. Le crisi di questi ultimi anni, fino all’ultima pandemica, ce l’hanno insegnato con nettezza: distinguere l’emergenza e la prospettiva sarebbe errore fatale. Il corso della Storia impone scosse per necessità alle architetture istituzionali, alle previsioni economiche, alla natura stessa del processo d’integrazione europeo, che diventa così carne viva del compiersi delle relazioni internazionali e dello stare al mondo. Chi credeva che questo potesse avere un’evoluzione lineare, dovrà ravvedersi: l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea è all’ordine del giorno, nell’urgenza quanto nella prospettiva.

 

La contemporaneità sta dimostrando in tutta la sua drammatica essenza di quante varietà è composto ciò che classifichiamo come guerra: dai vecchi strumenti di propaganda e di disinformazione a quelli che corrono lungo le fibre del mondo e le vie commerciali, fino agli stivali russi delle invasioni di fanteria, è in corso “la terza guerra mondiale a pezzi” come ha ammonito Papa Francesco. Nonostante la natura frammentata del conflitto globale le risposte che devono giungere dovranno essere più unitarie che mai: dall’alleanza sempre più strutturale tra gli Stati membri dell’Ue e le nazioni libere del mondo all’urgenza di dotare questa alleanza di strumenti flessibili in base alle necessità di difesa e di sostegno ai Paesi aggrediti. Le sanzioni comminate alla Russia in maniera graduale ma crescente ne sono un esempio chiaro. Isolare la Russia non è un modo come un altro per evitare l’impegno diretto nel conflitto, ma è il primo e significativo atto per riaffermare i principi giuridici che regolano le relazioni tra nazioni. Non è da intendersi come una politica di contenimento: in un’economia che vive solo grazie alle connessioni globali, è piuttosto uno dei possibili campi di conflitto esecutivo, un’azione di manifesta e non ordinaria ostilità. Significativa, ma non sufficiente, come fin troppo presto abbiamo avuto prova. Bene ha fatto, tra i primi, il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta a rilevarlo.

 

Nelle prossime ore il sostegno militare effettivo, con armamenti, mezzi, risorse, condivisione di informazioni di intelligence sarà essenziale per la resistenza ucraina e per ridurre le pretese di potenza globale di Putin. Così come è fuor di dubbio, e bene ne ha scritto Gianni Vernetti sulle pagine di questo quotidiano, che l’avvio della procedura di adesione dell’Ucraina nell’Unione Europea sarà a pieno titolo parte del conflitto e della sua possibile soluzione. Dobbiamo tutti definitivamente ricrederci, l’allargamento dell’Europa è stato essenziale anche per la difesa dei Paesi del nucleo originario della Cee. Ha segnato, pur tra non pochi ostacoli, la definitiva chiusura della Guerra Fredda. Ciò che oggi accade a Kiev, sarebbe impensabile a Praga o Budapest. Potremmo dire lo stesso se non avessimo avuto in quel tempo, quel coraggio?


Le condizioni purtroppo sono molto diverse ma di una cosa, ad ogni modo, sono certa: la richiesta di un popolo libero, vicino e amico che resiste fieramente ad un’aggressione militare di un autarca, che ha perso il controllo anche dei propri folli disegni egemonici, non può essere disattesa.
Non può restare nella pila di richieste che attendono l’avvio dell’istruttoria.

L’autrice è Vicepresidente del Parlamento Europeo