L'arma delle sanzioni contro la Russia
di Alessandro De Nicola , di Alessandro De Nicola"Noi tireremo dritto/se pur la Lega ci taglieggia il vitto/ Questa è l'Italia, un popolo poeta/ crede e combatte fisso alla sua meta/ ed obbedisce, se obbedir non è viltà". Questa l'ultima strofa di Noi tireremo dritto, canzonetta fascista contro "le inique sanzioni" che la Lega delle Nazioni inflisse all'Italia per punire la criminale invasione dell'Etiopia nel 1935. Negli ultimi cento anni le sanzioni internazionali sono diventate uno strumento sempre più utilizzato tal che il presidente americano Wilson, considerandole un'alternativa all'uso della forza, le definì un "pacifico, silenzioso e mortale rimedio" alle violazioni del diritto internazionale.
Oggi che l'Occidente reagisce all'altrettanto criminale invasione dell'Ucraina da parte della Russia, alcuni si chiedono se si stia veramente utilizzando un pacifico, silenzioso e mortale rimedio oppure se l'embargo non sia un'…
"Noi tireremo dritto/se pur la Lega ci taglieggia il vitto/ Questa è l'Italia, un popolo poeta/ crede e combatte fisso alla sua meta/ ed obbedisce, se obbedir non è viltà". Questa l'ultima strofa di Noi tireremo dritto, canzonetta fascista contro "le inique sanzioni" che la Lega delle Nazioni inflisse all'Italia per punire la criminale invasione dell'Etiopia nel 1935. Negli ultimi cento anni le sanzioni internazionali sono diventate uno strumento sempre più utilizzato tal che il presidente americano Wilson, considerandole un'alternativa all'uso della forza, le definì un "pacifico, silenzioso e mortale rimedio" alle violazioni del diritto internazionale.
Oggi che l'Occidente reagisce all'altrettanto criminale invasione dell'Ucraina da parte della Russia, alcuni si chiedono se si stia veramente utilizzando un pacifico, silenzioso e mortale rimedio oppure se l'embargo non sia un'arma a doppio taglio o comunque poco efficace.
Andiamo con ordine. Mentre nel passato le sanzioni precedevano o erano contemporanee allo sforzo bellico (si pensi all'embargo napoleonico nei confronti della Gran Bretagna), attualmente sono spesso mirate e usate alternativamente alla guerra per imporre un determinato comportamento relativo alla politica estera o interna (ad esempio violazione di diritti umani) di uno Stato. Peraltro, la punizione può servire da deterrente per mosse future, come atto simbolico della posizione di un Paese o per indebolire un avversario.
Naturalmente, sull'assunto che il commercio internazionale è benefico per tutte le parti in causa, qualsiasi forma di embargo ha conseguenze negative per il boicottato e per il boicottante e quindi si deve ragionare in termini relativi: qual è il modo di infliggere il massimo danno al Paese sanzionato minimizzando le perdite per il proprio?
Negli ultimi anni gli studi economici in materia sono stati abbondanti e in uno dei più recenti (Kavakli, Chatagnier e Hatipoglu, 2020) si cerca di riassumere gli studi empirici fin qui effettuati e di fornire un quadro teorico.
Il primo assioma è che tanto più facilmente i Paesi sanzionanti possono sostituire le esportazioni del Paese boicottato tanto più le sanzioni hanno possibilità di successo e viceversa se il Paese sanzionato può facilmente sostituire le importazioni di quelli che adottano l'embargo (tramite autarchia o fornitori alternativi) tanto meno le sanzioni saranno efficaci. In altre parole, il potere di mercato è importante.
Un'altra ipotesi riguarda la varietà delle esportazioni: tanto meno sono i prodotti che lo Stato sanzionato esporta, tanto più il loro blocco dovrebbe infliggere danni. Tuttavia, mentre il primo assunto è confermato dalle rilevazioni empiriche, il secondo pare non funzionare con gli Stati autoritari, più resilienti rispetto a quelli democratici.
Per fare un esempio concreto, il settore dove i Paesi occidentali hanno maggior potere di mercato è quello finanziario e quindi è sensato prendere di mira oligarchi, banche e istituzioni finanziarie russe o agitare l'arma dell'esclusione dal sistema Swift. E, per quanto la Russia sia una società abbastanza chiusa, un altro punto di forza dell'Occidente è il soft power.
Paradossalmente, la popolazione russa si accorgerà più di essere esclusa dalle competizioni sportive o artistiche o di non poter più accedere all'intrattenimento euro-americano o di non poter prendere l'Aeroflot per Parigi piuttosto che di doversi comprare lavastoviglie cinesi invece che italiane. D'altra parte, la Russia detiene un potere di mercato per un prodotto specifico, il gas, vera spada di Damocle sulle politiche occidentali.
Infine, vi è un elemento intangibile, l'analisi controfattuale e delle esternalità negative future, da tenere in considerazione. Escludendo che l'alternativa alle sanzioni sia l'entrata in guerra, se i Paesi democratici si limitassero a mandare note diplomatiche di protesta quale sarebbe poi il comportamento di Mosca o delle nazioni minacciate dal Cremlino? Come classifichiamo nel bilancio dare/avere una possibile aggressione nei confronti della Finlandia? E senza le sanzioni nei confronti dell'Iran (uno degli esempi più efficaci di applicazione) quali sarebbero stati i costi di avere gli ayatollah con la bomba atomica?
Insomma, le sanzioni non sono sempre efficaci, né prive di costi. Un po' come la democrazia, in molte situazioni sono però la soluzione peggiore escluse tutte le altre.