Si sa ancora poco dell'obiettivo politico finale che il presidente Putin sta inseguendo con la guerra ucraina. Un po' più definita appare la sua strategia militare, anche tenendo in conto che nella visione di Mosca la potenza militare è strumento legittimo al servizio della politica estera. Già l'intervento russo in Siria ha dimostrato che la loro dottrina è evoluta in questa direzione, andando di pari passo con l'ammodernamento delle Forze Armate che ha portato i russi ad investire nel militare, nell'ultimo decennio ed in termini percentuali, più di quasi qualsiasi altro Paese al mondo. La dottrina russa applicata in Ucraina è, per così dire, un ibrido della guerra ibrida, basata su una superiorità militare schiacciante con offensive da nord, est e sud, nelle quali i russi hanno sfruttato sia le aree controllate dai separatisti in Donetsk e Luhansk che l'alleato bielorusso per entrare nel Paese e puntare …
Si sa ancora poco dell'obiettivo politico finale che il presidente Putin sta inseguendo con la guerra ucraina. Un po' più definita appare la sua strategia militare, anche tenendo in conto che nella visione di Mosca la potenza militare è strumento legittimo al servizio della politica estera. Già l'intervento russo in Siria ha dimostrato che la loro dottrina è evoluta in questa direzione, andando di pari passo con l'ammodernamento delle Forze Armate che ha portato i russi ad investire nel militare, nell'ultimo decennio ed in termini percentuali, più di quasi qualsiasi altro Paese al mondo. La dottrina russa applicata in Ucraina è, per così dire, un ibrido della guerra ibrida, basata su una superiorità militare schiacciante con offensive da nord, est e sud, nelle quali i russi hanno sfruttato sia le aree controllate dai separatisti in Donetsk e Luhansk che l'alleato bielorusso per entrare nel Paese e puntare su Kiev e sulle altre città maggiori. Il tutto accompagnato da attacchi cyber mirati ad indebolire la resilienza ucraina, da profferte sul piano diplomatico, dalla spiralizzazione della minaccia contro l'Ucraina ed i suoi sostenitori occidentali, dalla occupazione dello spazio informativo e dal tentativo di compattamento del proprio fronte interno. Il nocciolo duro dell'approccio resta l'uso della forza ai fini politici e diplomatici, incurante dei "danni collaterali" (leggasi vittime civili) che essa comporta.
Giunti a quasi una settimana dal suo avvio la guerra non sembra andare, a quanto è dato sapere, esattamente secondo i progetti del Cremlino anche scontando alcune incongruenze sul piano militare che restano da spiegare. Le truppe russe ammassate sulla frontiera alla vigilia dell'invasione erano stimate attorno alle duecentomila unità, rafforzate da circa trentacinquemila uomini delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk. Numero notevole, ma insufficiente se si hanno mire su tutto il territorio di un Paese dell'estensione dell'Ucraina che conta su circa duecentodieci mila tra soldati, marinai ed avieri, oltre centomila unità paramilitari e circa novecentomila riservisti (molti dei quali si stanno affrettando a rientrare in servizio attivo). Tanto più che la dottrina prevalente è che l'aggressore deve poter contare su un vantaggio numerico di almeno tre a uno, eccezion fatta per un esercito che abbia un notevole vantaggio tecnologico sul nemico (esempio: gli americani in Iraq). L'intelligence americana, che fin ad ora ci ha preso, ha inoltre stimato che poco più di un terzo delle forze di terra russe schierate sul confine erano state impiegate sul territorio ucraino fino ad un paio di giorni fa. Tra di esse alcune sono unità non ancora toccate dal programma di riarmo ed ammodernamento, quindi meno efficaci, ma comunque impiegabili. Ciò sta cambiando.
Tra martedì e mercoledì la percentuale d'impiego sarebbe salita ad oltre il settantacinque per cento, con le forze russe che sembrano aver superato i problemi logistici e di rifornimento finora incontrati e che in queste ore si sono ammassate attorno a Kiev e Kharkiv, oggetto di pesanti bombardamenti missilistici ed aerei nonostante le difese antiaeree ucraine siano ancora in buona efficienza, a differenza dell'aeronautica che fonti intelligence ritengono fortemente deteriorata. Le previsioni per i prossimi giorni sono di una intensificazione della campagna aerea e di attacchi di unità terrestri più massicci, a livello di battaglione e non più di compagnia, anche per contenere le crescenti perdite che gli ucraini stanno infliggendo alle unità russe. Si ipotizza anche un possibile attacco su Mariupol, nel sudest del Paese, nonché l'entrata in Ucraina di unità addizionali provenienti dal confine bielorusso e una possibile nuova direttrice di avanzata verso le regioni occidentali del Paese anche per tagliare le linee di rifornimento agli ucraini dall'estero. Tutto punta a offensive, nelle prossime ore e giorni, sulle città a partire da Kiev, con il rischio di un alto numero di vittime civili che i russi devono aver messo in conto, anche sullo sfondo dei colloqui bilaterali avviati da poco e che dovrebbero riprendere oggi (a cui si stanno interessando anche i cinesi). Ed in vista dei quali, secondo il calcolo russo, una maggiore pressione sulle città, con il prezzo in vite civili ucraine che essa comporterebbe, metterebbe in una posizione insostenibile Zelensky, il suo governo e le forze ucraine che peraltro non danno segno di cedimento.
C'è poi da chiedersi se i russi prevedano di utilizzare ulteriori forze rispetto a quelle già ammassate attorno all'Ucraina; una operazione pianificata con la meticolosità di quella in atto non può non prevedere come possibile scenario quello di una escalation programmata e progressiva, che porterebbe ad aprire una nuova fase di una guerra che Putin non può permettersi di perdere.