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Guerra in Ucraina, così nasce la difesa comune Ue

Bruxelles, la bandiera ucraina sventola accanto a quella europea in segno di solidarietà (ansa)

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Il conflitto ha costretto gli Stati dell’Unione europea a comportarsi come un’unica potenza politica, anche sul piano militare
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Con l'invasione dell'Ucraina, l'attacco di Putin alle democrazie ha cambiato in pochi giorni il Dna dell'Europa molto più di quanto abbiano fatto trent'anni di discussioni sulla necessità di una politica estera e di difesa comune. Di colpo, divisioni che apparivano insanabili tra anti-russi e filo-russi, tra fautori del dialogo con Mosca e propugnatori della fermezza, tra sovranisti e federalisti sono evaporate al frastuono delle bombe su Kiev.

Venti Paesi europei hanno deciso di mandare armi leggere e pesanti che uccideranno i soldati di Putin in Ucraina. Tra questi ci sono la Svezia neutrale, la Germania pacifista che ora si riarma, l'Italia ostaggio del gas russo, perfino il microscopico Lussemburgo che non possiede forze armate. L'Unione europea spenderà mezzo miliardo di un "fondo per la pace", nome ereditato dal vecchio genoma pacifista, nell'acquisto di altre armi per alimentare la resistenza di Kiev. Un gesto senz…

Con l'invasione dell'Ucraina, l'attacco di Putin alle democrazie ha cambiato in pochi giorni il Dna dell'Europa molto più di quanto abbiano fatto trent'anni di discussioni sulla necessità di una politica estera e di difesa comune. Di colpo, divisioni che apparivano insanabili tra anti-russi e filo-russi, tra fautori del dialogo con Mosca e propugnatori della fermezza, tra sovranisti e federalisti sono evaporate al frastuono delle bombe su Kiev.

Venti Paesi europei hanno deciso di mandare armi leggere e pesanti che uccideranno i soldati di Putin in Ucraina. Tra questi ci sono la Svezia neutrale, la Germania pacifista che ora si riarma, l'Italia ostaggio del gas russo, perfino il microscopico Lussemburgo che non possiede forze armate. L'Unione europea spenderà mezzo miliardo di un "fondo per la pace", nome ereditato dal vecchio genoma pacifista, nell'acquisto di altre armi per alimentare la resistenza di Kiev. Un gesto senza precedenti, su cui nessun governo ha sollevato obiezioni.

Le sanzioni progressive che sono state varate a cascata in soli tre giorni superano per durezza e aggressività qualsiasi ipotesi venisse ventilata prima dell'invasione e stanno colpendo il Cremlino più di quanto si aspettasse. I gravi costi che questa scelta comporterà per molti Paesi europei (tra cui l'Italia) passano in secondo piano di fronte al pensiero che i prossimi a dover trascorrere la notte nelle metropolitane di Parigi, Milano o Berlino potremmo essere noi.

Gli europei non sono in guerra. Ma si sentono in guerra per la prima volta dopo sette decenni. E, per la prima volta nella loro storia plurimillenaria, reagiscono come un solo popolo, da Varsavia a Lisbona, da Nicosia a Copenaghen. Questo non era mai successo. È una tempesta emotiva, quella che Putin ha scatenato in Europa. Ma è anche una tempesta culturale che sta rapidamente modificando l'identità stessa dell'Ue.

L'Unione europea era nata come alternativa alla guerra che per due volte in un secolo aveva dilaniato il Continente. Nonostante l'articolo 42 del Trattato preveda una clausola di difesa comune (che Ursula von der Leyen sembra aver dimenticato quando propone l'ingresso dell'Ucraina in guerra nella Ue), la ragione sociale della costruzione comunitaria è stata per oltre mezzo secolo proprio quella di cancellare i conflitti dal Continente. L'utopia pacifista era scolpita nel patrimonio genetico dell'Europa fin dai tempi degli accordi tra Schuman e Adenauer e della nascita della Comunità del carbone e dell'acciaio. Questo ha reso fino ad ora difficili, se non impossibili, tutti gli sforzi razionalmente tesi a creare una capacità comune di difesa.

Sarebbe utile, oggi, ricordare il discorso di addio pronunciato da un Mitterrand morente al Parlamento europeo nel 1995: "Occorre vincere la nostra storia - disse riferendosi alle due guerre mondiali - perché se non ci riusciamo s'imporrà una regola: il nazionalismo è la guerra! La guerra non è solo il nostro passato, può essere il nostro avvenire".

Adesso che il nazionalismo russo, figlio del dispotismo e della democrazia violentata, rende profetico il discorso del presidente francese, l'Europa si accorge che la minaccia non è più al proprio interno ma alle porte di casa. E scopre anche di avere una capacità di reazione, di unità e di orgoglio che non sapeva di possedere. L'Europa di ieri guardava alla pace. Quella di oggi è costretta a vedere la guerra. Dove potrebbe portare questa svolta?

L'agenda politica pre-invasione prevedeva entro marzo l'approvazione dello strategic compass, la "bussola strategica" che dovrebbe definire i prossimi passi verso la nascita di una difesa comune. Gli elementi principali del progetto sono la creazione di una forza europea di intervento rapido forte di 5 mila uomini e una scappatoia per aggirare il diritto di veto affidando la gestione di questa forza solo ai Paesi che decideranno di parteciparvi. È verosimile che la proposta venga approvata. Ma quell'idea era figlia dell'impotenza dimostrata dagli europei in occasione dell'umiliante evacuazione dall'Afghanistan. In pochi mesi, tutto è cambiato.

La guerra in Ucraina ha costretto l'Europa a comportarsi come una vera potenza politica. Miracolosamente, finora c'è riuscita. Difficile pensare che, nel medio e lungo termine, la sua "bussola strategica" si limiti a qualche timido balbettio e non si adegui al nuovo ruolo e alla nuova identità che la drammaticità degli eventi le hanno imposto.