Secondo Woodrow Wilson, presidente Usa ai tempi della prima guerra mondiale, le sanzioni economiche avrebbero da quel momento in poi sostituito le guerre. La Storia ovviamente gli ha dato torto. Ma la Storia non è una insegnante infallibile. Il dibattito storico su "le sanzioni funzionano o no?" continuerà all'infinito, perché efficacia nel colpire l'economia ed efficacia nel cambiare i comportamenti dei governi sono due cose diverse, e dipendono in gran parte da chi sta dall'altra parte. Se lo vuole davvero, l'Occidente può certamente rovinare la già disastrata economia russa, anche senza rinunciare alle importazioni di gas e petrolio. Ma non è affatto detto che questo sia sufficiente a dissuadere un dittatore probabilmente alienato dalla realtà dal perseguire una politica suicida per il proprio Paese.
Con questa premessa, è importante provare a fare chiarezza su che effetti economici potrebbero avere l…
Secondo Woodrow Wilson, presidente Usa ai tempi della prima guerra mondiale, le sanzioni economiche avrebbero da quel momento in poi sostituito le guerre. La Storia ovviamente gli ha dato torto. Ma la Storia non è una insegnante infallibile. Il dibattito storico su "le sanzioni funzionano o no?" continuerà all'infinito, perché efficacia nel colpire l'economia ed efficacia nel cambiare i comportamenti dei governi sono due cose diverse, e dipendono in gran parte da chi sta dall'altra parte. Se lo vuole davvero, l'Occidente può certamente rovinare la già disastrata economia russa, anche senza rinunciare alle importazioni di gas e petrolio. Ma non è affatto detto che questo sia sufficiente a dissuadere un dittatore probabilmente alienato dalla realtà dal perseguire una politica suicida per il proprio Paese.
Con questa premessa, è importante provare a fare chiarezza su che effetti economici potrebbero avere le sanzioni. Oggi ci occupiamo di una parte delle sanzioni finanziarie, quelle sulle banche russe.
È importante notare che la Ue e gli Usa hanno adottato due approcci differenti. La Ue esclude alcune banche (dovrebbero essere 15, ma la lista non è ancora stata annunciata) dal circuito Swift. Questo è un sistema di messaggistica, come un whatsapp tra banche, che garantisce identificazione e riservatezza, cui hanno aderito migliaia di banche nel mondo: quando una banca russa vuole fare un trasferimento a una banca europea per pagare una importazione russa, anziché ricorrere a un fax o una email, Swift "mette in contatto" le due banche in modo standardizzato e autenticato. La stessa cosa avviene tra banche russe.
L'effettivo trasferimento dei fondi avviene al di fuori di Swift, quindi in teoria una esclusione da Swift non impedisce alle banche russe di operare con quelle europee; tuttavia, di fatto questo è il risultato, perché le banche non russe non si fiderebbero di metodi più complessi e meno sicuri, e perché potrebbero temere aggirando il blocco di Swift di venire in futuro limitate nella loro operatività da un lato o dall'altro dell'Atlantico. È quanto accaduto nel 2014 quando l'esclusione del Credit Agricole dall'operatività negli Stati Uniti per avere violato le sanzioni contro Iran, Sudan e altri Paesi indusse molte altre banche europee ad azzerare le transazioni con questi Paesi anche se questo non era stato loro espressamente richiesto.
Ci si chiede spesso se esistono reti alternative allo Swift. La risposta è: di fatto no. Dal 2014 la banca centrale russa ha sviluppato un sistema di messaggistica domestico, che attualmente veicola il 20 per cento del traffico interno e potrebbe smistarlo tutto in tempi brevi. Per le transazioni internazionali c'è un sistema cinese, che ha incontrato l'interesse di alcuni Paesi asiatici, ma non potrebbe realisticamente sostituire Swift.
È importante sottolineare che l'esclusione da Swift riguarda un'intera banca: non è possibile escludere solo certe operazioni (per esempio quelle non energetiche). È per questo che Gazprombank, la principale condotta per il commercio energetico, finora non è stata colpita. Al tempo stesso per un'azienda russa è difficile aggirare l'esclusione da Swift della sua banca rivolgendosi ad un'altra banca, perché spesso la relazione di un'azienda con una banca è complessa e articolata. Inoltre, lo spostamento di grandi volumi di pagamenti su banche non soggette al blocco potrebbe portare all'estensione del blocco anche a quest'ultime. Tuttavia si hanno notizie di aziende russe che stanno aprendo conti con Gazprombank per aggirare il probabile blocco della propria banca.
L'approccio Usa è stato in parte diverso. Invece di affidarsi solo all'esclusione da Swift, gli Usa proibiscono qualsiasi transazione e congelano ogni asset di una lista precisa di banche, incluse le banche principali: Vsb, Pbd (legata alla difesa), Vtb e Sberbank (queste ultime due con il 75 per cento degli asset bancari totali russi), più una sessantina di loro sussidiarie. Restano escluse però le transazioni legate a gas e petrolio.
Ci sono pro e contro nei due approcci. Quello Usa è probabilmente più efficace perché va alla radice del problema, e non mina la fiducia nel sistema Swift, che è una rete cooperativa basata esclusivamente sulla fiducia. Il difetto è che si applica solo a cittadini, aziende e banche americane. L'esclusione dallo Swift di fatto impedisce a qualunque banca, anche non appartenente al blocco antirusso, di fare transazioni con banche russe. Diverso il caso se tutti i Paesi del blocco antirusso adottassero le stesse restrizioni poste in essere negli Stati Uniti.
Difficile prevedere quanto sia efficace di per sé l'esclusione dallo Swift di 15 banche, e quanto sarà aggirata. In teoria, se estesa a tutte le banche russe eccetto quelle legate a petrolio e gas, e tutti i Paesi prendessero provvedimenti come quelli Usa, sarà molto difficile per la Russia importare ed esportare, ad eccezione di gas e petrolio. Inoltre, sarebbe molto difficile per le aziende e le stesse banche rifinanziare i propri debiti in dollari ed euro, di cui circa 135 miliardi scadono quest'anno. Ma il vero colpo di grazia all'economia russa lo daranno probabilmente i provvedimenti contro la banca centrale, di cui parleremo prossimamente.