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La trincea del Palazzo di vetro

(ansa)

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L'Onu e l'attacco alla centrale atomica
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L’errore commesso da Putin attaccando la centrale nucleare di Zaporizhzhia, l’ennesimo dall’inizio della crisi ucraina, è doppio. Primo, perché lo confina sempre più fuori dalla legalità internazionale, nel territorio dei crimini di guerra; secondo, perché apre la porta alle organizzazioni multilaterali nel conflitto, complicando la sua offensiva militare e spingendo la Russia nell’angolo dell’isolamento globale ormai quasi completo.


Ogni volta che scoppia una crisi di questa gravità, soprattutto in Italia, ci sono sempre i grilli parlanti che chiedono dove sia l’Onu, come se il segretario generale potesse svegliarsi la mattina e ordinare ai caschi blu di invadere un Paese membro per rimetterlo al suo posto, o tentare mediazioni pubbliche non volute dagli Stati che lo coprirebbero solo di ridicolo. In genere sono persone che non hanno mai messo piede nel Palazzo di Vetro, e quindi non hanno idea di come fu…

L’errore commesso da Putin attaccando la centrale nucleare di Zaporizhzhia, l’ennesimo dall’inizio della crisi ucraina, è doppio. Primo, perché lo confina sempre più fuori dalla legalità internazionale, nel territorio dei crimini di guerra; secondo, perché apre la porta alle organizzazioni multilaterali nel conflitto, complicando la sua offensiva militare e spingendo la Russia nell’angolo dell’isolamento globale ormai quasi completo.


Ogni volta che scoppia una crisi di questa gravità, soprattutto in Italia, ci sono sempre i grilli parlanti che chiedono dove sia l’Onu, come se il segretario generale potesse svegliarsi la mattina e ordinare ai caschi blu di invadere un Paese membro per rimetterlo al suo posto, o tentare mediazioni pubbliche non volute dagli Stati che lo coprirebbero solo di ridicolo. In genere sono persone che non hanno mai messo piede nel Palazzo di Vetro, e quindi non hanno idea di come funzioni. Quella di Zaporizhzhia però potrebbe diventare una drammatica occasione per fare chiarezza, porre Mosca davanti alle proprie colpe, e soprattutto dare ai Paesi membri la copertura politica e legale per prendere qualunque iniziativa utile a fermare l’aggressione.


Aprendo il dibattito di ieri al Consiglio di Sicurezza, la sottosegretaria generale per gli affari politici DiCarlo ha accusato la Russia di aver violato la Convenzione di Ginevra, in particolare l’articolo 56 dell’Additional Protocol I, che vieta di trasformare le centrali nucleari in obiettivi militari. Per questa ragione, l’ambasciata Usa in Ucraina ha detto che l’attacco di Zaporizhzhia è un crimine di guerra. Il rappresentante russo all’Onu Nebenzya si è difeso sostenendo che a cominciare lo scontro sono stati gli ucraini, ma ciò è irrilevante, ammesso che non sia l’abituale bugia, per la semplice ragione che l’invasione ordinata da Putin è illegale e quindi i suoi militari non hanno alcuna giustificazione per trovarsi là.


Il potere di veto ottenuto da Mosca alla fondazione come Paese vincitore della Seconda guerra mondiale le consente di bloccare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, e quindi l’invio dei caschi blu. Questa è insieme la debolezza dell’Onu, perché può paralizzare il suo organismo che ha la responsabilità principale per mantenere la pace, ma anche la sua forza, perché quando autorizza interventi come quello della Guerra del Golfo, dietro c’è davvero il peso dell’intera comunità internazionale. Sarebbe meglio se il veto non esistesse, ma senza è assai probabile che le grandi potenze lascerebbero il Palazzo di Vetro, proprio per non correre il rischio di essere sottoposte a provvedimenti con forza legale da parte della maggioranza degli altri membri. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica però ha il diritto di condurre ispezioni, che – come ha sottolineato ieri il direttore Grossi – avrebbero sì una natura tecnica, ma porterebbero comunque il personale Onu nel mezzo dei combattimenti, magari anche a raccogliere le immagini dell’attacco russo registrare dalle telecamere della sicurezza.


Putin può continuare a fare il muro di pietra e spacciare propaganda, ma il suo isolamento internazionale aumenta ad ogni orrore, acquistando anche una rilevanza legale, che senza il Palazzo di Vetro non esisterebbe. Già la risoluzione approvata mercoledì dall’Assemblea Generale, pur essendo una condanna politica, legittima nello stesso tempo anche tutte le iniziative che i Paesi membri prenderanno per riportare la pace, dalle sanzioni economiche alle forniture di armi a Kiev. Ora però si aggiunge l’accusa di crimini di guerra, basata sulla Convenzione di Ginevra, che potrebbe concludersi col processo di Vladimir. Magari questo non basterà a bloccare subito i carri armati, ma rafforza la mano di chi cerca di fermare Putin dall’esterno e dall’interno della Russia, indicando la procedura per una resa dei conti che la Storia non mancherà di esigere. L’ex segretario generale Dag Hammarskjöld, forse ucciso in un incidente aereo, diceva che «l’Onu non è stata creata per portare l’umanità in paradiso, ma per salvarla dall’inferno». Di questo si tratta, in Ucraina.