Le sanzioni da sole non bastano, l'arma contro Putin è anche l'informazione
di Tito Boeri , Roberto Perotti , di Tito Boeri, Roberto PerottiFunzioneranno le sanzioni? Ce ne sono di due tipi, economiche o ad personam. Uno scopo, non dichiarato, delle prime è di minare il regime russo alimentando il malcontento di una popolazione già provata da un continuo declino economico; ma ci vorrà del tempo perché questo malcontento si organizzi in forme concrete di opposizione in un Paese sempre più isolato dal mondo esterno.
L'obiettivo delle seconde è più immediato, colpire gli interessi personali di chi ha in mano le leve del potere. Questo, secondo il Peterson Institute di Washington che ha studiato più di 200 episodi di sanzioni, è il canale più efficace nel rovesciare un regime. Ma anche se queste sanzioni sono sacrosante, non bisogna illudersi troppo. Schematizzando molto, chi detiene le ricchezze e può essere colpito dalle sanzioni attualmente non ha influenza sulle decisioni politico-militari di Putin; chi è più vicino ai centri d…
Funzioneranno le sanzioni? Ce ne sono di due tipi, economiche o ad personam. Uno scopo, non dichiarato, delle prime è di minare il regime russo alimentando il malcontento di una popolazione già provata da un continuo declino economico; ma ci vorrà del tempo perché questo malcontento si organizzi in forme concrete di opposizione in un Paese sempre più isolato dal mondo esterno.
L'obiettivo delle seconde è più immediato, colpire gli interessi personali di chi ha in mano le leve del potere. Questo, secondo il Peterson Institute di Washington che ha studiato più di 200 episodi di sanzioni, è il canale più efficace nel rovesciare un regime. Ma anche se queste sanzioni sono sacrosante, non bisogna illudersi troppo. Schematizzando molto, chi detiene le ricchezze e può essere colpito dalle sanzioni attualmente non ha influenza sulle decisioni politico-militari di Putin; chi è più vicino ai centri decisionali difficilmente può essere colpito direttamente. Vediamo perché.
Partiamo dalle sanzioni sui famosi oligarchi. La guerra ha messo in evidenza, se ce n'era bisogno, l'incredibile iniquità nella distribuzione della ricchezza in Russia: la concentrazione dei patrimoni è pari a tre volte quella degli Stati Uniti e fino a cinque volte quella di Francia e Germania. I magnati russi detengono il 15% del volume di yacht di lusso del mondo contro il 20% degli Stati Uniti, la cui economia è 14 volte quella russa. Tra prestanome e paradisi fiscali non è facile individuare la ricchezza immobiliare e ancor meno quella finanziaria dei magnati che vivono in Europa occidentale, ma si può cercare di farlo coordinandosi a livello europeo (compresa la Svizzera) e utilizzando le norme antiriciclaggio; più difficile per gli oligarchi che vivono in Russia. E i patrimoni più mobili sono già stati spostati altrove: mercoledì scorso la Germania ha confiscato uno yacht di 600 milioni, il più grande del mondo per tonnellaggio, al miliardario Alisher Usmanov; ma altri cinque superyachts russi erano già in viaggio verso le Maldive, che non aderiscono alle sanzioni.
Il problema è che con ogni probabilità gli oligarchi oggi non hanno alcuna influenza sulle decisioni di Putin. Secondo i suoi biografi, all'inizio della sua presidenza Putin fece un accordo con gli oligarchi: "Io vi lascio arricchire come volete, voi non vi immischiate nella politica interna e internazionale". Quei pochi che non hanno rispettato il patto, come Boris Berezovsky, sono stati uccisi o sono morti in circostanze misteriose.
Ciò che colpisce, semmai, è stata l'inazione fin qui. Oggi finalmente si parla apertamente degli enormi danni causati dal denaro sporco degli oligarchi nei Paesi occidentali, particolarmente nella City (ridenominata Londongrad). Eppure Roman Abramovich, osannato padrone del Chelsea campione d'Europa, di cui documenti pubblici dei tribunali inglesi mostrano inoppugnabilmente i metodi briganteschi di acquisizione della ricchezza e i legami con Putin, non è né nella lista nera americana né in quella inglese né in quella Ue. Un personaggio come Alisher Usmanov, 18 miliardi di patrimonio in passato patron di un'altra squadra londinese, l'Arsenal, e con legami fortissimi con Putin, è entrato nelle tre liste nere solo giovedì. E l'uomo più ricco di Russia, Alexey Mordashov, 30 miliardi di patrimonio, anche lui con fortissimi legami con Putin, è entrato solo in quella Ue.
Per bloccare la mano assassina meglio identificare le figure chiave che stanno attorno a Putin. Nel suo libro "Putin's People" Catherine Belton identifica sei persone, tutte ex-KGB come Putin tranne una, che negli ultimi due anni sarebbero il vero cerchio magico di Putin; una ricostruzione giudicata attendibile dai maggiori giornali occidentali e dai colleghi russi che abbiamo interpellato. Le tre liste nere di cui sopra includono molti altri nomi. Il Regno Unito sembra anche intenzionato a mettere nella lista nera i 351 deputati della Duma che hanno votato per il riconoscimento dell'indipendenza delle due province del Donbass, Donetsk e Luhansk.
Questi provvedimenti sono un passo doveroso e inevitabile, ma il problema è: come colpire economicamente queste persone? Probabilmente non hanno ingenti capitali e interessi all'estero, o almeno li hanno nascosti molto bene; ed essendo già dei paria internazionali non avevano comunque alcuna speranza di uscire dalla Russia per godersi la vita.
Tutto questo suggerisce che in questa guerra moderna più che sulle sanzioni contro le persone (che, ripetiamo, è sacrosanto colpire comunque) bisogna forse puntare su un'arma diversa, l'informazione. Putin sta cercando di chiudere tutti i canali di informazione diversi da quelli ufficiali disponibili ai suoi sudditi, e bisogna assolutamente evitare che ci riesca. Probabilmente è su questo terreno che si potrebbe svolgere la battaglia decisiva; ed è un terreno su cui la Russia è tecnologicamente vulnerabile.
Radio Londra ha da ieri riattivato la trasmissione a onde corte, come durante la Seconda guerra mondiale. Ovviamente non basta. Riuscire a mostrare sulle Tv e i computer dei cittadini o sui cellulari dei soldati russi le immagini delle scuole bombardate, delle abitazioni sventrate, delle vittime civili, dei genitori che piangono sul cadavere di figli adolescenti, sarebbe probabilmente più efficace di aspettare che le sanzioni economiche scatenino il malcontento organizzato, o colpiscano chi detiene il potere.