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L'opzione italiana per guidare la Nato

(ansa)

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L'Alleanza Atlantica dopo Stoltenberg
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Con la sua scellerata campagna ucraina Vladimir Putin è riuscito nella notevole impresa di restituire rilevanza centrale ad una Alleanza Atlantica fiaccata dalle ricadute della débâcle afghana oltre che dalle mutate priorità geopolitiche americane. La guerra in Ucraina, anche se difficilmente toccherà in maniera diretta i Paesi dell’Alleanza, riporta in primo piano il dilemma della sicurezza collettiva in Europa, pietra angolare della Nato a suo tempo creata per fronteggiare la minaccia sovietica introducendo, attraverso l’articolo 5 dello Statuto, la clausola di solidarietà atlantica secondo la quale un attacco ad uno Stato membro è considerato un attacco all’Alleanza tutta che è tenuta a difendere militarmente l’alleato aggredito. È il meccanismo attraverso il quale gli americani garantiscono la sicurezza degli europei, cosa che continueranno a fare per parecchio tempo ancora nonostante il dibattit…

Con la sua scellerata campagna ucraina Vladimir Putin è riuscito nella notevole impresa di restituire rilevanza centrale ad una Alleanza Atlantica fiaccata dalle ricadute della débâcle afghana oltre che dalle mutate priorità geopolitiche americane. La guerra in Ucraina, anche se difficilmente toccherà in maniera diretta i Paesi dell’Alleanza, riporta in primo piano il dilemma della sicurezza collettiva in Europa, pietra angolare della Nato a suo tempo creata per fronteggiare la minaccia sovietica introducendo, attraverso l’articolo 5 dello Statuto, la clausola di solidarietà atlantica secondo la quale un attacco ad uno Stato membro è considerato un attacco all’Alleanza tutta che è tenuta a difendere militarmente l’alleato aggredito. È il meccanismo attraverso il quale gli americani garantiscono la sicurezza degli europei, cosa che continueranno a fare per parecchio tempo ancora nonostante il dibattito sulla difesa europea e sull’“autonomia strategica” che l’Unione Europea sta perseguendo.

 

L’offensiva in Ucraina, oltre a riportare l’Europa a tempi che pensavamo aver largamente sepolto assieme all’Unione Sovietica, pur scontando l’alterità russa rispetto al resto del Continente, sposta gli equilibri all’interno dell’Alleanza che cominciava a volgersi anche verso il Mediterraneo (in gergo alleato il “fianco sud”) riconoscendo che presenta anch’esso una minaccia crescente. In uno scenario nel quale saremo alle prese con le conseguenze politiche ed economiche della guerra in corso l’attenzione dell’Alleanza e dei suoi membri sarà fatalmente focalizzata, in maniera quasi esclusiva, sul fianco est a discapito di quello sud, concentrando attività e risorse sul confronto/rapporto con la Russia e ulteriormente spostando ad Oriente il baricentro della Nato secondo gli auspici degli Alleati dell’Europa dell’Est, fortemente spalleggiati da americani ed inglesi. Il dibattito interno sulle priorità alleate ha riflessi diretti sulla successione al Segretario Generale della Nato, attualmente il norvegese Jens Stoltenberg, che lascerà l’incarico a settembre per assumere quello di Governatore della Banca Centrale del suo Paese.

 

Il successore sarà verosimilmente nominato entro il Vertice Nato di Madrid del 29/30 giugno ma i giochi, come di consuetudine a questo livello, saranno definiti prima. Fino a qualche settimana fa in ambito alleato vi era una diffusa percezione (in alcuni la rassegnazione) che presentando un candidato credibile il posto “spettasse” all’Italia che lo ha ricoperto solo una volta, oltre cinquant’anni fa, con Manlio Brosio, nonostante il nostro peso oggettivo in ambito alleato. L’Ucraina sta cambiando anche questo e risvegliando l’appetito dei nordici. In mancanza della necessaria attenzione della politica italiana verso la successione a Stoltenberg e dell’individuazione di un candidato nazionale valido, rischiamo di ritrovarci come prossimo Segretario Generale l’ex primo ministro britannico, attualmente disoccupata, oppure l’attuale primo ministro olandese o una ex presidentessa baltica alla ricerca di una collocazione internazionale. Tutte persone degne, ma con altre priorità rispetto alle nostre. Ogni velleità di mantenere il Mediterraneo sull’agenda atlantica sarebbe sepolta, al di là di qualche dibattito cosmetico periodicamente all’ordine del giorno del Consiglio Atlantico.

 

Non si tratta di sottovalutare i seguiti della crisi ucraina ma sul piano della sicurezza non è solo da Mosca che deriva la minaccia, come ben sa la nostra intelligence. L’ideale sarebbe un candidato italiano donna ma non sembra ve ne siano di sufficientemente spendibili e puntare su un candidato debole sarebbe un errore politico e strategico. Altri candidati politici italiani ci sono e avrebbero una qualche possibilità di riuscita. Un successo italiano consentirebbe di coniugare, al vertice dell’Alleanza, la necessaria attenzione verso il fianco est con la consapevolezza del perdurante rilievo di quello sud, per di più iniettando nel dibattito Nato-Russia una prospettiva che non sia solo quella, massimalista, degli alleati nordici o di quelli provenienti dall’ex Patto di Varsavia, degli americani e dei britannici. Dopo la tempesta ucraina, con la Russia bisognerà convivere e ricucire, senza tentennamenti ma anche senza ossessioni e, a questo stadio, per Putin la Nato pesa più dell’Unione Europea. Quanto al Mediterraneo, nei prossimi anni la Nato procederà ad un aggiustamento dei comandi e delle strutture, esercizio che risentirà della nuova situazione in Europa ma che rischia di diminuire oltre che l’interesse, le strutture ed i comandi alleati che si affacciano sul fianco sud con una perdita secca, politica e militare, per l’Italia i cui interessi securitari rischierebbero la marginalizzazione. Puntare in maniera decisa alla successione di Stoltenberg significa affrontare una battaglia in salita, ma che va fatta e nella quale potremo probabilmente contare sull’appoggio francese e tedesco, oltre che su quello degli Alleati mediterranei e su una qualche benevolenza americana. Il posto è serio. Trattiamolo come tale.