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L'orrore non cancella il virus

(reuters)

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La lotta alla pandemia non è ancora finita
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E' possibile che la guerra ci abbia fatto dimenticare la pandemia? Che le immagini di bombe, lacrime e sangue in arrivo ogni giorno dall'Ucraina abbiano fatto sparire dai nostri radar il coronavirus, le polmoniti bilaterali, i tanti che ancora ne muoiono nelle terapie intensive degli ospedali italiani?


Nei primi giorni del conflitto scatenato da Mosca, sui social network si è diffuso un meme che, nelle pur numerose varianti, recitava sempre più o meno così: "Premio Nobel per la Medicina 2022 a Vladimir Putin, ha fatto guarire il mondo dal Covid in 48 ore". Difficile dire chi fossero i destinatari di tanto sarcasmo. Forse la politica, accusata di aver terrorizzato i cittadini, limitandone le libertà individuali a colpi di Green Pass, con la scusa della pandemia, per poi passare oltre appena all'orizzonte si è profilata una minaccia vera. Oppure i media, che dal 24 febbraio hanno relegato il Covid in fondo ai notiziari, ormai mo…

E' possibile che la guerra ci abbia fatto dimenticare la pandemia? Che le immagini di bombe, lacrime e sangue in arrivo ogni giorno dall'Ucraina abbiano fatto sparire dai nostri radar il coronavirus, le polmoniti bilaterali, i tanti che ancora ne muoiono nelle terapie intensive degli ospedali italiani?


Nei primi giorni del conflitto scatenato da Mosca, sui social network si è diffuso un meme che, nelle pur numerose varianti, recitava sempre più o meno così: "Premio Nobel per la Medicina 2022 a Vladimir Putin, ha fatto guarire il mondo dal Covid in 48 ore". Difficile dire chi fossero i destinatari di tanto sarcasmo. Forse la politica, accusata di aver terrorizzato i cittadini, limitandone le libertà individuali a colpi di Green Pass, con la scusa della pandemia, per poi passare oltre appena all'orizzonte si è profilata una minaccia vera. Oppure i media, che dal 24 febbraio hanno relegato il Covid in fondo ai notiziari, ormai monopolizzati da bollettini guerra, spettri nucleari e crisi umanitarie.


Ma è più probabile che il bersaglio fossimo tutti noi, indipendentemente dai ruoli ricoperti: i carri armati di Putin, sembravano voler dire gli autori del meme, ci hanno fatto capire la differenza tra una emergenza reale (la guerra) e una artificiosa (la pandemia), tanto che tutti siamo ormai preoccupati solo dalla prima e abbiamo rimosso la seconda.
Purtroppo non è così. Lo dicono i numeri dei bollettini quotidiani: i decessi sono ancora ben oltre i 100 al giorno, 1000 nell'ultima settimana, e il tasso di positività (la percentuale di tamponi positivi sul totale di quelli effettuati) è tornato a salire. Lo dice la nostra esperienza quotidiana, con un numero crescente di familiari, amici e conoscenti che continuano a contrarre il virus, con sintomi non sempre lievi. Lo dicono gli esperti, come testimoniava ieri l'articolo di Michele Bocci.


Eppure non si può negare che la guerra in Ucraina abbia prodotto un cambiamento nella "pandemia percepita". Arrivavamo da settimane di contagi in calo, la primavera era alle porte e sembrava imminente il "liberi tutti". Gli orrori andati in scena a Irpin, Mariupol, Kiev, hanno accelerato il processo: l'emergenza pandemia è stata archiviata e sostituita dall'emergenza guerra.


Un meccanismo psicologico comprensibile, dopo due anni di Dad, distanziamenti sociali e mascherine, ma che potrebbe anche essere persino all'origine di una ripresa del virus. Tra le cause che giustificherebbero i numeri tornati a crescere nelle ultime ore, c'è secondo gli esperti un drastico allentamento delle misure di prevenzione. Allentamento dovuto alla convinzione di essere ormai quasi fuori dal tunnel, ma forse anche all'incombere di un nuovo pericolo e di nuovi sacrifici, tra rincari dei carburanti, delle bollette, delle materie prime e persino del cibo. E lo stesso vale per la campagna vaccinale che sembra essersi impantanata, non riuscendo a scalfire lo zoccolo duro dei No Vax e avendo anche qualche problema nel chiudere il ciclo delle tre dosi con chi ne ha già fatte due.


Ma se è possibile, anzi probabile, che in Italia e negli altri Paesi occidentali, la paura della guerra (o delle sue conseguenze indirette) abbia sostituito la paura del virus, e quindi indotto un abbassamento della guardia nei suoi confronti, difficile credere che possa essere successo altrettanto in Cina. L'opinione pubblica cinese ha una percezione del conflitto assai diversa dalla nostra, vista la distanza geografica, la vicinanza a Putin, il controllo dei media da parte del potere centrale. Improbabile che i cinesi siano stati distratti dalla guerra. Eppure anche lì il Covid sta riprendendo forza, con numeri mai visti dall'inizio dell'emergenza e intere città che tornano in lockdown, come racconta il corrispondente da Pechino Gianluca Modolo.


La verità è che il Coronavirus non è stato ancora sconfitto e dovremo conviverci a lungo, con tregue estive e periodi di recrudescenza invernali. Con buona pace degli spiritosi del web, non sappiamo se Vladimir Putin riuscirà a piegare gli ucraini, di sicuro non ha cancellato il Covid.