Donne combattenti per la pace
di Cristina Comencini , di Cristina Comencini"Combattere è sempre stata un'abitudine dell'uomo, non della donna. La legge e l'esercizio hanno sviluppato quella differenza, non importa se innata o accidentale... Da tutto ciò sembra si debba dedurre un fatto indisputabile: che noi - intendendo con noi l'intero organismo costituito da corpo, cervello e spirito, memoria e tradizione - dobbiamo necessariamente differire per qualche fondamentale aspetto da voi, il cui corpo, cervello e spirito hanno ricevuto un tirocinio tanto diverso e sono influenzati in modo tanto diverso dalla memoria e dalla tradizione. Pur vedendo il medesimo mondo, lo vediamo con occhi diversi. L'aiuto che vi possiamo dare sarà diverso e forse appunto per la sua diversità potrà avere qualche valore".
Il saggio Le tre ghinee di Virginia Woolf esce nel giugno 1938, tre mesi dopo l'Anschluss, in piena guerra civile spagnola, in cui morì suo nipote partito volontario, a un anno dall'in…
"Combattere è sempre stata un'abitudine dell'uomo, non della donna. La legge e l'esercizio hanno sviluppato quella differenza, non importa se innata o accidentale... Da tutto ciò sembra si debba dedurre un fatto indisputabile: che noi - intendendo con noi l'intero organismo costituito da corpo, cervello e spirito, memoria e tradizione - dobbiamo necessariamente differire per qualche fondamentale aspetto da voi, il cui corpo, cervello e spirito hanno ricevuto un tirocinio tanto diverso e sono influenzati in modo tanto diverso dalla memoria e dalla tradizione. Pur vedendo il medesimo mondo, lo vediamo con occhi diversi. L'aiuto che vi possiamo dare sarà diverso e forse appunto per la sua diversità potrà avere qualche valore".
Il saggio Le tre ghinee di Virginia Woolf esce nel giugno 1938, tre mesi dopo l'Anschluss, in piena guerra civile spagnola, in cui morì suo nipote partito volontario, a un anno dall'inizio del conflitto mondiale. Cosa rimane ora, davanti alla tragedia dell'invasione dell'Ucraina di questo suo punto di vista così importante?
Le donne continuano a non avere l'abitudine della guerra, la patiscono in maggioranza sul fronte interno, supportano come mogli/vedove dei soldati, madri dei figli in pericolo o morti. Continuano dunque ad avere anche oggi un punto di vista che in genere gli uomini definiscono "piccolo" oppure "individuale" e che io invece chiamerei sostanziale per la vita umana.
Questo punto di vista oggi appare sempre di più nelle fotografie di dolore e strazi subiti dalla popolazione ucraina, fermati da macchine fotografiche di uomini e donne che non esaltano più, almeno qui da noi, la figura dell'eroe, ma corpi fragili colpiti, la pietà e la forza di soldati e soldatesse che si difendono e aiutano.
Credo che gran parte di questo cambiamento, che caratterizza in particolare l'Europa, sia dovuto all'entrata nella società delle donne e del loro bagaglio di valori, memorie, corpi e tradizioni, come li definisce Virginia Woolf. Un'entrata non a pieno titolo, molte delle nostre esperienze sono ancora al margine, prima tra tutte la possibilità che hanno i nostri corpi di partorirne un altro, ma che fanno dell'Europa una terra più nostra di prima.
Questo mondo in cui la percezione e la rappresentazione della guerra stanno cambiando, io sento di doverlo difendere, come sentono il dovere di imbracciare il fucile le ragazze ucraine.
Le donne non vogliono più dire automaticamente e incondizionatamente pace, non sono fuori dalla società ma dentro, non regalano più le fedi per la Patria. Se la libertà, anche la loro libertà, è minacciata la difendono in prima persona. Ma i loro occhi restano diversi, vogliono restare differenti. E dato che la guerra continua a non appartenere loro come tradizione, come cultura, sono proprio loro le più titolate oggi a vedere le azioni immediate e quelle future per contrastarla.
Saranno capaci di concepire una visione non solo economica del mondo nuovo, multipolare, nato dalla fine della guerra fredda. Un mondo che ha sempre più bisogno di politica e della nostra partecipazione alla politica, per evitare la guerra.
Anche perché nella "grande" politica le donne portano il cosiddetto "piccolo", che invece è l'esperienza intelligente della relazione, della trattativa, della compresenza di più verità, il senso del limite delle nostre azioni, tra cui, il più importante, è racchiuso per i cristiani nel sesto comandamento, e per le donne nell'idea che uccidere in guerra non ci appartiene e che se siamo costrette a farlo per resistere, lo facciamo con coraggio ma nel dolore, nella pena.