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La Cina e l'incubo escalation

Il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin 

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Un’alleanza militare russo-cinese porterebbe il mondo indietro di molti decenni: alla versione più arcaica della Guerra fredda
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Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, lo aveva anticipato domenica 12 marzo in un'intervista alla rete televisiva Nbc: non sbandiero in pubblico che cosa gli diremo, aveva detto in sostanza, ma con i cinesi vogliamo parlare chiaro sulla guerra della Russia in Ucraina. E dunque lunedì 13 marzo, nell'incontro romano, deve aver chiesto a Yang Jiechi, il capo della diplomazia cinese, di non giocare più a carte coperte, come Pechino ha fatto finora. Invocando continuamente una soluzione pacifica e contemporaneamente lanciando accuse velenose agli Usa, incolpandoli di aver provocato l'invasione russa in Ucraina

La risposta che Sullivan ha ricevuto non deve essere stata rassicurante se il Financial Times ha avuto da fonti diplomatiche americane la soffiata che la Cina intenderebbe aiutare militarmente la Russia nella guerra in Ucraina. Anche gli alleati europei sono stati avvertiti di questa possibilità, che fa suonare tremendi c…

Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, lo aveva anticipato domenica 12 marzo in un'intervista alla rete televisiva Nbc: non sbandiero in pubblico che cosa gli diremo, aveva detto in sostanza, ma con i cinesi vogliamo parlare chiaro sulla guerra della Russia in Ucraina. E dunque lunedì 13 marzo, nell'incontro romano, deve aver chiesto a Yang Jiechi, il capo della diplomazia cinese, di non giocare più a carte coperte, come Pechino ha fatto finora. Invocando continuamente una soluzione pacifica e contemporaneamente lanciando accuse velenose agli Usa, incolpandoli di aver provocato l'invasione russa in Ucraina

La risposta che Sullivan ha ricevuto non deve essere stata rassicurante se il Financial Times ha avuto da fonti diplomatiche americane la soffiata che la Cina intenderebbe aiutare militarmente la Russia nella guerra in Ucraina. Anche gli alleati europei sono stati avvertiti di questa possibilità, che fa suonare tremendi campanelli d'allarme in tutti i corridoi delle cancellerie occidentali: il livello del rischio da alto diventa altissimo.

Il fatto che Sullivan abbia deciso di prolungare il soggiorno romano per incontrare di nuovo "la Tigre" (così è conosciuto Yang Jiechi negli ambienti diplomatici per la sua durezza e aggressività anche verbale) può essere letto come un bicchiere mezzo vuoto, ma anche come un bicchiere mezzo pieno. Vuoto perché il rinvio a un nuovo incontro potrebbe significare che la Casa Bianca vuol tentare fino all'ultimo respiro di convincere la Cina a non fare un passo che potrebbe avere conseguenze devastanti per il mondo intero. Pieno perché l'altra interpretazione può essere che Yang, di fronte alle "parole chiare" di Sullivan ("substantial discussion", aveva detto alla Nbc) abbia risposto che ha bisogno di consultarsi con Pechino per dare una risposta. Che comunque non può più essere dilatoria e ambigua come è stata finora la linea cinese, nel calcolo che restare seduti sulla riva del fiume ad aspettare quello che passa sia l'atteggiamento più produttivo per Pechino.

Dopo che Putin e Xi Jinping si erano incontrati a Pechino in occasione della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali, Pechino e Mosca avevano detto che quella russo-cinese era "un'alleanza senza limiti". La traduzione più ottimistica era stata che la Cina avrebbe aiutato economicamente la Russia, già in sofferenza per le prime sanzioni pre-belliche, e che Putin avrebbe comunque evitato di invadere l'Ucraina per non rovinare la festa all'amico Xi.

Oggi quel "senza limiti" assume un significato molto più sinistro e inquietante alla luce anche delle accuse che negli ultimi giorni la Cina ha lanciato agli Stati Uniti. I media cinesi, oltre a sostenere che la guerra era colpa della Nato e non della Russia, si sono spinti a scrivere che gli Stati Uniti avevano aiutato l'Ucraina a costruire un laboratorio per le armi chimiche. Il pendolo di Pechino era parso oscillare sempre più dalla parte di Mosca.

Se l'anticipazione del Financial Times si rivelasse fondata (le fonti non hanno dato al quotidiano londinese certezze né sul "se", né sul "quando") sarebbe difficile comprendere la scelta di Pechino. Perché sarebbe la fine di quel sistema globale sul quale la Cina ha fondato il suo grande sviluppo e sul quale sembrava puntare anche in futuro con iniziative come la cosiddetta "nuova via della seta" (la Belt and Road Initiative). E ai capi della diplomazia cinese non può essere sfuggito che alle sanzioni contro la Russia hanno aderito anche Paesi come la Svizzera, il Giappone e Singapore. Se dovesse aiutare militarmente la Russia, si esporrebbe allo stesso rischio.

Il famoso "Malacca Dilemma", coniato nel 2003 dall'allora presidente Hu Jintao per indicare il timore di un blocco navale che strangolerebbe la Cina, diventerebbe reale: anziché navale sarebbe un blocco economico-finanziario, ma il risultato potrebbe essere lo stesso.

Anche perché un'alleanza militare russo-cinese porterebbe il mondo indietro di molti decenni: alla versione più arcaica della guerra fredda, nella quale la Cina e l'Urss erano "amici fraterni" e isolati dal resto del mondo.