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Se la povertà resta stabile

(ansa)
Sud più indigente, record dei minori
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Il 2021 si è chiuso con una crescita importante del Pil, +6,6%. Anche l'occupazione è aumentata, il tasso di dicembre 2021 è tornato al livello di quello del 2019. Brusca caduta nel 2020, forte risalita nel 2021. Ma tutto ciò non si è tradotto in riduzione della povertà assoluta, che è stabile. E questa non è una buona notizia. Per quattro motivi fondamentali.


Primo. Perché la povertà è stabile dopo essere più che raddoppiata rispetto al 2011. In seguito alla crisi 2008-2009 non è immediatamente cresciuta perché due ammortizzatori sociali fondamentali, la cassa integrazione e le famiglie, avevano agito da argine. La prima verso i capo famiglia, la seconda verso i giovani figli. La crisi, però, è stata lunga e una parte dei nuclei familiari non ce l'ha più fatta a sostenere la situazione. E così, nel 2012, la povertà assoluta è raddoppiat…

Il 2021 si è chiuso con una crescita importante del Pil, +6,6%. Anche l'occupazione è aumentata, il tasso di dicembre 2021 è tornato al livello di quello del 2019. Brusca caduta nel 2020, forte risalita nel 2021. Ma tutto ciò non si è tradotto in riduzione della povertà assoluta, che è stabile. E questa non è una buona notizia. Per quattro motivi fondamentali.


Primo. Perché la povertà è stabile dopo essere più che raddoppiata rispetto al 2011. In seguito alla crisi 2008-2009 non è immediatamente cresciuta perché due ammortizzatori sociali fondamentali, la cassa integrazione e le famiglie, avevano agito da argine. La prima verso i capo famiglia, la seconda verso i giovani figli. La crisi, però, è stata lunga e una parte dei nuclei familiari non ce l'ha più fatta a sostenere la situazione. E così, nel 2012, la povertà assoluta è raddoppiata e triplicata per minori e giovani. Da allora non si è mai tornati ai livelli del 2011. Anzi, dopo una lieve flessione nel 2019 per l'introduzione del reddito di cittadinanza, la povertà è cresciuta di un milione di individui nel 2020. Quindi, povertà stabile nel 2021 significa essere arrivati a 5 milioni 600 mila individui indigenti, cioè non essere tornati ai livelli del 2011, anno precedente al raddoppio, ma neanche a quelli del 2019, prima dell'ulteriore aumento di un altro milione.


Secondo. Non è una buona notizia, perché si incrementa la povertà assoluta del Mezzogiorno che già presentava livelli più alti: +195 mila poveri assoluti in un trend crescente dal 2019. Nel Sud vivono quasi 2 milioni e mezzo di poveri assoluti. E in più, nonostante la situazione del Nord migliori, neanche il Nord riesce a tornare a livelli del 2019. Si attesta all'8,2% rispetto al 6,8% di due anni prima.


Terzo. Non è una buona notizia perché abbiamo raggiunto il livello massimo della povertà assoluta dei minori, il 14,1%, quasi tre volte la povertà degli anziani, per un totale di circa 1 milione 400 mila bambini. E raggiungiamo l'11,1 % nel caso dei giovani fino a 34 anni. I minori sono un segmento di popolazione particolarmente esposto alla povertà, che era già triplicata nel 2012. Bambini del Sud, bambini figli di stranieri, di famiglie operaie, in cui la donna magari ha perso il lavoro e non l'ha ancora ritrovato. Il segmento più vulnerabile alla povertà nel nostro Paese che rischia a fronte del prolungarsi della situazione in questo stato di rimanere povero per tutta la vita.


Quarto. Non è una buona notizia, perché l'aumento dei prezzi causato soprattutto dal settore energetico ha colpito tutti, sì, ma in modo maggiore le famiglie più disagiate, su cui pesa di più in proporzione la componente delle spese per l'abitazione e le bollette, avendo maggiori vincoli di bilancio, come ha mostrato l'Istat recentemente. Questo dato deve essere considerato elemento di preoccupazione e azione da parte del governo. Tanto più in prospettiva, data la guerra, che peggiorerà anche la situazione della stessa crescita. Ma abbiamo bisogno di crescita inclusiva, non di crescita e basta.


Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell'autrice e non impegnano l'Istat