Non ci serve una guerra di idee
di Michele Serra , di Michele SerraCon una sola comprensibile eccezione — una signora russa molto nazionalista, come capita ai russi — non conosco filorussi. Constato una unanime solidarietà per gli ucraini invasi e bombardati. Ne sono appassionatamente partecipe. Per registrare, tra le persone con le quali condivido pezzi di vita e opinioni, un punto di vista così unanime su una guerra, devo risalire a mezzo secolo fa: alla mia prima giovinezza e alla guerra in Vietnam.
Credo che questo dipenda dal fatto che la mia cerchia di amici, e di frequentazioni professionali, è prevalentemente di sinistra, termine che uso con inevitabile sommarietà. Pur nella sommarietà, esistono alcuni tratti comuni che provo a definire: europeismo radicato, sensibilità per i diritti civili, laicità (anche tra i credenti), fortissima avversione per il nazionalismo autocratico e reazionario del quale Putin, con Trump, è icona mondiale incontrastata da parecchi anni. Lo h…
Con una sola comprensibile eccezione — una signora russa molto nazionalista, come capita ai russi — non conosco filorussi. Constato una unanime solidarietà per gli ucraini invasi e bombardati. Ne sono appassionatamente partecipe. Per registrare, tra le persone con le quali condivido pezzi di vita e opinioni, un punto di vista così unanime su una guerra, devo risalire a mezzo secolo fa: alla mia prima giovinezza e alla guerra in Vietnam.
Credo che questo dipenda dal fatto che la mia cerchia di amici, e di frequentazioni professionali, è prevalentemente di sinistra, termine che uso con inevitabile sommarietà. Pur nella sommarietà, esistono alcuni tratti comuni che provo a definire: europeismo radicato, sensibilità per i diritti civili, laicità (anche tra i credenti), fortissima avversione per il nazionalismo autocratico e reazionario del quale Putin, con Trump, è icona mondiale incontrastata da parecchi anni. Lo ha detto benissimo il patriarca Kirill: per essere ammesso nel club dell’Occidente, bisogna organizzare un Gay Pride. La sinistra è favorevole al Gay Pride. La destra, molto meno.
Fatta questa premessa, davvero mi sfuggono la rilevanza e la necessità dell’interminabile polemica sulla cosiddetta sinistra “né né”. L’aggressione armata di Putin all’Ucraina, e per vie ideologiche al concetto stesso di democrazia, è un problema (gigantesco, storico) della destra euroscettica, in specie di quella italiana. Chiedete al povero Salvini quanto gli costa, il suo putinismo da stadio e da social: gli costa, e ben gli sta, la probabile rovina politica. Chiedetelo al vecchio Berlusconi, che ha scelto, sull’argomento, un silenzio fin troppo rispettato dai media. Chiedetelo alla curva nazista del Verona calcio, che indica al bomber di riferimento, Vladimir Putin, le coordinate geografiche dell’odiata città di Napoli. Chiedetelo al sindaco di Verona Sboarina, che affianca al ritratto di Mattarella quello di Putin. Chiedetelo al leghista di Verona (ma stanno tutti lì ?!) Comencini, che con rispettabile coerenza non condanna Putin, perché come lui vuole difendere “i valori della civiltà classico-cristiana in Europa”. Chiedetelo, addirittura, alla moderata e certamente euro-democratica Angela Merkel, la cui Ostpolitik, sicuramente ai tempi bene intenzionata, ora le infligge qualche comprensibile imbarazzo.
Perché dunque fare alla destra, in clamorosa difficoltà politica e ideologica, un regalo così insperato, ingigantendo alcune voci, strettamente minoritarie, della sinistra radicale vecchia e nuova? Va bene che la sinistra è devota al dibattito e alla lite, vuoi per narcisismo, vuoi per masochismo. Ma provate a leggere un giornale italiano di destra (ce ne sono tanti): non troverete neppure un pallido tentativo di imitazione di cotanto dibattito. La destra — parlandone sempre con sommarietà — del dibattito non sa che farsene, ne è immune (beata lei, verrebbe da dire) persino quando la investe in pieno, direttamente, nella persona dei suoi leader, una tempesta ideologica così devastante.
A meno che io mi sbagli. E dunque la polemica sulla sinistra “né né” sia meno ingenua, e più mirata, di quanto possa apparire. Così che il confuso insieme “né né”, nel quale sta legittimamente, e con pieno diritto, il professor Canfora insieme a pochi altri, non serva invece per militarizzare la discussione (siamo in tempi di guerra, dopotutto). E dunque tra i “né né” vanno a finire ingiustamente, in grave sospetto di intelligenza con il nemico, anche persone che stanno con tutto il cuore con gli ucraini brutalizzati, ma proprio perché stanno con gli ucraini brutalizzati hanno domande da farsi sulla politica estera europea, sulla sua non totale coincidenza con quella americana, ancora sulla non coincidenza tra Unione Europea e Nato, sull’espansione a Est della Nato, forse affrettata e irriflessiva non secondo “i nostalgici dell’Urss” (ma dove sono, a parte Putin?) ma secondo Henry Kissinger e Sergio Romano, eminenti personalità dell’Occidente più agguerrito, certo non “di sinistra”.
Per dirla bruscamente: se di fronte all’evidente urgenza di difendere l’Europa e la democrazia da un tiranno reazionario tocca sospendere ogni attività intellettuale, Beh, questo è poco europeo e poco democratico. Se il professor Canfora (per dire un “né né” autentico) non ha bisogno di fare irruzione con un cartello in un telegiornale, per dire la sua, è perché siamo una società libera. È un privilegio e anche una responsabilità. Magari complica l’operatività, perché ci si attarda a chiacchierare quando sarebbe più importante agire. Ma questa è la nostra natura, questa la complicazione che, in quanto “democrazia”, ci siamo orgogliosamente assegnati. Sappiamo bene, tutti o quasi tutti, che cosa c’è da perdere, che cosa da difendere. Tra quelli che non lo sanno, o faticano a capirlo, gli italiani e gli europei che votano per la destra sovranista sono la larga, larghissima maggioranza. Cerchiamo di non rubare loro la scena.