Alla fine tornano i bunker? La minaccia nucleare, evocata in modo inatteso con la guerra in Ucraina, e l’apparizione di nuovi droni suicidi, che voleranno sulle nostre teste durante i prossimi conflitti alla ricerca di obiettivi sensibili, ci obbligheranno a seguire il modello della Svizzera? Nel 2006 questo Paese possedeva oltre 300.000 alloggi tra case private, istituti e ospedali, con 8,6 milioni di posti protetti. Il bunker è una architettura ben presente nella nostra memoria, ma rimosso nelle storie dell’architettura, compresa la corrispondente Garzantina.
La parola bunker alla metà dell’Ottocento indicava un “deposito di carbone in un’officina o in una nave”, e solo nel corso della Prima guerra mondiale ha assunto il significato attuale di “rifugio blindato”. Durante il corso della Seconda guerra mondiale i tedeschi costruirono su indicazione di Adolf Hitler una linea di bunker militari che correvano dalla Norm…
Alla fine tornano i bunker? La minaccia nucleare, evocata in modo inatteso con la guerra in Ucraina, e l’apparizione di nuovi droni suicidi, che voleranno sulle nostre teste durante i prossimi conflitti alla ricerca di obiettivi sensibili, ci obbligheranno a seguire il modello della Svizzera? Nel 2006 questo Paese possedeva oltre 300.000 alloggi tra case private, istituti e ospedali, con 8,6 milioni di posti protetti. Il bunker è una architettura ben presente nella nostra memoria, ma rimosso nelle storie dell’architettura, compresa la corrispondente Garzantina.
La parola bunker alla metà dell’Ottocento indicava un “deposito di carbone in un’officina o in una nave”, e solo nel corso della Prima guerra mondiale ha assunto il significato attuale di “rifugio blindato”. Durante il corso della Seconda guerra mondiale i tedeschi costruirono su indicazione di Adolf Hitler una linea di bunker militari che correvano dalla Normandia fino alla Norvegia, passando per il Belgio e i Paesi Bassi: solitari monoliti dalla forma arrotondata o squadrata, torrette dalle strette feritoie orizzontali, hangar, ricoveri per sottomarini, grandi carapaci di cemento che spiccano ancora oggi all’improvviso dalla macchia dei cespugli o sprofondano nell’arenile. In un suo affascinate libro, Bunker Archéologie, composto di magnifiche fotografie, pubblicato nel 1975, l’architetto e filosofo francese Paul Virilio ha attirato la nostra attenzione su questo fenomeno costruttivo dalle molteplici implicazioni. Il filosofo li definisce monoliti moderni, “piccoli templi senza religione”, cripte che prefigurano la resurrezione. “Casamatta”, altro temine con cui si indicano i bunker, significa letteralmente “casa forte”, e non “casa falsa” come riportano i dizionari, casa rinforzata, armatura che circonda il combattente. I pochi storici dell’architettura che si sono occupati del bunker hanno fatto notare come esista una stretta parentela tra questa architettura di guerra e i principi del Movimento moderno, il cui più importante esponente è Le Corbusier.
I bunker di guerra si fondano sul privilegio della visione orizzontale rispetto a quella verticale: le finestre, scrive l’architetto svizzero, non saranno più verticali bensì orizzontali. Virilio fa osservare che in questo seguono quello che è il nuovo sguardo sul mondo imposto dal cinema, un aspetto che pare dettato più da un fattore culturale che non da una vera esigenza tecnica. Il taglio orizzontale si coniuga perfettamente con il movimento dell’occhio dell’osservatore fisso sul mirino dell’arma automatica teso a esplorare l’orizzonte. Le immagini che ci arrivano dall’Ucraina devastata dal fuoco dei tank russi e dai bombardamenti ci mostrano una condizione in cui il bunker, come struttura bellica e come rifugio per la popolazione civile, sia diventato decisivo nel futuro.
Dobbiamo prevedere di vivere al riparo di spesse colate di cemento armato in luoghi sotterranei per lunghi periodi della vita, come ipotizza il Dottor Stranamore nel film di Kubrick? L’ex nazista rivolto al presidente degli Stati Uniti raccomanda di conservare in vari bunker un nucleo di esemplari umani, uomini e donne, tenendo conto dell’età e della fertilità sessuale, per ripopolare il mondo sconvolto dal conflitto nucleare. Non credo che il nostro destino sarà altrettanto apocalittico, ma di certo la necessità della popolazione civile, vista la guerra in Ucraina, di allestire rifugi blindati sembra, almeno in Europa, non più fantasiosa o remota. Gli svizzeri ci hanno pensato per tempo alla faccia della loro centenaria neutralità. Per tanto saranno loro, come ipotizza Woody Allen, a ripopolare il mondo in caso di esplosioni nucleari?