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Covid, se resta la rabbia

(ansa)

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La fine dell'emergenza
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Il Covid è finito un'altra volta. Sarà almeno la terza, o la quarta volta che finisce, speriamo sia l'ultima. Dovremmo festeggiare, ma c'è la guerra, e nessuno ha voglia di ballare e cantare. Dovremmo almeno abbracciarci, ma molti di noi sono esausti. Il primo anno di pandemia ci ha tramortiti, ne siamo usciti barcollanti ma almeno eravamo sorretti dall'euforia di chi l'ha scampata. Sgattaiolavamo vivi dai nostri nascondigli, disposti a spassarcela, o almeno riprendere tutto da dove lo avevamo lasciato. Ricordo bene solo il disappunto nei confronti di chi, ostinato, quell'estate aveva deciso di fare comunque le solite vacanze in Grecia, o a Ibiza. Ma come? State qui, stringiamoci, evitiamo di fare un altro pasticcio, dove andate?

 

Non ci siamo accorti che quel sentimento, quel giudizio verso gli amici che ci sembrava non capissero la situazione, sarebbe stata la questione più complicata da affrontare a fine pandemia. Non avev…

Il Covid è finito un'altra volta. Sarà almeno la terza, o la quarta volta che finisce, speriamo sia l'ultima. Dovremmo festeggiare, ma c'è la guerra, e nessuno ha voglia di ballare e cantare. Dovremmo almeno abbracciarci, ma molti di noi sono esausti. Il primo anno di pandemia ci ha tramortiti, ne siamo usciti barcollanti ma almeno eravamo sorretti dall'euforia di chi l'ha scampata. Sgattaiolavamo vivi dai nostri nascondigli, disposti a spassarcela, o almeno riprendere tutto da dove lo avevamo lasciato. Ricordo bene solo il disappunto nei confronti di chi, ostinato, quell'estate aveva deciso di fare comunque le solite vacanze in Grecia, o a Ibiza. Ma come? State qui, stringiamoci, evitiamo di fare un altro pasticcio, dove andate?

 

Non ci siamo accorti che quel sentimento, quel giudizio verso gli amici che ci sembrava non capissero la situazione, sarebbe stata la questione più complicata da affrontare a fine pandemia. Non avevamo capito, allora, che più del Covid in sé avremmo dovuto temere il Covid in noi. Quel misto di senso di superiorità morale e fifa blu che da quel momento avrebbe buttato all'aria le nostre vite. Scomponendo famiglie, amicizie, condomini, uffici, spogliatoi del calcetto. Il Covid, questo era davvero difficile da prevedere, si sarebbe comportato come un conflitto fratricida, per ricomporre il quale l'unica possibilità dovrebbe essere una specie di gigantesca amnistia. Avremmo dovuto segnare un confine tra salute e malattia, poter contare su un inizio e una fine, e invece tutto si mischiato, il virus si è nascosto e poi è tornato una, due, tre volte. Insieme ai maglioni ci è toccato in autunno tirare giù dall'armadio le mascherine, le bocce di Amuchina, il saturimetro che non si sa mai. E speriamo che non accada di nuovo. Ma un confine certo, invalicabile, lo abbiamo tracciato. E purtroppo non è tra un mondo con o senza Covid, ma tra chi ha creduto nella scienza e chi si è rifugiato nell'irrazionale.

 

Noi che ci siamo vaccinati, portavamo la mascherina, ci lavavamo le mani e gli altri che ci sbeffeggiavano, capaci di affermare solenni castronerie in appoggio a tesi strampalate, ostinati propugnatori dell'impero della paranoia. Sentite? La rabbia, mascherata da ironia, esonda dalle mie parole. Non riesco a considerare con rispetto e lucidità le idee di chi si sente di poter dire che il Covid non esiste, che le bare di Bergamo non sono mai esistite, che medici e infermieri erano comparse in un gigantesco reality show, e i morti un'invenzione. Non ce la faccio, e non credo di essere l'unica. Ma senza arrivare fino a tanta insanabile diversità, c'è da occuparsi dei mille complicati distinguo tra i livelli di preoccupazione che hanno generato comportamenti lievemente diversi ma capaci di generare reciproco rancore, tra chi è andato in Grecia e chi in Puglia, tra chi faceva le cena con sei amici (sei amici??!! Ma sei pazzo!) e chi per due anni si è affacciato solo alla finestra. Chi lavora nel commercio, col turismo, nei teatri, gli organizzatori di concerti, cantanti e tutti gli altri che hanno passato gli ultimi due anni a investire e disinvestire sono esausti. L'annuncio che dal primo aprile verranno abolite le capienze limitate e l'obbligo di Super Green Pass per i trasporti a lunga percorrenza dovrebbe rassicurare i viaggiatori timorosi, ed è un'ottima notizia. Per i genitori stremati c'è in arrivo una Dad limitata solo ai casi di positività: via la quarantena, via i figli in casa un giorno sì e uno no. La fine dello stato d'emergenza è un sollievo per tutti, darà fiato a tutte le attività, riapriranno anche le famose discoteche che insieme ai runner sono state pietra di scandalo per mesi. Ma noi, che ne faremo di tutta quella rabbia? Come le saniamo quelle ferite?