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Morricone, autore assoluto

Ennio Morricone 

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Le ambiguità della polemica aperta da Repubblica sull'intitolazione dell'auditorium al Maestro
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La polemica sul lascito del maestro Morricone, aperta sulle pagine di Repubblica, gioca su alcuni elementi di ambiguità e qualche imprecisione di fatto che vale la pena di discutere. Si è tirata in ballo, per esempio, l’Accademia di santa Cecilia per quanto riguarda la lacunosa intestazione a Morricone dell’Auditorium romano a suo tempo votata dalla giunta Raggi. Il bersaglio è sbagliato. Gestore dell’intero immobile è una fondazione intestata a Musica per Roma, l’Accademia è responsabile solo delle sue attività musicali. Tra queste spiccano quelle dedicate proprio al geniale compositore Morricone che, ad esempio, venne chiamato a dirigere un concerto di sole sue colonne musicali. Era la prima volta che accadeva, rarissimo riconoscimento. La verità è che il maestro s’è sempre crucciato di essere confinato nel genere musica da film. La sua ambizione era di essere riconosciuto come un autore di …

La polemica sul lascito del maestro Morricone, aperta sulle pagine di Repubblica, gioca su alcuni elementi di ambiguità e qualche imprecisione di fatto che vale la pena di discutere. Si è tirata in ballo, per esempio, l’Accademia di santa Cecilia per quanto riguarda la lacunosa intestazione a Morricone dell’Auditorium romano a suo tempo votata dalla giunta Raggi. Il bersaglio è sbagliato. Gestore dell’intero immobile è una fondazione intestata a Musica per Roma, l’Accademia è responsabile solo delle sue attività musicali. Tra queste spiccano quelle dedicate proprio al geniale compositore Morricone che, ad esempio, venne chiamato a dirigere un concerto di sole sue colonne musicali. Era la prima volta che accadeva, rarissimo riconoscimento. La verità è che il maestro s’è sempre crucciato di essere confinato nel genere musica da film. La sua ambizione era di essere riconosciuto come un autore di musica assoluta e non di quel particolare prodotto che è l’accompagnamento di un’azione filmata. È un po’ la stessa sindrome che afflisse George Gershwin; voleva essere anche lui riconosciuto come compositore di opere non di canzonette, per quanto geniali. Un giorno si presentò a Stravinskij per chiedergli lezioni di armonia e contrappunto. Dopo aver saputo quanto Gershwin aveva guadagnato in un anno, Stravinskij rispose con la famosa battuta: “Ma caro Gershwin dovrebbe essere lei a dare lezione a me”.


Una delle grandi lezioni che Morricone ha dato è, per ridurla in termini tradizionali, nella strumentazione. È stato il primo a dare valore pienamente musicale a un fischio, un colpo di nacchere, una lattina che rotola, un ululato. Nell’evoluzione del linguaggio musicale interventi di questo tipo erano limitati alle avanguardie ma con il forte limite di essere inserite in brani di arduo, a volte impossibile, ascolto. Ricordo la recensione che Fedele D’Amico fece alla composizione di Luigi Nono “Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz”. Cominciava più o meno così: Ricorda cosa ti hanno fatto all’auditorio di Roma con la musica di Nono. Erano gli anni in cui la scuola di composizione per la musica contemporanea, da Darmstadt dettava legge. Pareva che dopo il declino del sistema tonale la musica non potesse essere altro che quell’infilata di fischi, singhiozzi, strappate di corde, stridii laceranti, secco martellare su un pezzo di legno. Poi le cose sono cambiate e Morricone è stato tra coloro che vi hanno contribuito accogliendo con prontezza d’intuito e d’orecchio molti di quei suggerimenti con il pregio però di farli diventare musica vera in anni in cui ogni distinzione tra musica alta e musica bassa stava venendo meno. Oggi la musica viene valutata solo in base alla sua qualità: buona o cattiva. In base, credo, a questo nuovo metro di valutazione, l’amico Francesco Merlo mi faceva notare che ogni discriminazione nei confronti della musica da film è ingiustificata dal momento che “la musica per il cinema è stata nel Novecento quel che la lirica fu nei secoli precedenti”. Qui, per la verità, mi pare che ci sia una differenza. Nell’opera lirica, musica e canto sono protagonisti assoluti, molto più dei versicoli, non di rado desueti o insignificanti, sui quali sono scritti. La musica per il cinema, invece, è solo una delle componenti di un’opera d’arte che nasce dalla fusione di numerosi elementi. Uno di questi è per l’appunto la colonna sonora. Negli ultimi anni Morricone ha dato prove molto brillanti anche come autore di musica assoluta. Un solo esempio, le geniali “Varianti su un segnale di polizia”, un brano del 2011 (14 minuti circa) interamente giocato su una serie di variazioni sul tema bitonale di una sirena della polizia. A un compositore nessuno può chiedere di più.