La decisione della Nato di indire un vertice d’emergenza è un passo necessario mentre l’Alleanza è alle prese con la crisi più grave per la sicurezza dell’Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale. Eccoci, infatti, al momento critico che, per l’attuale generazione, corrisponde al 1939: sarà possibile fermare Putin in Ucraina, oppure il conflitto si estenderà molto di più?
La guerra di Putin in Ucraina sta andando male. Più lui si dispera, più diventa pericoloso, aumentando di conseguenza la possibilità di un bilancio ancora più terrificante in termini di vittime civili nonché la prospettiva che Mosca possa ricorrere all’uso di armi nucleari, chimiche o biologiche. La Nato non deve soltanto dimostrarsi all’altezza dei suoi obblighi legali di Alleanza per la Difesa: deve anche dimostrarsi capace di rispettare gli obblighi morali e di tutelare la vita umana. Dopo la carneficina della Seconda guerra mondiale, Olocausto incluso, insieme giurammo: “Mai più”. Come giudicare oggi quella promessa, a fronte del tentativo da parte della Russia di sterminare l’Ucraina come Paese e come popolo?
Da un’ottica morale, le tesi secondo cui l’Ucraina non è un alleato sono irrilevanti. Il Ponte aereo per Berlino ebbe luogo quando la Germania non era membro della Nato; la Nato fermò la pulizia etnica in Bosnia e in Kosovo anche se quei due Paesi non facevano parte dell’Alleanza. Oggi le atrocità in Ucraina non sono da meno, quanto ad affronto alla morale.
È fuor di dubbio che la Nato renderà nota la sua ferrea intenzione di difendere ogni centimetro quadrato del territorio della Nato, compresi Paesi Baltici, Polonia, Romania e Bulgaria. Questo impegno non deve esplicitarsi soltanto a parole, ma assumere anche la forma di un ulteriore dispiegamento di truppe militari di stanza in basi permanenti in quei Paesi. È arrivato infatti il momento di catalogare le molteplici violazioni da parte di Mosca dell’Atto costitutivo Nato-Russia e di dichiarare che la Nato non è più tenuta a rispettare quanto previsto da quegli accordi, compresa la promessa ad astenersi dall’“invio e dispiegamento di ulteriori forze permanenti di combattimento” di stanza nei territori dei membri post 1991. Tale chiaro impegno nei confronti di una difesa comune, tuttavia, è tutt’altro che sufficiente, a fronte dell’aggressione russa all’Ucraina. Se la Nato si fermerà soltanto alla promessa di difendere gli alleati esistenti, farà intendere a Putin che egli potrà fare tutto quello che vorrà nella sua guerra contro l’Ucraina, Paese non alleato, compreso prendere di mira i civili e usare le armi di distruzione di massa.
Di conseguenza, la Nato deve usare la sua posizione di forza per progettare la sicurezza in Europa, in linea con la sua seconda funzione principale: la gestione delle crisi. La Nato farebbe bene pertanto a emettere tre avvertimenti.
Dovrebbe dichiarare senza ambiguità di sorta che la sopravvivenza dell’Ucraina in qualità di stato sovrano e indipendente è un interesse assoluto della Nato. La Nato farà tutto quello che potrà per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina.
Dovrebbe ribadire e rafforzare il monito lanciato dal presidente Biden per il quale qualsiasi uso di armi nucleari, chimiche o biologiche sarà giudicato inammissibile e gravissimo e andrà incontro a reazioni forti ed energiche.
Dovrebbe sottolineare che tutti — Putin in primis, ma anche i suoi comandanti militari e civili coinvolti nella guerra sferrata contro l’Ucraina — dovranno rispondere singolarmente del loro operato per qualsiasi tipo di crimine di guerra commesso. Gli Alleati potrebbero promuovere la creazione di un tribunale speciale internazionale addetto a questo scopo. I generali e i colonnelli di Putin devono capire chiaramente che alla fine della guerra nessuno resterà impunito.
Oltre a questi avvertimenti, la Nato dovrebbe anche concordare numerosi provvedimenti ad hoc in grado di avere un forte impatto immediato.
Dovrebbe organizzare i corridoi umanitari e garantirne la sicurezza — sul terreno e in aria — per far sì che gli aiuti umanitari siano consegnati al popolo ucraino dove necessario.
Dovrebbe impegnarsi a fornire livelli maggiori — da un punto di vista quantitativo e qualitativo — di armamenti all’Ucraina. Come minimo, la Nato dovrebbe includere i sistemi missilistici terra-aria S-300, i droni armati, i caccia MiG-29, altri sistemi missilistici anti-aria, anticarro, antinave e teoricamente altri tipi di aerei.
Dovrebbe instaurare un meccanismo di compensazione per coordinare la consegna di armi e di approvvigionamenti all’Ucraina. Gli aiuti all’Ucraina da parte dei singoli Alleati sono ingenti, ma perlopiù al momento non sono coordinati. La Nato è esperta in questo tipo di operazioni e potrebbe occuparsene nei quartieri generali della Nato, con iniziative sul terreno in Polonia.
Oltre a questi avvertimenti e a questi passi concreti, la Nato dovrà mantenere sul tavolo tutte le opzioni utilizzabili, senza escluderne a priori nessuna.
Naturalmente, nessun Alleato vuole che il conflitto con la Russia si allarghi. Tuttavia, dobbiamo tenere bene a mente che anche Putin non vuole una guerra con la Nato, che comporterebbe una sicura sconfitta per la Russia. Facendo capire a Putin senza ambiguità di sorta quello che l’Alleanza non farà — che si tratti di ingaggiare le truppe russe direttamente o di decretare una no-fly-zone sull’Ucraina — Putin si convincerà che l’Occidente non è abbastanza determinato e che in Ucraina potrà agire come vorrà.
Domani, quando si incontreranno, il presidente Biden e i suoi alleati si troveranno alle prese con esame strategico e al tempo stesso morale. Superarli entrambi sarà determinante per il futuro dell’Europa.
Traduzione di Anna Bissanti