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Se Fedez tiene prigioniero il paziente Federico

Fedez in ospedale dopo l'intervento: le foto e il racconto su Instagram  (ansa)

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Guardiamo la ferita, fresca di sutura. Lui se ne sta lì, la camicia alzata, ostentando vulnerabilità. L'istinto è di coprirlo, di nasconderlo dal nostro sguardo vorace, di dirgli che non è necessario né obbligatorio, che continueremo a volergli bene anche senza vedere. Presto, un filtro! Vorremmo gridare
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Pensavamo di conoscere già tutto lo scibile, di avere visto tutto il visibile. Fedez, al secolo Federico Lucia, rapper, conduttore televisivo, imprenditore, influencer, filantropo, attivista, marito di Chiara Ferragni ma anche padre di Leone e Vittoria, nonché figlio, genero, cognato, nipote, nella sua ostentata e impudica generosità (o avidità?) di sé, ci aveva già concesso tanto.

Aveva risposto alle nostre domande prima ancora che le formulassimo, aveva soddisfatto ogni curiosità e aveva mostrato ai suoi 3,6 milioni di follower l'impudica nudità dei suoi tatuaggi e delle sue inquietudini, gli angoli domestici, il suo amoreggiare e battibeccare coniugale, il suo ego spaccone e fragile.

Ci piaceva? Non ci piaceva? Era irrilevante. Perché lui era comunque lì, a nostra disposizione. Per noi che volevamo sentirci parte di quell'opulenza sfavillante, rosicare per ciò non avremo mai, sognare l'al…

Pensavamo di conoscere già tutto lo scibile, di avere visto tutto il visibile. Fedez, al secolo Federico Lucia, rapper, conduttore televisivo, imprenditore, influencer, filantropo, attivista, marito di Chiara Ferragni ma anche padre di Leone e Vittoria, nonché figlio, genero, cognato, nipote, nella sua ostentata e impudica generosità (o avidità?) di sé, ci aveva già concesso tanto.

Aveva risposto alle nostre domande prima ancora che le formulassimo, aveva soddisfatto ogni curiosità e aveva mostrato ai suoi 3,6 milioni di follower l'impudica nudità dei suoi tatuaggi e delle sue inquietudini, gli angoli domestici, il suo amoreggiare e battibeccare coniugale, il suo ego spaccone e fragile.

Ci piaceva? Non ci piaceva? Era irrilevante. Perché lui era comunque lì, a nostra disposizione. Per noi che volevamo sentirci parte di quell'opulenza sfavillante, rosicare per ciò non avremo mai, sognare l'altrui favola, giudicarla pacchiana per i nostri vertiginosi standard o diventarne dipendenti.

Ci aveva dato in pasto bicipiti, tricipiti e addominali, rabbia, lacrime, baci, bambini, ciabatte, mutande, terapia di coppia, cupezza malmostosa, insofferenza, entusiasmi, disincanto, ammaccature, magliette e occhiali griffati, vacanze, crepe, sfrenatezza, romanticismo, fulgore abbagliante e ombre nere, alienazione (ebbene sì, c'è alienazione anche dove non te l'aspetti ed è un grande sollievo). Quando volevamo evadere dalle nostre esistenze placide, c'era la sua ad aspettarci, irresistibilmente oscena e lieve nella sua quotidiana esibizione.

Ma poiché, anche dentro il miglior Truman Show, la vita si fa beffe di noi, Fedez ha annunciato su Instagram, con voce rotta, di avere un problema di salute, di dover intraprendere un lungo percorso di cure, "che mi sento di raccontare in futuro".

I più smaliziati di noi ogni tanto si sono chiesti dove fosse il filtro tra Fedez e Federico, quale fossero la sua consistenza e il suo spessore, quali i suoi confini. Perché un uomo che si fa prodotto e palcoscenico, e con lui tutta l'azienda familiare, deve pur proteggersi dagli altri e più ancora da se stesso.

A meno di una settimana da quell'annuncio, Fedez è tornato vestito dei suoi tatuaggi, di una camicia da notte ospedaliera e del capo meno instagrammabile del creato: calze bianche antitrombo. "Ho scoperto di avere un raro tumore neuroendocrino del pancreas", diceva la didascalia. Solidarietà, rispetto per la volontà di condividere la malattia e chiamarla con il suo nome, l'improvvisa, morbosa smania di sapere di più.

E poiché Fedez è lì per colmare voragini di cui siamo ancora ignari, non ci risparmia nulla, offrendoci un bouquet di immagini che ci precipitiamo a scorrere: lui, Chiara e il segno di vittoria, la descrizione grafica di una duodenocefalopancreasectomia, due mani strette, gli auguri di un bambino al suo papà e poi lei, la ferita, mostrata con un sorriso. Guardiamo ipnotizzati quello sbrego, fresco di sutura, dall'ombelico allo sterno. Lui se ne sta lì, la camicia alzata, ostentando vulnerabilità.

L'istinto è di coprirlo, di nasconderlo dal nostro sguardo vorace, di dirgli che non è necessario né obbligatorio, che gli crediamo, che continueremo a volergli bene anche senza vedere, toccare, indugiare. Presto, un filtro! Vorremmo gridare. Un filtro che lo protegga da Fedez, da Chiara, da Federico, da chiunque stia spostando i confini più in là, fin dentro quel corpo ricucito.

Ma il filtro è lì, davanti ai nostri occhi, poderoso e vivido. Il filtro è il prodotto, nella sua versione odierna post operatoria. È lo stesso filtro che mostrava ciabatte e amore, bambini e tricipiti, conversazioni stralunate e cene di lusso. È potentissimo, efficace e infallibile, non viola niente o nessuno che non sia pronto a farsi violare.

È un filtro preciso, chirurgico appunto. Fedez lo usa con oculata sapienza. Di Federico non abbiamo notizie. Gli facciamo gli auguri, certi che, del nostro materno soccorso, non abbia bisogno neppure lui.

Elasti su Instagram: @quielasti; su Twitter: @nonsolomamma