Quando Giuseppe Conte era presidente del Consiglio, uno degli argomenti da lui usati contro il rischio di caduta del suo governo bis, quello a trazione giallorossa, era l'irresponsabilità di lasciare il Paese senza guida nel corso di una pandemia. Ora che Conte non è più a Palazzo Chigi, lo scenario di una nazione acefala in piena guerra sul continente europeo gli appare evidentemente praticabile, tanto da ribadire che non è lo spauracchio di una crisi a poter convincere il Movimento 5Stelle a votare a favore dell'aumento delle spese militari al 2 per cento.
Così, mentre Conte è impegnato a farsi rieleggere capo del M5S e in uno spot spiega agli iscritti che non si accontenterà del 50 per cento più uno dei consensi (è l'unico candidato in corsa, il 49,9 deve contenderlo alle schede annullate), Mario Draghi ed Enrico Letta devono rispondere alle questioni poste dall'ex presidente del Consiglio. Per Draghi …
Quando Giuseppe Conte era presidente del Consiglio, uno degli argomenti da lui usati contro il rischio di caduta del suo governo bis, quello a trazione giallorossa, era l'irresponsabilità di lasciare il Paese senza guida nel corso di una pandemia. Ora che Conte non è più a Palazzo Chigi, lo scenario di una nazione acefala in piena guerra sul continente europeo gli appare evidentemente praticabile, tanto da ribadire che non è lo spauracchio di una crisi a poter convincere il Movimento 5Stelle a votare a favore dell'aumento delle spese militari al 2 per cento.
Così, mentre Conte è impegnato a farsi rieleggere capo del M5S e in uno spot spiega agli iscritti che non si accontenterà del 50 per cento più uno dei consensi (è l'unico candidato in corsa, il 49,9 deve contenderlo alle schede annullate), Mario Draghi ed Enrico Letta devono rispondere alle questioni poste dall'ex presidente del Consiglio. Per Draghi la questione è più pratica. Per Letta decisamente più politica.
L'aumento delle spese militari è tema più controverso delle forniture militari all'Ucraina: dove si trovano nel bilancio dello Stato i circa 10 miliardi in più necessari per aumentare la spesa? A scapito di quali altri settori? E cosa mettere in computo, solo spese militari in senso stretto o investimenti in tecnologia che potrebbe avere usi anche civili? Toccherà a Draghi fare sintesi delle posizioni contenute nella sua maggioranza, sapendo che un problema di numeri in Aula comunque non c'è: Fratelli d'Italia ha già fatto sapere di essere pronta a votare per l'aumento.
Per Letta è diverso. Al segretario del Pd non può bastare che i numeri parlamentari siano sufficienti. Gli occorre una sintesi con il partito che resta, sulla carta, il principale alleato alle prossime elezioni. Fin qui Letta ha cercato di smussare le divergenze sul tema con Conte, spiegando che non bisogna impiccarsi alle percentuali, appunto il 2 per cento, né seguire la via del riarmo nazionale ma battersi per l'introduzione di una vera Difesa europea. Questa linea può avvicinare Pd e M5S nella condotta parlamentare ma non risolve i problemi di fondo: è normale che l'alleato dei dem faccia spallucce all'idea della caduta del governo sul quale Letta ha così investito fino alla fine della legislatura? Già durante l'elezione del capo dello Stato Conte ha dato più volte prova di non tenere né alla stabilità di Draghi né alla sintonia di scelte con il Pd. Tutto legittimo, ma resta il dubbio di come i dem possano pensare di proporsi credibilmente alla guida del Paese con un'alleanza così malferma.
Quindi c'è una grossa questione di merito: che significa "le spese militari non sono la priorità"? Per opporsi all'aumento ci sono due vie: la prima, rispettabilissima non solo perché è quella del Papa, è sostenere che le spese in armi non sono cosa buona e che, anzi, vanno possibilmente sempre ridotte se non azzerate. La seconda è sostenere che la Difesa va bene com'è, è efficiente e sicura e non necessita di alcun rinforzo nonostante lo scenario di guerra. Sono due posizioni molto diverse e inconciliabili. Se Conte è attestato sulla prima posizione, andrebbe capito come mai i suoi governi hanno aumentato negli anni la spesa militare. Se è attestato sulla seconda, resterebbe da spiegare perché al summit Nato del luglio 2018 l'allora ministra della Difesa Trenta promise agli alleati il raggiungimento del 2 per cento di spesa sul Pil a patto che all'Italia fosse consentito di tenere nel computo gli investimenti in cybersicurezza. Ma allora il presidente del Consiglio era Conte ed evidentemente si poteva fare ciò che oggi può costare a Draghi la perdita della sua maggioranza.