Dopo due anni in trincea, da oggi inizia una nuova fase nella battaglia contro il Covid. Meno obblighi imposti dall’alto e un appello alla responsabilità dei singoli. Un percorso verso la normalità che avrà un’altra tappa fondamentale esattamente tra un mese, il primo maggio, quando si potrà dire addio anche alle mascherine.
Nessuno rimpiange i lockdown, la didattica a distanza, le polemiche intorno al Green Pass, introdotto per indurre il maggior numero di italiani a vaccinarsi. E però, in questo giorno di allentamento delle restrizioni, è saggio chiedersi se non si stia dando ai cittadini il messaggio sbagliato, quel “liberi tutti” che ognuno di noi vorrebbe ma che purtroppo i numeri della pandemia ancora non ci permettono di sancire.
L’illusione che fosse finita ci ha già giocato brutti scherzi nelle estati del 2020 e del 2021: il prezzo lo abbiamo pagato gli autunni successivi. E anche poche sett…
Dopo due anni in trincea, da oggi inizia una nuova fase nella battaglia contro il Covid. Meno obblighi imposti dall’alto e un appello alla responsabilità dei singoli. Un percorso verso la normalità che avrà un’altra tappa fondamentale esattamente tra un mese, il primo maggio, quando si potrà dire addio anche alle mascherine.
Nessuno rimpiange i lockdown, la didattica a distanza, le polemiche intorno al Green Pass, introdotto per indurre il maggior numero di italiani a vaccinarsi. E però, in questo giorno di allentamento delle restrizioni, è saggio chiedersi se non si stia dando ai cittadini il messaggio sbagliato, quel “liberi tutti” che ognuno di noi vorrebbe ma che purtroppo i numeri della pandemia ancora non ci permettono di sancire.
L’illusione che fosse finita ci ha già giocato brutti scherzi nelle estati del 2020 e del 2021: il prezzo lo abbiamo pagato gli autunni successivi. E anche poche settimane fa, quando la curva dei contagi da variante Omicron ha finalmente preso a scendere, ci siamo convinti di vedere la luce in fondo al tunnel. Una suggestione collettiva che ha fatto sostanzialmente arenare la campagna vaccinale e risalire immediatamente i casi di infezione in molte città.
La percezione che la guerra fosse finita è stata, forse involontariamente, avallata anche dalle istituzioni che invece avrebbero dovuto tenere alta la guardia: la fine dello stato emergenza, il generale Figliuolo che dopo aver guidato l’esercito di vaccinatori passa ad altro incarico, il Comitato tecnico scientifico che si scioglie.
Eppure siamo di fronte a una variante ancora molto diffusa tra la popolazione, con quasi un milione e 300mila infetti attivi, e contagiosissima: le stime dicono che il suo R0 si attesta intorno a 16, praticamente come il morbillo, rispetto al 2,4 del Covid prima versione. Questo rende il virus estremamente pericoloso per quei 5 milioni di italiani che ancora non si sono vaccinati e per gli 8 milioni che, forse complice proprio il “rompete le righe” percepito, non hanno fatto la terza dose.
Anche l’idea che le mutazioni abbiano addomesticato il Coronavirus rendendolo tutto sommato meno ostile e col quale finiremo per conviverci come col comune raffreddore, rischia di essere fuorviante. In uno studio scientifico appena pubblicato, un team di ricercatori britannici ha preso in esame gli effetti sulla popolazione di tutte le diverse varianti fin qui presentatesi, cercando di prevedere l’evoluzione futura del virus. Ecco le conclusioni: “La gravità associata alle future varianti di Sars-CoV-2 è intrinsecamente imprevedibile”. E aggiungono: “La relativa riduzione della gravità osservata con la variante Omicron non dovrebbe renderci compiaciuti riguardo ai potenziali rischi delle future varianti Sars-CoV-2. Qualsiasi aumento della gravità della malattia in una variante con trasmissibilità simile a Omicron potrebbe essere devastante per i sistemi sanitari e le comunità”.
E allora, sì agli stadi con capienza che torna al 100%, sì allo shopping senza dover esibire il Green Pass ogni volta che si entra in un negozio, sì ai viaggi in treno con il solo Certificato verde base, ma purché sia chiaro che non è finita, che ciascuno di noi da oggi ha una responsabilità in più, verso se stesso e soprattutto verso quei milioni di italiani che, per scelta o per condizioni fisiche, sono più vulnerabili.
Il dubbio è venuto persino agli inglesi. Londra ha fin da principio gestito la pandemia lasciando grande libertà ai sudditi di Sua Maestà, pagando però un prezzo altissimo: più morti dell’Italia senza aver avuto la crisi che ci colse impreparati nei primi mesi del 2020. Ebbene, quando a febbraio il governo britannico ha ulteriormente allentato le misure anti-Covid, la psicologa Ruth Ogden, della Liverpool John Moores University, e Patricia Kingori, professoressa di Etica della salute all’Università di Oxford, hanno condotto, nelle 24 ore successive all’annuncio di Downing Street, un sondaggio per chiedere ai cittadini britannici se credessero che la pandemia era finita. Il 57% degli intervistati ha risposto che lo stop alle restrizioni non significava l’uscita dall’emergenza sanitaria, il 40% l’ha considerata una scelta pragmatica e meno del 25% l’ha definita una decisione moralmente giusta.
Ancora una volta, in questa lunga vicenda, ci ritroviamo a discutere di come conciliare le libertà individuali e le politiche di sanità pubblica. I due anni trascorsi sono però un serbatoio di esperienze, anche sbagliate, a cui attingere. Gli Stati Uniti, solo per citare il caso più emblematico, hanno avuto quasi un milione di morti per Covid, se avessero resi obbligatori i vaccini avrebbero evitato buona parte di quella strage. Non lo si è fatto in nome della libertà.
Ora anche a noi italiani viene restituita un po’ di libertà, ma è bene che sia vigilata. Che le autorità sanitarie intervengano tempestivamente se e quando i numeri dovessero segnalare una recrudescenza dei contagi. E che magari valutino, da qui a un mese, se è davvero il caso di rimuovere le mascherine dai nostri volti. Con un virus che si trasmette per via respiratoria, in media a 16 persone per ogni infetto, il senso di responsabilità dei singoli non può nulla.