Il gas, l'altra guerra di Putin che rischia di danneggiare soprattutto la Russia
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraPutin sta combattendo una seconda guerra. La prima, quella più violenta, folle e ingiustificata, si sta svolgendo sul martoriato territorio ucraino. Ma proprio perché quell'attacco "tradizionale" non sta andando come previsto, grazie all'eroica resistenza della popolazione locale, lo Zar ha aperto un fronte economico. Il nemico, in questo caso, non è l'Ucraina ma l'Occidente e, in particolare, Paesi come l'Italia e la Germania che dipendono dalle esportazioni energetiche russe.
Per fortuna, questo conflitto è senza sangue ma la retorica del Cremlino, o quantomeno quella del suo leader supremo, rimane aggressiva, forse alimentata dall'idea che il piano egemonico fallito con i carri armati potrà essere realizzato con i tubi dei gasdotti. Anche in questo caso, il presidente russo sta sbagliando i calcoli.
L'escalation in cui un Putin quasi farneticante ha non solo ribadito l'obbligo degli importatori di …
Putin sta combattendo una seconda guerra. La prima, quella più violenta, folle e ingiustificata, si sta svolgendo sul martoriato territorio ucraino. Ma proprio perché quell'attacco "tradizionale" non sta andando come previsto, grazie all'eroica resistenza della popolazione locale, lo Zar ha aperto un fronte economico. Il nemico, in questo caso, non è l'Ucraina ma l'Occidente e, in particolare, Paesi come l'Italia e la Germania che dipendono dalle esportazioni energetiche russe.
Per fortuna, questo conflitto è senza sangue ma la retorica del Cremlino, o quantomeno quella del suo leader supremo, rimane aggressiva, forse alimentata dall'idea che il piano egemonico fallito con i carri armati potrà essere realizzato con i tubi dei gasdotti. Anche in questo caso, il presidente russo sta sbagliando i calcoli.
L'escalation in cui un Putin quasi farneticante ha non solo ribadito l'obbligo degli importatori di petrolio e gas di pagare in rubli ma anche chiesto che aprano conti in banche russe, costringerà l'Europa e gli Usa a fare scelte difficili e non indolori per i cittadini, le economie e la classe politica. Ma non porterà al risultato sperato da Mosca - un influsso di capitali stranieri che salvi un Paese già stremato da meno di un mese di sanzioni.
Il risultato più probabile è esattamente l'opposto: un fronte unito dell'Occidente per trovare soluzioni a breve termine per il rifornimento energetico nel caso Putin volesse veramente chiudere i rubinetti. E, nel medio e lungo termine, una risposta ancora più dura, un blocco totale delle importazioni dalla Russia che potrebbe mettere in ginocchio quel Paese.
Le prime risposte a caldo delle cancellerie europee sono state proprio di questo tenore. Come ha detto il ministro dell'Economia tedesco Robert Habeck: "Non dobbiamo dare il messaggio che ci lasciamo ricattare da Putin". Il colloquio tra Mario Draghi e Olaf Scholz di giovedì sera ha confermato questa linea dura.
Anche gli Stati Uniti sono intervenuti, con una mossa storica: la decisione di rilasciare 180 milioni di barili dalle riserve strategiche di petrolio nei prossimi sei mesi per calmare i prezzi al consumo e ridurre l'impatto di qualsiasi interruzione delle esportazioni russe.
Nessuna di queste misure riuscirebbe a riempire completamente il vuoto lasciato dall'assenza di forniture russe - l'aiuto Usa, per esempio, equivarrebbe a solo un terzo della produzione di Mosca - ed è quindi comprensibile che i mercati siano molto nervosi e che i prezzi salgano.
Alcuni governi, tra cui il nostro, stanno correndo ai ripari con manovre straordinarie e la Germania ha addirittura detto di essere pronta a razionare il gas. L'Unione Europea dovrà fare la sua parte, usando il suo potere d'acquisto per riempire gli stoccaggi e comprare energia altrove.
Ma a livello geopolitico, lo strappo energetico andrebbe a colpire soprattutto la Russia. A causa delle sanzioni occidentali, la vendita di materie prime è diventata ancora più fondamentale al Paese, essendo quasi l'unica fonte di entrate.
È vero che Putin può provare a vendere più gas e petrolio a Paesi satelliti, Cina e India, ma la volontà politica, le risorse finanziarie e i bisogni oggettivi di questi "alleati" non saranno mai in grado di soppiantare i miliardi di euro di Italia, Germania e del resto della Ue.
Le parole grosse di Putin potrebbero essere un bluff, viste le gravi ripercussioni sull'economia domestica di qualsiasi bando energetico. Ma l'Occidente non può contare sulla razionalità di un leader disperato e con le spalle al muro.
L'efficacia della risposta dell'alleanza delle democrazie dipenderà dalla loro unità, determinazione e coraggio nel trovare soluzioni alternative. La miglior difesa, in questo caso, è l'attacco.