✕

La partita del gas: ecco come possiamo fare a meno della Russia

Combinando efficienza energetica e rinnovabili, con il pieno utilizzo delle infrastrutture esistenti, l'Italia riuscirebbe a sostituire gli attuali import da Mosca. Con misure straordinarie, potrebbe ottenere questo risultato già dal prossimo inverno
2 minuti di lettura

La partita immediata del gas è diventata una partita a scacchi dagli esiti incerti. Di certo, l'obbligo di pagamento in rubli accelera la volontà del Consiglio europeo di "eliminare al più presto la sua dipendenza dalle importazioni di gas, petrolio e carbone russo". La riscrittura dell'ordine energetico europeo è in atto.

Affrancarsi dal gas russo, e dal gas come fonte fossile in linea con il rapporto dell'organismo Onu per il clima (Ipcc), in uscita lunedì 4 aprile, diventa sempre più urgente. Dall'inizio del conflitto stimiamo che l'Italia abbia speso l'equivalente di oltre 3 miliardi di euro per il gas russo (circa 92 milioni al giorno). E la spesa pubblica per il sostegno alle bollette raggiunge, con il nuovo Decreto energia, 20 miliardi. È necessaria quindi una riflessione sulla sostenibilità e distribuzione di tali risorse.

La partita immediata del gas è diventata una partita a scacchi dagli esiti incerti. Di certo, l'obbligo di pagamento in rubli accelera la volontà del Consiglio europeo di "eliminare al più presto la sua dipendenza dalle importazioni di gas, petrolio e carbone russo". La riscrittura dell'ordine energetico europeo è in atto.

Affrancarsi dal gas russo, e dal gas come fonte fossile in linea con il rapporto dell'organismo Onu per il clima (Ipcc), in uscita lunedì 4 aprile, diventa sempre più urgente. Dall'inizio del conflitto stimiamo che l'Italia abbia speso l'equivalente di oltre 3 miliardi di euro per il gas russo (circa 92 milioni al giorno). E la spesa pubblica per il sostegno alle bollette raggiunge, con il nuovo Decreto energia, 20 miliardi. È necessaria quindi una riflessione sulla sostenibilità e distribuzione di tali risorse.

Un eventuale ma difficile accordo sul controllo dei prezzi del gas è rimandato a maggio. Mentre nuovi criteri di intervento dovrebbero evitare sostegni a pioggia nel settore domestico ma essere indirizzati a favore dei redditi vulnerabili, insieme a un piano per l'efficienza nell'industria reindirizzando le risorse del Pnrr.

Passi avanti sono stati fatti sugli stoccaggi e gli acquisti comuni di gas. L'accordo con gli Stati Uniti prevede un incremento di 15 miliardi di metri cubi (bcm) di importazioni di gas liquido (Gnl) nel 2022, e un raddoppio al 2030. Al momento però le sei principali infrastrutture americane per l'export lavorano a pieno regime e qualsiasi nuovo progetto non entrerebbe in funzione prima di 3-5 anni. Inoltre, gran parte del Gnl disponibile è legato a contratti a lungo termine.

Ci sono quindi limiti rigidi e contrattuali a ciò che il mercato può fornire immediatamente. Il Gnl atteso rischia di non arrivare in tempo utile per l'uscita dal gas russo ipotizzata dall'Europa (il 2027). Senza rinegoziare contratti esistenti e/o pagare prezzi molto elevati, le nuove infrastrutture galleggianti previste dall'Italia potrebbero servire molto meno delle attese, anche a fronte degli obiettivi di decarbonizzazione.

Infatti, i piani del governo, che metterebbero a disposizione una capacità infrastrutturale doppia rispetto a quella russa, non fanno i conti con le proiezioni della Commissione nel RepowerEu: l'effetto delle nuove misure di efficienza energetica e rinnovabili, addizionali a quelle del pacchetto Fit for 55, proiettano a un calo di consumi di gas del 45% al 2030.

Ciò però è raggiungibile solo se i governi mettono in pratica quanto auspicato fin dal 2014: puntare prima di tutto sull'efficienza. Secondo la Commissione, a ogni 1% di efficienza corrisponde un risparmio di 2,5% di importazioni di gas. Un nuovo studio di Cambridge Econometrics mostra che l'efficienza negli edifici e l'elettrificazione del calore, attraverso pompe di calore, porterebbero a un aumento di circa 1% del Pil annuale tra il 2030 e il 2050, con un incremento netto di posti di lavoro di 1,2 milioni di persone. Ridurre il consumo di gas è il modo migliore e strutturale per abbassare le bollette, i costi delle imprese e la spesa pubblica.

Una spinta sull'efficienza è però la grande assente dalle scelte del governo, a differenza di Germania e Francia. Sarebbe un grave errore pensare di sostituire il gas russo solamente attraverso nuovi import e duplicando il parco infrastrutturale.

È necessario invece un cambio di logica per la sicurezza energetica nazionale: quantificare prima quanto gas russo possiamo sostituire attraverso efficienza e rinnovabili nel breve (1 anno), medio (2-3 anni) e lungo periodo (al 2030). Poi calcolare di quanto gas sostitutivo abbiamo bisogno.

Combinando le opzioni di crescita di efficienza e rinnovabili con il pieno utilizzo delle infrastrutture esistenti, stimiamo che l'Italia riuscirebbe a sostituire gli attuali import russi senza ricorrere a nuove infrastrutture entro il 2025. Aggiungendo misure straordinarie di risparmio e di spinta delle rinnovabili, l'Italia riuscirebbe a ottenere questo risultato già dal prossimo inverno.

L'opzione più sicura e impattante per ridurre la spesa e la dipendenza dal gas è re-indirizzare i capitali sulle case degli italiani, responsabili del 30% del consumo diretto di gas, trattando l'efficienza energetica come una priorità di sicurezza nazionale e alternativa infrastrutturale. Ciò permetterebbe anche di fare meno ricorso a eventuali razionamenti forzati dell'industria e proteggere quindi il tessuto occupazionale e produttivo del Paese.

L'autore è co-fondatore del think tank sul climate change Ecco