✕

Perché la debolezza della Russia (e non la sua forza) fa paura

Ascolta l'audio

Con la guerra in Ucraina, e gli orrori di Bucha, Vladimir Putin ha scavato un fossato fra sé e l'Unione europea, ponendo le premesse della propria decadenza
3 minuti di lettura

Vladimir Putin ha trasformato la Russia e non solo il sistema internazionale. L'ossessione dell'attuale Zar di Mosca era di riportare la Russia ai tempi del suo vigore imperiale ma l'esito è opposto: una potenza depotenziata, che può al massimo aspirare a un rapporto di vassallaggio con la Cina. La Russia fa paura per la sua debolezza, combinata alle armi nucleari; non per la sua forza.

Con la guerra in Ucraina, e con gli orrori di Bucha, ha scavato un fossato fra sé e l'Unione europea, ponendo le premesse della propria decadenza. Come scriveva giorni fa il politologo Ivan Krastev, sarà un Paese in cui le merci verranno dalla Cina e le idee verranno dal passato. Non vivrà nel presente e non riuscirà a costruire il futuro.

Il passato a cui guarda Vladimir Putin è quello in cui i popoli slavi erano uniti nella Rus' di Kiev. Se questo spiega la centralità dell'Ucraina nella visione imperiale di Putin,…

Vladimir Putin ha trasformato la Russia e non solo il sistema internazionale. L'ossessione dell'attuale Zar di Mosca era di riportare la Russia ai tempi del suo vigore imperiale ma l'esito è opposto: una potenza depotenziata, che può al massimo aspirare a un rapporto di vassallaggio con la Cina. La Russia fa paura per la sua debolezza, combinata alle armi nucleari; non per la sua forza.

Con la guerra in Ucraina, e con gli orrori di Bucha, ha scavato un fossato fra sé e l'Unione europea, ponendo le premesse della propria decadenza. Come scriveva giorni fa il politologo Ivan Krastev, sarà un Paese in cui le merci verranno dalla Cina e le idee verranno dal passato. Non vivrà nel presente e non riuscirà a costruire il futuro.

Il passato a cui guarda Vladimir Putin è quello in cui i popoli slavi erano uniti nella Rus' di Kiev. Se questo spiega la centralità dell'Ucraina nella visione imperiale di Putin, la ritirata parziale da Kiev, combinata alla vendetta violenta contro la popolazione civile, ne decreta già il fallimento. Qualunque sia l'esito di questa guerra sciagurata, la grande Russia è finita, potrà al massimo controllare il Donbass e la Crimea. Lo scenario più probabile, mentre entriamo nella sesta settimana di guerra, è un conflitto congelato più esteso, dalle regioni orientali dell'Ucraina fino alle coste del Mare di Azov.

Nella Russia del dopo-guerra in Ucraina, l'anima euro-asiatica del Paese avrà preso il sopravvento sulla sua (potenziale) anima europea. All'inizio del suo mandato, nel 2000, Vladimir Putin guardava ancora a Occidente. Più di venti anni dopo, lo Zar del Cremlino considera i valori occidentali e democratici decadenti. E li considera un rischio per il proprio modello di società.

Per questa ragione, la guerra in Ucraina non ha solo portato alla rottura con gli Stati Uniti e l'Europa, generando nei fatti le premesse di una nuova guerra fredda, una guerra fredda 2.0. Ha anche messo a nudo i caratteri autoritari del regime russo, che non è più solo la "democrazia sovrana" teorizzata nel 2006 da Vladislav Surkov, ideologo del Cremlino; ma che è diventato nel tempo un regime corrotto e di polizia, dominato dagli apparati della forza, i famosi siloviki. E controllato da una cerchia sempre più ristretta al potere.

La storia ci dirà quanto i vertici militari abbiano avuto un peso decisionale nell'avvio della guerra in Ucraina; la sensazione, per ora, è che abbiano contato assai poco e stiano invece pagando gli insuccessi iniziali. Se il potere politico è concentrato negli uomini dei Servizi segreti rimasti accanto a Vladimir Putin, l'invasione dell'Ucraina - sebbene si stia traducendo, secondo i sondaggi più attendibili, in un aumento dei consensi popolari per lo Zar - condurrà a una ulteriore stretta autoritaria interna. Non è un caso che parte dell'élite di Mosca (intellettuale e tecnica) stia tentando di lasciare il Paese, con un brain drain che impoverirà la Russia delle sue migliori energie.

Certo: la Russia isolata dall'Europa e dagli Stati Uniti - con sanzioni che resteranno in vigore a lungo, se lo scenario sarà effettivamente quello di un conflitto congelato allargato - potrà sempre contare su una sponda cinese, ma da posizioni di inferiorità. E potrà appoggiarsi a quella vasta area grigia di Paesi, dall'India all'Iran, che hanno scelto di non schierarsi di fronte alla guerra in Ucraina.

L'Occidente che ha ritrovato la propria unità, almeno provvisoria, ha anche scoperto di essere abbastanza striminzito, nel mondo a più poli di oggi. Ma perdendo il mercato europeo, che rimane comunque il principale mercato mondiale, la Russia pregiudicherà anche la sua posizione di grande potenza energetica. La riconversione verso l'Asia sarà lunga e costosa; e dal momento che la Russia non produce altro che gas e petrolio, l'economia sarà un suo grande punto debole. Anche perché le sanzioni sull'export di tecnologia colpiranno al cuore il sistema produttivo.

Per ora, la nebbia della guerra, le misure finanziarie di sostegno al rublo, le incertezze europee sull'embargo energetico, permettono a Mosca di nascondere l'impatto della ritorsione economica occidentale, con i suoi costi anche per le nostre società. Ma l'impatto nel tempo ci sarà; e sarà molto rilevante. Non è un caso che figure come Elvira Nabiullina, capo della Banca centrale di Russia, abbiano tentato la strada delle dimissioni, rifiutate da Vladimir Putin.

Tutto questo - la crisi interna che investirà la Russia, come prodotto della guerra in Ucraina - non significa che un cambio di regime sia uno scenario probabile. E nemmeno che gli Stati Uniti e i più interventisti dei Paesi europei, a cominciare dalla Gran Bretagna e dalla Polonia, possano porsi questo obiettivo. Ma significa che il costo della guerra, per Mosca, sarà in ogni caso molto alto - anche se Putin fosse in grado di dichiarare una qualche forma di "vittoria".

La Russia post-ucraina sarà un Paese isolato dall'economia occidentale, abbandonato da parecchie imprese globali per motivi di reputazione, privato di tecnologie vitali, lasciato da una parte del suo capitale umano migliore. E a quel punto si avrà la prova della verità: lo scontro fra idee mistiche sul passato e il desiderio di futuro che investe qualsiasi società.

Dopo la fine della Guerra Fredda, pensavamo che la Russia avrebbe seguito necessariamente un'evoluzione occidentale, simile a quella della Germania del secondo Dopoguerra. In realtà, come nota ancora Ivan Krastev, la Russia degli ultimi decenni sembra piuttosto la Germania frustrata del periodo successivo alla Prima guerra mondiale. Abbiamo sbagliato percezioni una volta. Cerchiamo di non sbagliare una seconda volta, pensando che la Russia sia destinata comunque ad essere dominata da un regime autocratico. L'Europa non potrà essere sicura ai confini di una Russia del genere.

Anche per questo, per la difesa della nostra sicurezza, oggi dobbiamo appoggiare l'Ucraina nella sua battaglia coraggiosa e sanguinosa per la libertà. Al tempo stesso, dobbiamo anche impostare la guerra fredda 2.0 senza compiere errori: quando verrà la prova della verità, l'Occidente dovrà essere pronto a sostenere quella parte della Russia che vorrà seppellire il passato e raccogliere la sfida del futuro.