Una crisi umanitaria gravissima in Ucraina. Orrore, stragi di civili, di bimbi innocenti. Stupri. Corpi violati. E poi più di 7 milioni di profughi all’interno, 4 milioni 245 mila costretti a fuggire fuori dal Paese,donne e bambini nel 90 per cento dei casi (Unhcr al 4 aprile).
Già prima dell’invasione russa tante, troppe, erano le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese nel mondo. A metà del 2021, 26 milioni 600 mila. Due terzi provenivano da cinque paesi, la Siria, il Venezuela, l’Afghanistan, il Sudan del Sud e il Myanmar.Tra questi il dato più elevato è rappresentato dalla tragedia dei siriani, costretti alla fuga dal Paese in 6 milioni 800 mila in seguito alla guerra in cui Vladimir Putin gioca tuttora un ruolo di primo piano. Seguono i venezuelani fuggiti in più di 4 milioni, e poi gli afgani pari a due milioni 600 mila. Se si considerano anche i profughi interni al loro Paese ormai il numero supera i 9…
Una crisi umanitaria gravissima in Ucraina. Orrore, stragi di civili, di bimbi innocenti. Stupri. Corpi violati. E poi più di 7 milioni di profughi all’interno, 4 milioni 245 mila costretti a fuggire fuori dal Paese,donne e bambini nel 90 per cento dei casi (Unhcr al 4 aprile).
Già prima dell’invasione russa tante, troppe, erano le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese nel mondo. A metà del 2021, 26 milioni 600 mila. Due terzi provenivano da cinque paesi, la Siria, il Venezuela, l’Afghanistan, il Sudan del Sud e il Myanmar.Tra questi il dato più elevato è rappresentato dalla tragedia dei siriani, costretti alla fuga dal Paese in 6 milioni 800 mila in seguito alla guerra in cui Vladimir Putin gioca tuttora un ruolo di primo piano. Seguono i venezuelani fuggiti in più di 4 milioni, e poi gli afgani pari a due milioni 600 mila. Se si considerano anche i profughi interni al loro Paese ormai il numero supera i 90 milioni.
La maggioranza degli ucraini è stata accolta dall’Europa. Non era affatto scontato. Dovrà essere ben gestito. Anche perché il carico dell’accoglienza sta gravando su pochi Paesi. La Polonia ne sta ospitando più della metà, due milioni 470 mila, la Romania 648 mila, l’Ungheria 394 mila, la Slovacchia 301 mila. E tra questi ci sono Paesi che non erano d’accordo ad accogliere persone disperate che scappavano dalla guerra ai tempi dell’esodo siriano.Tanto è che tre milioni 700 mila siriani vivono in condizioni difficilissime in Turchia, dopo l’accordo fatto dall’Europa con il presidente Erdogan.
Ma questi Paesi hanno aperto le porte oggi. Sanno che vuol dire sottostare alla dittatura di Putin, sentono gli ucraini come fratelli e sorelle. Speriamo anche che questa esperienza aiuti a comprendere che l’accoglienza dei profughi è un valore fondante dell’Europa, al di là del colore della pelle e della provenienza.
Anche l’Italia sta facendo la sua parte. Ottantamila ucraini sono arrivati nel nostro Paese. Ventiduemila sono bambini. La stragrande maggioranza sono donne. Hanno fruito di una accoglienza diffusa in primis da parte della comunità ucraina residente che è formata da 230 mila persone, con un 78 per cento di donne, ed è ben integrata nel nostro Paese. Solo 5000 hanno avuto bisogno del nostro sistema di accoglienza.
Un dato preoccupante è quello dei rifugiati ucraini in Russia. Sono tanti, 350 mila fino al 29 marzo, e 16 mila in Bielorussia. Non si sa quanti siano stati forzati ad andare in Russia, neanche Unhcr che fornisce questi dati, può dirlo.Ma la preoccupazione è d’obbligo, potrebbero essere veramente tanti. Quanti diventeranno nei prossimi giorni? Che ne sarà di loro se non si procederà velocemente verso una pace giusta?
Bisognerà saper distribuire il carico dell’accoglienza tra tutti i Paesi europei, altrimenti la situazione diventerà insostenibile. Sarà un precedente per far capire che le frontiere europee non sono dei singoli Stati ma dell’Unione. E bisognerà prepararsi ad ulteriori arrivi, a una permanenza lunga e alla piena integrazione.
Mai come in questa occasione gli europei sono stati così vicini e solidali tra loro e hanno condiviso i valori fondanti di libertà e democrazia, così ferocemente attaccati, rispondendo anche con l’accoglienza e la solidarietà. Questi due anni di pandemia e guerra contano come un secolo nella coscienza di sé del popolo europeo.
La sfida che l’Europa ha di fronte è grandissima, è quella di essere capace al tempo stesso di sostenere la resistenza ucraina,anche inviando armi, rafforzare le sanzioni al regime di Putin, accogliere la popolazione rifugiata con equità, adottare misure adeguate per garantire una crescita inclusiva, sostenere un processo di pace globale e strutturale.
L’Europa dovrà anche garantire che tutti i Paesi che ne fanno parte rispettino lo stato di diritto e ne siano alfieri nel mondo, intensificando e soprattutto ampliando l’azione intrapresa dalla Commissione europea, che vincola l’erogazione dei fondi ai Paesi, al rispetto dello stato di diritto.
Linda Laura Sabbadini è direttora centrale Istat. Le opinioni qui espresse sono esclusiva responsabilità dell’autrice e non impegnano l’Istat.