Il 31 marzo è terminato lo stato di emergenza: ma dall'emergenza siamo veramente fuori? Non del tutto. La situazione è complessa ed è costituita da luci e ombre.
Tra le ombre, oltre alle molte centinaia di morti che siamo costretti a contare ogni settimana, quella più preoccupante è la contagiosità del virus che, con la variante Omicron 2, ha raggiunto un livello altissimo e colloca Sars-CoV-2 tra gli agenti infettivi più contagiosi presenti sul pianeta Terra. La possibilità di evitare l'infezione in ambienti chiusi con il solo distanziamento è a questo punto molto aleatoria, perché il virus si trasmette principalmente attraverso l'aerosol emesso dai pazienti contagiosi che - come il fumo di sigaretta - può permanere per molto tempo nell'aria e può percorrere distanze ben superiori ai canonici due metri. Per proteggersi ci vogliono sia la mascherina sia un adeguato ricambio d'aria. …
Il 31 marzo è terminato lo stato di emergenza: ma dall'emergenza siamo veramente fuori? Non del tutto. La situazione è complessa ed è costituita da luci e ombre.
Tra le ombre, oltre alle molte centinaia di morti che siamo costretti a contare ogni settimana, quella più preoccupante è la contagiosità del virus che, con la variante Omicron 2, ha raggiunto un livello altissimo e colloca Sars-CoV-2 tra gli agenti infettivi più contagiosi presenti sul pianeta Terra. La possibilità di evitare l'infezione in ambienti chiusi con il solo distanziamento è a questo punto molto aleatoria, perché il virus si trasmette principalmente attraverso l'aerosol emesso dai pazienti contagiosi che - come il fumo di sigaretta - può permanere per molto tempo nell'aria e può percorrere distanze ben superiori ai canonici due metri. Per proteggersi ci vogliono sia la mascherina sia un adeguato ricambio d'aria. Ma queste condizioni non sempre si verificano e purtroppo registriamo continuamente nuovi focolai. Qualche giorno fa si è tenuta a Washington una cena alla quale hanno partecipato numerosi leader politici statunitensi: in nome del ritorno alla normalità hanno cenato, sono stati insieme, hanno pure cantato Auld Lang Syne (il nostro Il valzer delle candele) tenendosi per mano. Come risultato i positivi si stanno contando a dozzine, compresi il ministro della Giustizia e il ministro del Commercio: il Covid non fa discriminazioni tra umili e potenti.
Pur essendo il virus diventato lievemente meno patogeno, è inappropriato parlare di una sua "raffreddorizzazione". A Hong Kong, in assenza di una copertura vaccinale adeguata, questa variante ha ucciso un paziente su cinque. È evidente che non si può accostare al raffreddore una malattia con una simile letalità. Piuttosto, quello che veramente rende il Covid estremamente meno grave è il vaccino. È ormai provato da dati molto solidi che per avere una adeguata protezione sono indispensabili tre dosi, che non solo diminuiscono (anche in presenza della variante Omicron 2) in maniera notevolissima i ricoveri e i decessi, ma sono pure in grado di proteggere in misura rilevante dall'infezione lieve. Dunque il vaccino, anche se molti dicono il contrario, ha un effetto nell'ostacolare la circolazione del virus nella popolazione.
L'efficacia eccezionale della vaccinazione è una luce che però in Italia diventa anche un'inspiegabile e incomprensibile ombra: nonostante il vaccino unisca l'efficacia formidabile a una sicurezza estrema ci sono quasi sette milioni di italiani che hanno rifiutato di vaccinarsi: di questi quasi un milione sono ultracinquantenni e corrono un concreto rischio di ammalarsi gravemente a causa di un virus che, nelle condizioni attuali, è estremamente difficile da evitare. Il perché di questo autolesionista atto irrazionale immagino sarà materia futura di studio per sociologi e storici, nel frattempo è tuttavia evidente che la spinta esercitata nei confronti di questi cittadini per spingerli al vaccino si è praticamente esaurita. Le nuove vaccinazioni si riducono da mesi del 20% ogni settimana, e nell'ultima sono calate addirittura di oltre il 35%. Ancora peggio stanno andando le vaccinazioni pediatriche dei bambini dai 5 agli 11 anni, ferme a un deludente 34%. Anche se l'emergenza non è finita, indubbiamente molti nostri concittadini la ritengono terminata e non considerano sia più necessario vaccinarsi. Sarebbe importante convincerli che sono giunti a una conclusione profondamente sbagliata.
L'elemento più positivo consiste nel fatto che, visto che la gran parte della popolazione italiana si è sottoposta alla vaccinazione, la situazione è totalmente diversa da quella delle ondate precedenti e ad aumenti vertiginosi di casi non è corrisposto un aumento di ricoveri e morti. Ulteriore motivo di tranquillità può derivarci dalla disponibilità di nuovi farmaci antivirali che sono estremamente efficaci nel prevenire le conseguenze gravi dell'infezione (a patto che siano somministrati tempestivamente, e questo purtroppo non accade in tutto il Paese). Però dobbiamo anche abituarci all'idea che - a meno della scoperta di vaccini molto più efficaci di quelli disponibili nel bloccare l'infezione - pensare di fare sparire con l'immunità di gregge un virus così contagioso è una speranza del tutto irrealistica.
Siamo riusciti a fare sparire il vaiolo e la poliomielite dalle nostre vite. Al contrario saremo costretti, volenti o nolenti, a convivere - almeno temporaneamente - con il Covid. Ma dovremmo avere ben chiaro che convivere con un virus non significa vivere come se il virus non ci fosse. Vaccinazione universale con tre dosi, mascherine negli ambienti chiusi e affollati insieme alla pronta somministrazione dei farmaci antivirali nei pazienti a rischio sono elementi indispensabili perché questa convivenza forzata causi il minor numero possibile di danni.
Con questo articolo comincia la collaborazione con Repubblica del professor Roberto Burioni, medico, ordinario di Microbiologia e Virologia all'Università Vita-Salute San Raffele di Milano.