Da Parigi la tentazione del voto
di Stefano Folli , di Stefano FolliIl risultato del primo turno in Francia proietta la sua ombra sull'Italia e sarebbe strano il contrario. I due Paesi sono diversi per assetto costituzionale e modello elettorale, eppure le somiglianze esistono e il nesso è nei fatti: come sempre nella Storia e probabilmente mai come nei giorni che stiamo vivendo.
Marine Le Pen va al ballottaggio senza il trionfo preannunciato e soprattutto senza il sorpasso su Macron che qualcuno aveva messo in conto. Ma dietro di lei c'è Mélenchon, mai così forte, esponente della sinistra massimalista e disponibile. Ancora più indietro c'è Zemmour. Cosa li lega, tutti e tre? Intanto il fatto che la somma virtuale dei loro voti supera il 50 per cento. Poi il fastidio per l'Unione europea e in generale per gli assetti dell'occidente, in primo luogo le alleanze militari. Questo intreccio di estrema destra ed estrema sinistra si salda nel rapporto obliquo con la Russia di Putin, evidente nel…
Il risultato del primo turno in Francia proietta la sua ombra sull'Italia e sarebbe strano il contrario. I due Paesi sono diversi per assetto costituzionale e modello elettorale, eppure le somiglianze esistono e il nesso è nei fatti: come sempre nella Storia e probabilmente mai come nei giorni che stiamo vivendo.
Marine Le Pen va al ballottaggio senza il trionfo preannunciato e soprattutto senza il sorpasso su Macron che qualcuno aveva messo in conto. Ma dietro di lei c'è Mélenchon, mai così forte, esponente della sinistra massimalista e disponibile. Ancora più indietro c'è Zemmour. Cosa li lega, tutti e tre? Intanto il fatto che la somma virtuale dei loro voti supera il 50 per cento. Poi il fastidio per l'Unione europea e in generale per gli assetti dell'occidente, in primo luogo le alleanze militari. Questo intreccio di estrema destra ed estrema sinistra si salda nel rapporto obliquo con la Russia di Putin, evidente nella Le Pen. È qui forse la maggiore insidia che ancora pesa sulla rielezione di Macron, sullo sfondo di una condizione sociale ed economica del Paese tutt'altro che positiva. Il dato nuovo è Mélenchon che ieri sera ha negato qualsiasi appoggio a Marine Le Pen ("sappiamo per chi non dobbiamo votare al secondo turno"). Ma non sappiamo come reagiranno i suoi elettori, senza dubbio tra i più incerti e sofferenti per le conseguenze della crisi.
Ecco allora il caso italiano. Non c'è bisogno della vittoria finale di Marine Le Pen - peraltro improbabile - per immaginare che da Parigi venga una spinta alle elezioni anticipate. Si capisce perché. La legislatura sembra vicina alla sua conclusione, nonostante che abbia ancora un anno di vita. È il tessuto della quasi-unità nazionale che si sta lacerando. La guerra in Ucraina ha sconvolto l'agenda dei governi dell'Unione, con il timore di una nuova recessione. Ma il conflitto apre un'opportunità per chi, come Lega e Cinque Stelle, mostra l'esigenza sempre più evidente di recuperare consenso. Salvini e Conte, i più ambigui sulle responsabilità russe e i più freddi verso le ragioni della solidarietà occidentale, sono anche i meno interessati a proseguire la legislatura fino al prossimo anno. Immaginano, non senza motivo, che qui ad allora perderanno altro terreno. Al tempo stesso vedono il disordine che agita la Francia, la crescita dell'asse populista Le Pen-Mélenchon-Zemmour e si preparano a giocare le loro carte in uno scenario comunque turbolento per l'Unione. Quel che vale oggi a Parigi, potrebbe valere domani a Roma. Già adesso il nostro centrodestra è tentato di leggere le notizie francesi come uno stimolo a sanare le sue contraddizioni, appunto con una corsa verso il voto. Il tema della delega fiscale, cioè le tasse sulla casa, è il migliore casus belli per lo schieramento che non si fida delle garanzie del governo. È in effetti uno spartiacque, a maggior ragione dopo che anche Berlusconi, di ritorno sulla scena, ha afferrato la stessa bandiera di Salvini e - all'opposizione - di Giorgia Meloni. Senza dimenticare la riforma della giustizia e le divisioni che alimenta, sullo sfondo dei referendum di giugno.
La differenza riguarda ancora la politica estera, su cui Berlusconi è stato esplicito e anche Giorgia Meloni dimostra di aver scelto l'intesa euro-atlantica, sia pure in una visione conservatrice. Il vero sostenitore della Le Pen in Italia resta Salvini.