L'uso delle armi proibite
di Stefano Massini , di Stefano MassiniChi furono i primi, nella storia, a proporre un’intesa internazionale contro l’uso di armi distruttive? Furono i russi, che oggi starebbero di nuovo per usarle. Era l’anno 1868, e lo zar Alessandro II convocò a San Pietroburgo le allora massime potenze militari, per siglare un accordo senza precedenti: da quel momento in poi, in guerra, si sarebbe rinunciato all’uso di quelle munizioni (di recentissima invenzione) che avrebbero garantito immani massacri, se usate sui civili. Era una pagina rivoluzionaria, perché la guerra era sempre stata intesa come uno spazio brado, in cui la sopraffazione finale costituisse l’unico principio determinante, in un confronto deregolato, senza perimetri etici.
Chi furono i primi, nella storia, a proporre un’intesa internazionale contro l’uso di armi distruttive? Furono i russi, che oggi starebbero di nuovo per usarle. Era l’anno 1868, e lo zar Alessandro II convocò a San Pietroburgo le allora massime potenze militari, per siglare un accordo senza precedenti: da quel momento in poi, in guerra, si sarebbe rinunciato all’uso di quelle munizioni (di recentissima invenzione) che avrebbero garantito immani massacri, se usate sui civili. Era una pagina rivoluzionaria, perché la guerra era sempre stata intesa come uno spazio brado, in cui la sopraffazione finale costituisse l’unico principio determinante, in un confronto deregolato, senza perimetri etici.
Viceversa, a fine Ottocento, lo sviluppo delle tecnologie impressionò per primi i regnanti, che percepirono la necessità di frapporre un argine razionale fra la propria brama di predominio e il prezzo in vite umane per saziarlo. Ma fra tutti, furono i russi a fare il primo passo, ponendo la questione all’ordine del giorno. Tuttavia la scienza continuava nel frattempo le sue ricerche, i cui esiti finivano non di rado per stimolare gli istinti dei Capi di Stato Maggiore, cosicché, negli ultimissimi anni del secolo, toccò ancora a uno zar — stavolta Nicola II — indire una conferenza di pace che imbrigliasse la guerra in un sistema di regole condivise. Ne nacque la celebre Conferenza dell’Aia, a cui l’erede Romanoff teneva talmente tanto da farla iniziare nel giorno stesso del suo compleanno. In quel consesso fu esplicitamente vietato l’uso bellico di sostanze chimiche, e il riferimento più recente era agli esplosivi al cloro che si diceva fossero stati approntati dagli americani durante la Guerra Civile (per la cronaca: lo zio Sam fu il solo a votare contro la risoluzione dell’Aia, dichiarandosi a favore di ulteriori usi militari dei gas).
Il Novecento si apriva, dunque, grazie ai russi, con la novità incredibile di una umanizzazione della guerra, sottratta alle sue potenziali carneficine e alle mattanze di un’alleanza fra i laboratori di ricerca e i depositi di artiglieria. Peccato che neppure vent’anni dopo scoppiasse la Grande Guerra, in cui le armi proibite ebbero il loro exploit. Fu in quell’occasione che i tedeschi allestirono il debutto dell’iprite (che noi italiani fummo felicissimi di usare e lodare, con il Duce), e insieme all’iprite comparvero le munizioni al fosforo bianco, ovvero le progenitrici delle bombe sull’Iraq, sulla Siria e in Ucraina’22. È allora un’evidenza storica che un legame di barbarie unisca questa nostra guerra del Terzo Millennio al primo dei due conflitti mondiali, in cui peraltro le bombe al fosforo vennero lanciate prevalentemente contro blindati e macchine belliche, per risparmiarne l’impatto devastante. Oggi? Oggi assistiamo a una regressione, come se la tutela dei corpi non fosse più una priorità. La mattanza dell’ultima guerra, coronata da Hiroshima, ci fece trasalire sull’ecatombe in nome del dio Ares, ma col nuovo millennio la percezione è di nuovo mutata, forse perché il pianeta ci appare come una somma di account più che un congresso biologico, in cui le masse dialogano coi clic, e dunque non sorprende che la mattanza dei corpi fisici sia divenuta del tutto pleonastica. Gli zar di fine Ottocento convocavano congressi per mettere museruola e guinzaglio agli eserciti, ma i loro discendenti di un secolo dopo non solo glieli tolgono, ma addestrano il mastino a colpire la giugulare, perché dal videogame cruento siamo passati al gradino ulteriore, quello in cui non esiste carneficina perché non esiste più carne, ma solo un body virtuale.