Francia, una destra da vergognarsi
di Bernard Guetta , di Bernard GuettaOgni volta, l'intervista deviava. Non era più l'europeità della Russia. Non era più il fatto che nessun occidentale, tanto americano quanto europeo, si è mai sognato di annettere la più piccola zolla di territorio russo. Non era più il desiderio dell'Unione europea di poter garantire un giorno insieme alla Russia la stabilità e la prosperità del nostro continente comune, "la nostra casa comune", come diceva Mikhail Gorbaciov.
Non era neppure l'avere un'unica storia e un'unica cultura, come ricorda l'"Appello al popolo russo" reso noto di recente dai presidenti dei quattro gruppi politici più importanti del Parlamento europeo e da me. …
Ogni volta, l'intervista deviava. Non era più l'europeità della Russia. Non era più il fatto che nessun occidentale, tanto americano quanto europeo, si è mai sognato di annettere la più piccola zolla di territorio russo. Non era più il desiderio dell'Unione europea di poter garantire un giorno insieme alla Russia la stabilità e la prosperità del nostro continente comune, "la nostra casa comune", come diceva Mikhail Gorbaciov.
Non era neppure l'avere un'unica storia e un'unica cultura, come ricorda l'"Appello al popolo russo" reso noto di recente dai presidenti dei quattro gruppi politici più importanti del Parlamento europeo e da me. No, ciò su cui mi rivolgeva domande la stampa russa in esilio era l'approvazione popolare di cui sembra beneficiare "l'operazione speciale" in Ucraina.
Li sentivo infelici, smarriti, vergognosi della loro stessa nazione ma, a pochi giorni dal ballottaggio per le presidenziali francesi, non posso esimermi dal pensare che, se quelle interviste si svolgessero adesso, potrei essere io a chiedere loro che cosa pensano di una Francia nella quale domenica prossima Marine Le Pen potrebbe prevalere, dato che i sondaggi la collocano a pochi punti da Emmanuel Macron.
Toccherebbe a me provare vergogna, perché una metà dei francesi, di ogni classe sociale e di ogni livello di istruzione, sostiene ormai l'estrema destra e condivide l'ostilità verso i musulmani, il rifiuto delle élite e il desiderio di tornare, dietro a frontiere di nuovo sigillate, a un passato mitizzato di certezze e di grandeur nazionali. Provo vergogna perché non è vero che quegli elettori sarebbero tutti emarginati della globalizzazione, delle delocalizzazioni industriali e della desertificazione delle campagne abbandonate dai servizi pubblici. Numerosi borghesi grandi e piccoli delle metropoli più ricche, numerosi studenti delle migliori università, numerose persone che non hanno alcun problema a prendersela con chicchessia oggi in Francia votano a favore di una estrema destra nazionalista che è risorta, come negli Stati Uniti, in Ungheria, in Brasile, in Polonia, in Russia, in India e, con minor vigore, un po' ovunque.
Si tratta di una risurrezione, perché questa estrema destra non ha mai smesso di esistere. Era stata costretta a mimetizzarsi nelle destre e talvolta anche nelle sinistre democratiche, tanto il nazismo l'aveva infangata, e adesso si sente di nuovo libera di esprimere il suo disprezzo per la democrazia e la sua aspirazione a regimi forti.
Soltanto pochi giorni fa rispondevo a quei giornalisti russi che, quando non si vede la possibilità di opporsi a un'ingiustizia, si preferisce ignorarla, proprio come si distoglie lo sguardo dal mendicante che vi tende la mano. Ricordavo loro che, alla fine degli anni Cinquanta, una schiacciante maggioranza della popolazione francese si era rifiutata di credere che l'esercito aveva fatto comunemente uso della tortura in Algeria - proprio quando i giornali indipendenti lo dimostravano di giorno in giorno.
Dicevo loro che ammettere che il proprio Paese, i propri soldati, i propri figli possano essere diventati malvagi è sempre difficile, e che ancora più difficile che ammetterlo è sentirsi in obbligo di scendere in piazza ad affrontare le manganellate e rischiare il carcere. Dicevo anche che negli Stati Uniti il movimento contro la guerra non era nato dalla sera alla mattina. Oggi, tuttavia, non direi loro queste cose.
Oggi direi loro che la socialdemocrazia e la democrazia cristiana, la sinistra e la destra, le due grandi forze politiche del dopoguerra, sono intellettualmente stremate dal loro successo; che non sono più capaci di rispondere alle sfide di questo secolo perché sono nate, circa duecento anni fa, dalla prima rivoluzione industriale e non ci si deve stupire se il vuoto creato dal loro arretramento poco alla volta viene riempito dalle estreme destre.
Direi loro che il nazionalismo, lo spirito di dominio e il ricorso alla forza bruta stanno quindi facendo ritorno e che contro il loro ritorno tutti gli uomini desiderosi di pace e di libertà devono mobilitare le loro risorse intellettuali, facendo fronte comune come i filosofi dell'Illuminismo nel XVIII secolo o i difensori della giustizia sociale nel XIX.
Direi loro che è iniziata una nuova, lunghissima battaglia, tanto decisiva quanto universale e che tutti noi, al di là delle frontiere, dobbiamo cercare e trovare il modo di vincerla.
Traduzione di Anna Bissanti