I bambini e la guerra: perché le menti dei più piccoli vanno protette dai grandi traumi
di Massimo Ammaniti , di Massimo AmmanitiDurante le guerre i bambini, direttamente vittime oppure soltanto spettatori indiretti, sono costretti a subire le conseguenze più pesanti, anche perché non sono in grado di comprendere a pieno il significato di quello che accade. Per loro, soprattutto se sono piccoli, la guerra rappresenta una minaccia perlopiù astratta che riguarda gli adulti, anche se poi ne vengono emotivamente coinvolti, ad esempio vedendo i genitori che guardano ansiosamente la tv o ne parlano fra loro con aria allarmata.
Se poi la guerra investe le famiglie, come sta succedendo in Ucraina, i bambini assistono alla partenza del padre per il fronte o sono costretti ad abbandonare la propria casa, gli amici e le abitudini quotidiane per rifu…
Durante le guerre i bambini, direttamente vittime oppure soltanto spettatori indiretti, sono costretti a subire le conseguenze più pesanti, anche perché non sono in grado di comprendere a pieno il significato di quello che accade. Per loro, soprattutto se sono piccoli, la guerra rappresenta una minaccia perlopiù astratta che riguarda gli adulti, anche se poi ne vengono emotivamente coinvolti, ad esempio vedendo i genitori che guardano ansiosamente la tv o ne parlano fra loro con aria allarmata.
Se poi la guerra investe le famiglie, come sta succedendo in Ucraina, i bambini assistono alla partenza del padre per il fronte o sono costretti ad abbandonare la propria casa, gli amici e le abitudini quotidiane per rifugiarsi in altri Paesi dove tutto diventa imprevedibile e allarmante.
Quantunque i genitori cerchino di proteggere i figli non possono evitare che ne siano coinvolti anche più pesantemente, come è successo a molti bambini durante le guerre colpiti dai proiettili o terrorizzati dai bombardamenti. Ricordiamo tutti le foto dei bambini vietnamiti durante la guerra che ha insanguinato il loro Paese, occhi sgranati, volto congelato dal terrore, una reazione quasi automatica che si attiva quando ci si trova di fronte al pericolo.
E se queste situazioni traumatiche si ripetono possono comportare conseguenze durature sullo sviluppo della personalità non solo dei bambini ma anche degli adolescenti. Una ricerca effettuata recentemente fra gli adolescenti palestinesi fra gli 11 e i 17 anni che risiedono nella striscia di Gaza, sottoposti a bombardamenti e incursioni militari, ha messo in luce che il 53% presenta disturbi post-traumatici.
I ricordi dei traumi subiti, soprattutto se hanno provocato un coinvolgimento personale, tendono a ricomparire negli adolescenti con flash visivi che riattivano ogni volta il terrore che si era provato al momento dell'evento. Infatti l'impatto dei traumi non si estingue mai, i vissuti soggettivi riemergono improvvisi con una carica emotiva travolgente.
Sicuramente i bambini e gli adolescenti che subiscono direttamente la guerra vanno incontro a conseguenze gravi e a volte irreversibili, ma anche quanti respirano di lontano il clima minaccioso della guerra.
È quello che si è osservato durante la guerra in Ucraina, adolescenti italiani che manifestano paure e ansie irrazionali. Ad esempio una ragazza adolescente, brillante e studiosa, alle prime avvisaglie della guerra ha avuto gravi disturbi del sonno non riuscendo più ad addormentarsi, rimanendo ore a elucubrare sui possibili pericoli che può subire. E al mattino rivolgendosi ai genitori o agli amici ripete ossessivamente che se venisse richiamata in guerra si suiciderebbe, nonostante venga rassicurata che questo non le potrebbe succedere. Pur rendendosi conto dell'incongruità dei suoi pensieri, continua a pensare che per sfuggire ai pericoli si potrà rifugiare in Polinesia, un luogo sicuro lontanissimo dalla guerra dove potrà ritrovare la sua sicurezza.
L'insistenza delle immagini tv sugli orrori della guerra in Ucraina ha lasciato segni indelebili nella mente dei bambini e degli adolescenti, soprattutto in famiglie con la tv sempre accesa. Come è stato messo in luce dall'American Academy of Pediatrics, la violenza dei media costituisce un rischio significativo per la salute dei bambini e degli adolescenti.
Nei bambini più piccoli le immagini violente vengono assorbite direttamente, condizione facilitata dal fatto che a questa età è difficile elaborare la percezione in un contesto appropriato senza sentirsi vittime di quello che sta succedendo. E d'altra parte gli adulti spesso non sono presenti a proteggere i figli dalle immagini e non li aiutano a comprendere ciò che viene trasmesso. Vi è il rischio che la stessa percezione del mondo possa essere falsata facendo temere che sia un luogo pericoloso nel quale si viene sopraffatti dalla violenza.
Le immagini della guerra hanno risonanze profonde non solo a livello conscio ma anche inconscio, come venne documentato decenni fa dalla grande psicoanalista Melanie Klein, che durante la Seconda guerra mondiale analizzò in Inghilterra un ragazzino di 10 anni che presentava fobie e angosce profonde per il timore che Hitler, figura paterna minacciosa e crudele, potesse aggredire sua madre.
Sono le angosce che molti bambini e ragazzi vivono ogni giorno, quantunque non così gravi, è compito dei genitori proteggerli e rassicurarli evitando che il loro mondo sia invaso da immagini minacciose.