Ucraina, escalation in Europa
di Andrea Bonanni , di Andrea BonanniIl confronto tra la Russia e l'Occidente entra in una nuova fase contraddistinta da un'escalation simmetrica. Se saranno confermate dai fatti, e in parte già lo sono, le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio europeo in visita a Kiev segnano una svolta nella guerra contro Putin. "Noi vogliamo la vittoria dell'Ucraina e siamo determinati a fare di tutto per sostenere Kiev", ha detto Charles Michel al termine dell'incontro con Zelensky.
Mentre i negoziati sono ad un punto morto ed entrambe le parti si rinfacciano di non volere un accordo, mentre i russi stanno lanciando una offensiva su larga scala per occupare l'Est del Paese, l'Europa sembra aver abbandonato ogni speranza di mediazione per una soluzione pacifica e punta apertamente alla sconfitta di Mosca.
Se il Cremlino si illudeva di dichiarare conclusa "l'operazione militare speciale" con l'occupazione del Donbass nell'anniversario della vittoria …
Il confronto tra la Russia e l'Occidente entra in una nuova fase contraddistinta da un'escalation simmetrica. Se saranno confermate dai fatti, e in parte già lo sono, le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio europeo in visita a Kiev segnano una svolta nella guerra contro Putin. "Noi vogliamo la vittoria dell'Ucraina e siamo determinati a fare di tutto per sostenere Kiev", ha detto Charles Michel al termine dell'incontro con Zelensky.
Mentre i negoziati sono ad un punto morto ed entrambe le parti si rinfacciano di non volere un accordo, mentre i russi stanno lanciando una offensiva su larga scala per occupare l'Est del Paese, l'Europa sembra aver abbandonato ogni speranza di mediazione per una soluzione pacifica e punta apertamente alla sconfitta di Mosca.
Se il Cremlino si illudeva di dichiarare conclusa "l'operazione militare speciale" con l'occupazione del Donbass nell'anniversario della vittoria sui nazisti il 9 maggio, potrebbe aver compiuto un altro tragico errore di calcolo.
L'Ucraina, che ha già costretto gli invasori a ritirarsi da Kiev e ad abbandonare il tentativo di installarvi un governo fantoccio, non sembra disposta a concedere né la Crimea né le due regioni di Donetsk e Lugansk contese da anni. Questi sono ormai gli unici obiettivi rimasti dell'offensiva scatenata da Putin, come ha riconosciuto il ministro degli Esteri Lavrov in un colloquio con il suo collega turco Cavusoglu. E l'Occidente si dice determinato a sostenere gli ucraini "fino alla vittoria".
Del resto le ultime settimane hanno visto una forte escalation quantitativa e qualitativa degli aiuti militari che europei e americani stanno mandando a Zelensky. Gli europei hanno già fornito armi per un miliardo e mezzo di dollari.
Gli americani, con l'ultimo pacchetto da ottocento milioni annunciato dal presidente Biden, sono arrivati a quattro miliardi. E le armi che arrivano agli ucraini non sono più esclusivamente difensive: si parla di aerei, elicotteri, droni, missili, mezzi blindati e artiglieria pesante con decine di migliaia di proiettili. Quanto serve per fermare l'offensiva russa e forse, a detta di Zelensky, per liberare in un prossimo futuro quel che resta delle città occupate, come Mariupol.
Anche sul fronte delle sanzioni, gli europei stanno accelerando per arrivare quanto prima a sospendere l'acquisto di petrolio russo. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si trova già sotto pressione perché accusato di essere troppo timido nel colpire gli interessi russi e nel fornire aiuti militari agli ucraini. È verosimile che, se uscirà rafforzato da una vittoria elettorale contro Marine Le Pen, il presidente francese Macron possa imprimere una svolta ancora più decisa alla politica europea nei confronti di Mosca.
Questo cambiamento di toni e di modi non è sfuggito al Cremlino. Che ha risposto a modo suo con il lancio di un nuovo super missile balistico intercontinentale che Putin ha definito "senza equivalenti" negli arsenali occidentali. Un'arma, ha affermato il presidente russo, "che farà riflettere due volte quelli che cercano di minacciarci con una retorica aggressiva".
Non è la prima volta che Mosca agita lo spauracchio dell'arma nucleare per intimorire l'Occidente. Ma il contesto, in questo caso, appare diverso. Se infatti l'obiettivo degli Stati Uniti e dei loro alleati è ormai diventato la vittoria dell'Ucraina sul campo, la logica conclusione è che l'Occidente non ritiene più possibile trovare un compromesso con il regime di Putin.
Le sanzioni già adottate, e ancor di più l'emancipazione dell'Europa dalla dipendenza energetica verso la Russia, non appaiono scelte facilmente reversibili. Tantomeno lo sarebbero se l'Ucraina fosse costretta ad accettare un cessate il fuoco che la privasse di una consistente fetta del proprio territorio e della propria sovranità, come esige il presidente russo.
La contesa, dunque, si sta progressivamente spostando dall'Ucraina alla Russia. Dalla difesa del legittimo governo di Kiev alla sopravvivenza del regime che Putin ha instaurato a Mosca. Questa, almeno, è l'implicita minaccia che l'Occidente manda al Cremlino. Che risponde con una esibizione dei suoi muscoli nucleari.