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La disparità della pandemia

Genova, il video dei bambini della scuola Rodari per la pace in Ucraina
Genova, il video dei bambini della scuola Rodari per la pace in Ucraina 

Il Rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile mette in risalto le difficoltà delle giovani generazioni

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Due anni di pandemia hanno consolidato diseguaglianze pre-esistenti, ma le hanno anche un po’ scompigliate. E’ quanto emerge dal Rapporto Istat sul Benessere  equo e sostenibile (BES).  Come era già successo con la crisi finanziaria, l’Italia sta recuperando più lentamente degli altri paesi europei l’occupazione perduta. Il recupero, inoltre, riguarda più il lavoro dipendente (anche se spesso a termine) che quello autonomo, che in Italia ha sempre costituito un bacino occupazionale importante. Riguarda, inoltre, più i giovani di entrambi i sessi e le donne di ogni età – i due gruppi che  avevano perso più occupazione - che non gli uomini adulti, riducendo in parte il gap di genere e generazionale che si era ulteriormente allargato nel primo anno di pandemia, anche se  non necessariamente per quanto riguarda la sicurezza dell’occupazione, che spesso è precaria. Per questo, nonostante la ripresa dell’occupazione, la povertà assoluta, già molto aumentata nel 2020, è rimasta stabile nel 2021. Non solo, è ulteriormente aumentata nel Mezzogiorno nonostante la ripresa occupazionale in queste regioni sia stata più vivace che nel Centro-Nord, a differenza di quanto era avvenuto dopo la crisi finanziaria. Un’occupazione precaria, il lavoro povero, soprattutto se è l’unico in famiglia, non dà un reddito sufficiente a far uscire dalla povertà. La percentuale di famiglie di lavoratori (per lo più operai e assimilati) povere  è rimasta infatti anch’essa stabile.

La persistenza di alti tassi di povertà assoluta è particolarmente grave tra i minorenni, dove è persino cresciuta, non solo rispetto al già non roseo periodo pre-pandemico segnato dagli strascichi della crisi finanziaria, ma anche rispetto al 2020, passando dall’11,4% del 2019 al 13,5% del 2020 al 14,2 del 2021 (a fronte del 9,1” delle persone tra i 35 e i 64 anni e al 5,3% degli ultrasessantacinquenni). Insieme alla mancanza di lavoro e alla sua precarietà, ne è responsabile anche il basso tasso di occupazione delle madri, specie se a bassa istruzione e con famiglie numerose. La pandemia ha ulteriormente aumentato le disuguaglianze, rispetto all’occupazione, tra donne con e senza figli, a sfavore delle prime, specie se con figli piccoli. Anche i giovani fino a 34 anni hanno un’incidenza di povertà più elevata degli altri adulti, anche se stabile rispetto al 2020: 11,1%. Le giovani generazioni dei ceti più modesti portano il peso del costo economico della pandemia, un fatto che, combinandosi con la diminuzione del loro peso demografico, mette a rischio la sostenibilità sociale del paese. E’ tra le bambine/i e adolescenti più poveri, infatti, che si concentra la povertà educativa, la dispersione scolastica esplicita e implicita, l’abbandono precoce degli studi, che poi a sua volta si traduce in  bassa qualità del lavoro cui si ha accesso – tutti fenomeni peggiorati dalla pandemia. Anche tra gli adolescenti e giovani non poveri, per  altro, la pandemia ha  inciso negativamente sul senso di benessere soggettivo e sulla percezione di avere qualcuno su cui contare al di fuori della famiglia. Mentre tra gli adulti nel 2021 è aumentata la percentuale di chi è soddisfatto della propria vita, nonostante la diminuita soddisfazione per le proprie relazioni e attività sociali, tra  gli/le adolescenti e i giovani di 14-19 anni la soddisfazione per la propria vita è diminuita, così come il benessere mentale ed aumentata la percentuale di chi dice di non aver amici su cui contare. La perdita di socialità in una fase della vita in cui è così importante per la crescita e per la definizione di sé, unita alla percezione di un orizzonte chiuso da una crisi senza fine sta bloccando emotivamente molti adolescenti. E’ un fenomeno da non sottovalutare, tanto più che la guerra russo-ucraina rischia di aggravare insieme alle disuguaglianze e alla povertà anche il senso di perdita di un futuro pensabile per le giovani generazioni.

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