Gli occhi dell'Europa saranno puntati su Parigi domenica sera. Il primo ad aver enfatizzato la dimensione sovranazionale dell'elezione francese è Emmanuel Macron che ha parlato di "referendum sull'Europa". E anche se a molti il paragone fa venire i brividi, nel ricordo del referendum del 2005 che aveva bocciato il progetto di Costituzione europea, questa volta Macron ha buone chance di vincere. La sua capacità di resilienza non potrà occultare la spinta dell'estrema destra verso livelli mai raggiunti prima, così come la "stanchezza democratica" che ha tenuto molti cittadini lontani dal dibattito e dalle urne, e un paesaggio politico in cui metà dei francesi ha votato al primo turno per partiti e movimenti radicali, pronti a scuotere le fondamenta dell'Ue.
Gli occhi dell'Europa saranno puntati su Parigi domenica sera. Il primo ad aver enfatizzato la dimensione sovranazionale dell'elezione francese è Emmanuel Macron che ha parlato di "referendum sull'Europa". E anche se a molti il paragone fa venire i brividi, nel ricordo del referendum del 2005 che aveva bocciato il progetto di Costituzione europea, questa volta Macron ha buone chance di vincere. La sua capacità di resilienza non potrà occultare la spinta dell'estrema destra verso livelli mai raggiunti prima, così come la "stanchezza democratica" che ha tenuto molti cittadini lontani dal dibattito e dalle urne, e un paesaggio politico in cui metà dei francesi ha votato al primo turno per partiti e movimenti radicali, pronti a scuotere le fondamenta dell'Ue.
A poche ore dal voto, l'invito alla Francia a difendere "valori comuni europei" firmato dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, insieme ai premier spagnolo e portoghese Pedro Sanchez e Antonio Costa, è un implicito appello a votare Macron. Una mossa inedita, che cancella la tradizionale prudenza delle cancellerie a non interferire negli scrutini nazionali. È l'ennesima dimostrazione che l'Ue è anche uno spazio politico comune, in cui tracimano proposte e paure oltre le frontiere. La pandemia e ora la guerra alle porte hanno accelerato le interdipendenze, nelle loro criticità ma anche nelle opportunità da cogliere.
La leadership francese si è imposta nell'Ue prima per la volitiva energia di Macron e ora per lo spazio non pienamente occupato da Scholz, tiepido sulle sanzioni e intrappolato nelle contraddizioni interne sull'aiuto militare all'Ucraina. La posizione della Germania è agli antipodi della Polonia, più vicina in questo al Regno Unito, ma è anche distante da Bruxelles con il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, arrivato a Kiev promettendo di dare all'Ucraina tutto il sostegno necessario per arrivare alla vittoria contro la Russia. Un passo avanti confermato dell'Alto rappresentante Josep Borrell nell'intervista a Repubblica.
Prima potenza militare dell'Ue, dopo che Londra ha fatto il Brexit, la Francia di Macron è stata finora attenta a non superare la linea rossa della "cobelligeranza". Il capo di Stato, nel ribadire il sostegno militare a Kiev, ha insistito sulla necessità di evitare un allargamento del conflitto. Macron è anche convinto che sia necessario mantenere un canale aperto con Vladimir Putin, nonostante abbia interrotto i contatti dopo i massacri di Bucha. Nel silenzio diplomatico degli ultimi giorni c'è stato anche un calcolo politico, ovvero denunciare più liberamente le compromissioni filo-russe di Marine Le Pen. Se sarà rieletto, è probabile che Macron tornerà a cercare un dialogo con Putin per ottenere un cessate il fuoco. E dovrà anche mantenere la sua promessa di andare a Kiev dove la sua posizione terzista, né appiattita sugli americani né allineata con i tedeschi, non è stata sempre apprezzata. Il presidente ucraino l'ha invitato per constatare il "genocidio" in corso, termine che Macron si è finora rifiutato di usare.
Nella sfilata di leader europei a Kiev spicca finora l'assenza del presidente francese e del cancelliere tedesco. Tra Parigi e Berlino ci saranno molti nodi da affrontare nei prossimi mesi, dalla riforma del Patto di Stabilità alla Difesa europea. Il riarmo della Germania annunciato da Scholz, con oltre 100 miliardi di investimenti, passa dagli Usa. Uno dei primi segnali è la scelta annunciata dalla Germania di comprare fino a trentacinque caccia F35 dagli americani. Una decisione che mette un'ipoteca sul Fcas (Future Combat Air System) lanciato da Francia, Germania e Spagna. Macron punta a creare un maxifondo europeo vincolato allo sviluppo di armamenti europei ma il rafforzamento della Nato provocato dalla guerra ai confini rischia di compromettere i suoi progetti. Davanti alla guerra, gli sguardi si rivolgono prima a Washington e l'autonomia strategica difesa da Parigi non è ancora condivisa da molti europei. Se il leader francese sarà confermato all'Eliseo, dovrà sfruttare gli ultimi due mesi di presidenza dell'Ue per compiere gesti forti. In una parte dell'élite europea si discute già della possibilità di condividere con i partner le due prerogative della Francia sul piano diplomatico e militare: il seggio al Consiglio di sicurezza Onu e la forza di deterrenza. Una proposta giudicata sempre irricevibile dai leader francesi. Ma senza il coraggio di rompere tabù, l'Europa della Difesa rischia di rimanere un'eterna incompiuta.