✕

25 aprile, adesso la festa ha un valore in più

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

Non indigna, però rattrista il padre che ieri, al parco, spingeva la figlia sull’altalena e domandava all’amico: «Ma il 25 è festa, no? Che festa era?». Rattrista come il sindaco di Medole, in provincia di Mantova, che esprime preoccupazione per gli studenti che cantano “Bella ciao” («è divisiva!»), poi un po’ ci ripensa e, goffamente, fa marcia indietro. Rattrista il genitore di Faenza che protesta con il consigliere comunale per il fatto che l’insegnante di musica abbia assegnato il canto partigiano come compito per le vacanze. «La politica deve rimanere fuori dalla scuola italiana», interviene a quel punto un consigliere regionale leghista. Senza rendersi conto di pronunciare un’enorme sciocchezza. Studiare è già un atto politico! Rattrista anche l’utente Twitter che lamenta la «retorica stantia» sul 25 aprile ed è convinto che la libertà …

Non indigna, però rattrista il padre che ieri, al parco, spingeva la figlia sull’altalena e domandava all’amico: «Ma il 25 è festa, no? Che festa era?». Rattrista come il sindaco di Medole, in provincia di Mantova, che esprime preoccupazione per gli studenti che cantano “Bella ciao” («è divisiva!»), poi un po’ ci ripensa e, goffamente, fa marcia indietro. Rattrista il genitore di Faenza che protesta con il consigliere comunale per il fatto che l’insegnante di musica abbia assegnato il canto partigiano come compito per le vacanze. «La politica deve rimanere fuori dalla scuola italiana», interviene a quel punto un consigliere regionale leghista. Senza rendersi conto di pronunciare un’enorme sciocchezza. Studiare è già un atto politico! Rattrista anche l’utente Twitter che lamenta la «retorica stantia» sul 25 aprile ed è convinto che la libertà di pensiero in Italia «non esiste più da tempo»: curioso che non si renda conto di averne disposto serenamente scrivendo il suo tweet. Indigna e rattrista il noto docente di sociologia del terrorismo che parla della felicità di suo nonno durante il regime fascista. Rattrista, ma non sorprende il dibattito surreale che le posizioni espresse dal presidente di Anpi hanno generato. Sorprende invece che la guerra in corso in Ucraina — anziché generare confronti tutto sommato superflui, quando non sterilmente ideologici, fra momenti storici diversi e diverse “resistenze” — non porti invece a una sola e trasversale conclusione. La data che indica, intanto, la fine di una guerra è la data più luminosa e più felice di qualunque calendario.


Nemmeno un 25 aprile che arriva, quest’anno, mentre siamo di fronte alle immagini di Mariupol distrutta o di Mykolaiv assetata basta a convincerti del privilegio, della ricchezza che questa data comporta per ciascuno di noi? È il 25 aprile che ti consente di vivere in pace da quasi otto decenni. È il 25 aprile che ti permette di usare l’hashtag #25aprile per dire la tua sul 25 aprile. È il 25 aprile che ti permette di discutere cosa sia stato il 25 aprile, di oltraggiarlo, o di appropriartene indebitamente, illudendoti di essere il partigiano che non sei mai stato. È il 25 aprile che ti consente di dire che la Costituzione «è una farsa», e — se non di essere apertamente fascista — perfino di non essere antifascista. Non c’è data più importante nel nostro calendario civile, non c’è data più decisiva anche per chi avrebbe voluto e vorrebbe abolirla: da monarchico, che so, può non essere tua la festa della Repubblica; da cittadino libero non può non essere anche tuo il 25 aprile. Non avrei mai pensato — scriveva Norberto Bobbio nel ’94 — che si dovesse cogliere l’occasione dell’anniversario non tanto per rievocare gli eventi, «quanto per farli capire a coloro che dopo mezzo secolo mostrano di non averli ancora capiti»: «La Liberazione ha posto le premesse per stabilire in Italia le condizioni di una libera gara fra parti diverse, avversarie, non più nemiche». E metteva un accento sul «senso di umana pietà» per tutte le vittime della guerra, e sulla compassione, «intesa letteralmente come “patire insieme” di fronte al dolore inestinguibile» che una guerra produce. È un dolore al presente, che — comunque si guardi politicamente il conflitto in corso — sarebbe osceno negare. Non basta questo, a vivere il 25 aprile 2022 con una commozione più intensa? A quanto pare, no. E a furia di distinguo e di rancori, di oltraggi e indifferenza, rischiamo di trovarci in una inquietante vignetta di Altan, che ricordo ogni volta che posso. Un bambino chiede: «Babbo, cosa è successo il 25 aprile?». E il papà, senza pensarci un attimo, risponde: «Niente».

 

 

 

 «Ma il 25 è festa, n