L'Europa ha subito negli ultimi sei anni un progressivo ridimensionamento nel sistema del potere globale. La Brexit, la fuga degli Usa e dell'Occidente dall'Afghanistan e dal Mediterraneo, l'addio di Angela Merkel, e infine la guerra in Ucraina. È apparsa via via più debole sotto il profilo economico, geostrategico, militare e anche dal punto di vista della leadership politica. Il "Vecchio continente" ha rischiato e rischia di diventare un "Continente Vecchio".
L'Europa ha subito negli ultimi sei anni un progressivo ridimensionamento nel sistema del potere globale. La Brexit, la fuga degli Usa e dell'Occidente dall'Afghanistan e dal Mediterraneo, l'addio di Angela Merkel, e infine la guerra in Ucraina. È apparsa via via più debole sotto il profilo economico, geostrategico, militare e anche dal punto di vista della leadership politica. Il "Vecchio continente" ha rischiato e rischia di diventare un "Continente Vecchio".
Stesso discorso per la Spagna di Sanchez. Macron è sostanzialmente l'unico in grado di colmare alcune delle lacune che si sono formate in questi anni. Che utilizza l'europeismo come manifesto accompagnando l'ultimo anno della sua presidenza con una visione un po' più svincolata dalle esigenze del momento. Per questo l'Europa è pronta a firmare una sorta di "affidavit" all'Eliseo se i sondaggi confermeranno la sconfitta di Le Pen.
Negli ultimi tre lustri l'Europa è stata di fatto vincolata alla stella merkeliana, il prossimo potrebbe essere il quinquennio francese. È evidente che la Germania manterrà il suo peso specifico. Il valore del Paese non cambia. Cambia, però, la leadership. Anche per l'Italia si riapre un corridoio: una presidenza macroniana ci offre un'area più ampia di compartecipazione.
Il tutto, certo, avviene in un momento "rivoluzionario" per gli equilibri del mondo. L'Europa deve scegliere adesso se può salire ancora sul convoglio dei "grandi" o se ritiene di doverne scendere. Dopo che la guerra in Ucraina finirà, niente sarà come prima. Per certi aspetti i cambiamenti forniscono all'Unione una porta da aprire. Se la direttrice del sistema di potere geostrategico si muove ancora da Ovest a Est, se ne sta componendo anche un'altra. Da Nord a Sud. Più economica, tratteggiata soprattutto dai bisogni energetici. Il gas sempre più arriverà da Sud e non da Est.
Senza contare che tra il voto tedesco del settembre scorso e la tornata elettorale in Francia, l'Ue è rimasta paralizzata in un limbo. La Conferenza per il Futuro dell'Europa è stata fino ad ora una incompiuta. Dopo il 9 maggio potrebbe essere prorogata, ma è la conferma che non ha offerto soluzioni credibili. C'è poi la gigantesca ambiguità del Patto di Stabilità. Norme studiate venti anni fa, riformate dieci anni dopo e del tutto inadeguate. Ma intangibili perché ormai un feticcio. La crisi economica provocata dalla pandemia e quella che potrebbe scatenarsi con gli effetti della guerra ne hanno svelato l'arretratezza. Il prossimo mese con ogni probabilità verrà confermata la sospensione del Patto anche per il 2023. Ma è solo una mezza misura.
Stesso discorso per l'esercito europeo. Il ritardo è ormai drammatico. La Bussola Strategica presentata qualche settimana fa assomiglia ad una goccia in un oceano di incertezze. Un battaglione di 5 mila uomini che sarà forse operativo nel 2025.
L'Unione ha bisogno di una svolta e di una guida. Macron è l'unica carta che adesso l'Europa può concretamente mettere sul tavolo. O il destino sarà l'ininfluenza.