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Le elezioni francesi ultima chance per l'Europa

(afp)

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Questo voto rappresenta l'occasione di un vero riscatto per l'Unione europea dopo il progressivo ridimensionamento nel sistema del potere globale degli ultimi anni
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L'Europa ha subito negli ultimi sei anni un progressivo ridimensionamento nel sistema del potere globale. La Brexit, la fuga degli Usa e dell'Occidente dall'Afghanistan e dal Mediterraneo, l'addio di Angela Merkel, e infine la guerra in Ucraina. È apparsa via via più debole sotto il profilo economico, geostrategico, militare e anche dal punto di vista della leadership politica. Il "Vecchio continente" ha rischiato e rischia di diventare un "Continente Vecchio".

Le elezioni francesi rappresentano, allora, per la prima volta nel XXI secolo l'occasione di un riscatto europeo. È evidente che, nel perimetro ristretto della politica nazionale di quel Paese, la sfida tra Macron e Le Pen si sovrappone a quella tra l'europ…

L'Europa ha subito negli ultimi sei anni un progressivo ridimensionamento nel sistema del potere globale. La Brexit, la fuga degli Usa e dell'Occidente dall'Afghanistan e dal Mediterraneo, l'addio di Angela Merkel, e infine la guerra in Ucraina. È apparsa via via più debole sotto il profilo economico, geostrategico, militare e anche dal punto di vista della leadership politica. Il "Vecchio continente" ha rischiato e rischia di diventare un "Continente Vecchio".

Le elezioni francesi rappresentano, allora, per la prima volta nel XXI secolo l'occasione di un riscatto europeo. È evidente che, nel perimetro ristretto della politica nazionale di quel Paese, la sfida tra Macron e Le Pen si sovrappone a quella tra l'europeismo e il sovranismo, tra il progresso e il regresso, tra l'Occidente e l'Oriente putiniano. Per lo spazio più ampio dell'Ue c'è un significato ulteriore. Quello di una nuova chance. La possibilità, se così si può dire, di ricondizionare l'Unione o forse addirittura "re-europeizzarla". Assegnarle una rinnovata centralità in un contesto globale che sta cambiando e che ancor di più cambierà quando la guerra insensata di Mosca contro Kiev sarà finita.

Il cuore politico e amministrativo dell'Europa e il fronte più europeista dei 27 vedono infatti nell'attuale presidente francese una prospettiva. Rappresenta il disinnesco più efficace di una potenziale crisi irreversibile. È chiaro che una eventuale vittoria del Rassemblement National equivarrebbe all'esplosione del disegno europeo. Nella conferma di Macron, invece, non ci sarebbe solo il sospiro di sollievo rispetto a una morte annunciata. Sarebbe anche l'affermazione di una leadership continentale. Forse dell'unica possibile.

La Germania - dopo la stagione merkeliana e dopo gli errori emersi ora nel rapporto con Putin - non sembra infatti al momento capace di riconquistare un ruolo di guida. Non lo è perché il suo Cancelliere mostra per ora deficit di carisma e perché la coalizione del suo governo ha già palesato diverse contraddizioni che la rendono meno affidabile rispetto al passato. L'Italia - che di certo nell'ultimo anno ha riconquistato una dignità che le ha permesso di sedere al tavolo dei grandi - sta di nuovo entrando in una campagna elettorale il cui esito è imprevedibile.

Stesso discorso per la Spagna di Sanchez. Macron è sostanzialmente l'unico in grado di colmare alcune delle lacune che si sono formate in questi anni. Che utilizza l'europeismo come manifesto accompagnando l'ultimo anno della sua presidenza con una visione un po' più svincolata dalle esigenze del momento. Per questo l'Europa è pronta a firmare una sorta di "affidavit" all'Eliseo se i sondaggi confermeranno la sconfitta di Le Pen.


Negli ultimi tre lustri l'Europa è stata di fatto vincolata alla stella merkeliana, il prossimo potrebbe essere il quinquennio francese. È evidente che la Germania manterrà il suo peso specifico. Il valore del Paese non cambia. Cambia, però, la leadership. Anche per l'Italia si riapre un corridoio: una presidenza macroniana ci offre un'area più ampia di compartecipazione.

Il tutto, certo, avviene in un momento "rivoluzionario" per gli equilibri del mondo. L'Europa deve scegliere adesso se può salire ancora sul convoglio dei "grandi" o se ritiene di doverne scendere. Dopo che la guerra in Ucraina finirà, niente sarà come prima. Per certi aspetti i cambiamenti forniscono all'Unione una porta da aprire. Se la direttrice del sistema di potere geostrategico si muove ancora da Ovest a Est, se ne sta componendo anche un'altra. Da Nord a Sud. Più economica, tratteggiata soprattutto dai bisogni energetici. Il gas sempre più arriverà da Sud e non da Est.

Già solo questo impone all'Europa una nuova agenda. Che guardi nuovamente verso il Mediterraneo e l'Africa. Per elaborarla, però, non bastano i vecchi schemi. Non sono sufficienti le congetture burocratiche. Serve la politica e il suo esercizio autorevole. Il nuovo mondo non aspetta i riflessi condizionati di Bruxelles.

Senza contare che tra il voto tedesco del settembre scorso e la tornata elettorale in Francia, l'Ue è rimasta paralizzata in un limbo. La Conferenza per il Futuro dell'Europa è stata fino ad ora una incompiuta. Dopo il 9 maggio potrebbe essere prorogata, ma è la conferma che non ha offerto soluzioni credibili. C'è poi la gigantesca ambiguità del Patto di Stabilità. Norme studiate venti anni fa, riformate dieci anni dopo e del tutto inadeguate. Ma intangibili perché ormai un feticcio. La crisi economica provocata dalla pandemia e quella che potrebbe scatenarsi con gli effetti della guerra ne hanno svelato l'arretratezza. Il prossimo mese con ogni probabilità verrà confermata la sospensione del Patto anche per il 2023. Ma è solo una mezza misura.

Stesso discorso per l'esercito europeo. Il ritardo è ormai drammatico. La Bussola Strategica presentata qualche settimana fa assomiglia ad una goccia in un oceano di incertezze. Un battaglione di 5 mila uomini che sarà forse operativo nel 2025.

L'Unione ha bisogno di una svolta e di una guida. Macron è l'unica carta che adesso l'Europa può concretamente mettere sul tavolo. O il destino sarà l'ininfluenza.