Quali sono gli obiettivi americani in Ucraina? Due mesi fa, all'inizio di una invasione della Russia largamente prevista dall'intelligence di Washington, l'amministrazione Biden appariva su una linea prudente: aiutare l'Ucraina a resistere fino a dove possibile, sanzionare Mosca, ma soprattutto evitare un confronto diretto fra la Nato e la Russia. Oggi la linea è cambiata.
Quali sono gli obiettivi americani in Ucraina? Due mesi fa, all'inizio di una invasione della Russia largamente prevista dall'intelligence di Washington, l'amministrazione Biden appariva su una linea prudente: aiutare l'Ucraina a resistere fino a dove possibile, sanzionare Mosca, ma soprattutto evitare un confronto diretto fra la Nato e la Russia. Oggi la linea è cambiata.
Ieri il capo del Pentagono, Lloyd Austin - reduce con Tony Blinken dalla prima missione a Kiev dei vertici dell'amministrazione americana - ha detto su questo parole chiare: "Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto da non potere fare il tipo di cose che ha fatto con l'invasione dell'Ucraina". Con questo indurimento di tono, e con più di 3 miliardi di aiuti militari americani, la posta in gioco non è più limitata al futuro del Donbass. La posta in gioco è l'esito della prima prova di forza fra gli Stati Uniti di Joe Biden, alla guida di una Nato rivitalizzata, e la Russia di Putin. In Ucraina, e per interposta Ucraina, si gioca la partita d'avvio della guerra fredda del 21° secolo.
Primo: Washington non vede in questa fase possibili spazi negoziali, come del resto non li vede la Russia di Putin (fonti vicine al Cremlino, raccolte dal Financial Times due giorni fa, raccontano che dopo il ritiro da Kiev e l'affondamento della Moskva, Putin abbia deciso di andare fino in fondo nella sua resa dei conti nel Donbass e nel Sud-est dell'Ucraina, fino al controllo del Mar Nero e fino alla Transnistria). La guerra continuerà.
Secondo: l'Amministrazione americana, vista la performance delle forze armate russe nella prima fase della guerra, considera ormai modesti i rischi di escalation del conflitto in direzione dei paesi Nato. Anche per questa ragione - un giudizio più "freddo" sulle possibilità di allargamento del conflitto - la vecchia distinzione fra armi difensive ed offensive non è più considerata rilevante. Terzo: se l'Ucraina era considerata il 24 febbraio un test della tenuta dell'Occidente, oggi è considerata più che altro un test della tenuta della Russia, perlomeno della Russia di Putin. Da una posizione prudente e difensiva, Washington è passata in due mesi a una posizione pro-attiva.
È ancora troppo presto per prevedere l'esito del conflitto in corso fra difesa eroica della sovranità dell'Ucraina e aspirazioni neo-imperiali di Mosca, fra cui l'eventualità di una spartizione nei fatti, con un conflitto congelato esteso nello spazio e nel tempo. Ma il precedente della guerra di Corea, nei primi anni '50 del secolo scorso, è significativo comunque: fu dopo la conclusione della guerra di Corea, guerra calda durante la prima guerra fredda, che la Nato diventò, da un Patto difensivo sulla carta, un'alleanza militare operativa, con l'ingresso della Repubblica federale di Germania e l'avvio del suo processo di riarmo.
Fino a che punto l'Europa carolingia, sempre propensa a tenere aperto un canale di dialogo con Mosca prima che a indebolire la Russia, sosterrà il cambio di strategia americana? La risposta, per l'andamento della guerra fredda 2.0 e per la coesione occidentale, sarà decisiva.