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Ucraina, la svolta di Biden

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La strategia americana e il rilancio della Nato
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Quali sono gli obiettivi americani in Ucraina? Due mesi fa, all'inizio di una invasione della Russia largamente prevista dall'intelligence di Washington, l'amministrazione Biden appariva su una linea prudente: aiutare l'Ucraina a resistere fino a dove possibile, sanzionare Mosca, ma soprattutto evitare un confronto diretto fra la Nato e la Russia. Oggi la linea è cambiata.

La capacità di resistenza degli ucraini e il ritiro delle forze russe da Kiev sembrano avere convinto l'America che l'obiettivo non è più soltanto quello di aiutare l'Ucraina a difendersi ma può e deve diventare ambizioso: aiutar…

Quali sono gli obiettivi americani in Ucraina? Due mesi fa, all'inizio di una invasione della Russia largamente prevista dall'intelligence di Washington, l'amministrazione Biden appariva su una linea prudente: aiutare l'Ucraina a resistere fino a dove possibile, sanzionare Mosca, ma soprattutto evitare un confronto diretto fra la Nato e la Russia. Oggi la linea è cambiata.

La capacità di resistenza degli ucraini e il ritiro delle forze russe da Kiev sembrano avere convinto l'America che l'obiettivo non è più soltanto quello di aiutare l'Ucraina a difendersi ma può e deve diventare ambizioso: aiutare l'Ucraina a non perdere, sostenendo con armi pesanti una lunga guerra di attrito che ridimensionerà fatalmente la Russia. Può darsi che l'Ucraina non vinca; ma la Russia di Putin dovrà uscire sconfitta.


Ieri il capo del Pentagono, Lloyd Austin - reduce con Tony Blinken dalla prima missione a Kiev dei vertici dell'amministrazione americana - ha detto su questo parole chiare: "Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto da non potere fare il tipo di cose che ha fatto con l'invasione dell'Ucraina". Con questo indurimento di tono, e con più di 3 miliardi di aiuti militari americani, la posta in gioco non è più limitata al futuro del Donbass. La posta in gioco è l'esito della prima prova di forza fra gli Stati Uniti di Joe Biden, alla guida di una Nato rivitalizzata, e la Russia di Putin. In Ucraina, e per interposta Ucraina, si gioca la partita d'avvio della guerra fredda del 21° secolo.

Richard Haass, su Foreign Affairs, sostiene che in realtà gli obiettivi degli Stati Uniti in Ucraina non sono chiari, rispetto a una gestione della crisi dove spesso è stato l'andamento della guerra a guidare la strategia e non viceversa; e dove non si capisce in che modo l'Occidente definisca la sua nozione di "successo" rispetto ai possibili esiti finali. Se in tutto questo c'è una parte di verità, lo spostamento di focus sull'indebolimento della Russia permette tre osservazioni rilevanti per le scelte attuali degli Stati Uniti.

Primo: Washington non vede in questa fase possibili spazi negoziali, come del resto non li vede la Russia di Putin (fonti vicine al Cremlino, raccolte dal Financial Times due giorni fa, raccontano che dopo il ritiro da Kiev e l'affondamento della Moskva, Putin abbia deciso di andare fino in fondo nella sua resa dei conti nel Donbass e nel Sud-est dell'Ucraina, fino al controllo del Mar Nero e fino alla Transnistria). La guerra continuerà.

Secondo: l'Amministrazione americana, vista la performance delle forze armate russe nella prima fase della guerra, considera ormai modesti i rischi di escalation del conflitto in direzione dei paesi Nato. Anche per questa ragione - un giudizio più "freddo" sulle possibilità di allargamento del conflitto - la vecchia distinzione fra armi difensive ed offensive non è più considerata rilevante. Terzo: se l'Ucraina era considerata il 24 febbraio un test della tenuta dell'Occidente, oggi è considerata più che altro un test della tenuta della Russia, perlomeno della Russia di Putin. Da una posizione prudente e difensiva, Washington è passata in due mesi a una posizione pro-attiva.

Il cambio di strategia americana segna così il futuro immediato della guerra in Europa ma al tempo stesso contiene echi del passato. Ad esempio, l'importanza del sostegno a Kiev, da parte americana e Nato, ricorda per certi versi, seppure con modalità del tutto differenti, il "ponte-aereo" su Berlino del giugno 1948-maggio 1949, che fece di Berlino Ovest una spina nel fianco permanente per l'Urss: il messaggio che oggi viene da Washington è che, anche in caso di successi militari parziali della Russia nella seconda fase della guerra in Ucraina, l'appoggio occidentale a Kiev permarrà. E passerà comunque dall'Ucraina la frontiera del contenimento della Russia. Sul Times Phil Breedlove, il generale americano che ha guidato le forze alleate in Europa dal 2013 al 2016, arriva a ipotizzare una base avanzata della Nato nell'Ovest dell'Ucraina, per le forniture militari e umanitarie.

È ancora troppo presto per prevedere l'esito del conflitto in corso fra difesa eroica della sovranità dell'Ucraina e aspirazioni neo-imperiali di Mosca, fra cui l'eventualità di una spartizione nei fatti, con un conflitto congelato esteso nello spazio e nel tempo. Ma il precedente della guerra di Corea, nei primi anni '50 del secolo scorso, è significativo comunque: fu dopo la conclusione della guerra di Corea, guerra calda durante la prima guerra fredda, che la Nato diventò, da un Patto difensivo sulla carta, un'alleanza militare operativa, con l'ingresso della Repubblica federale di Germania e l'avvio del suo processo di riarmo.

Oggi la Nato appare rafforzata dagli errori ed orrori compiuti da Putin; e si prepara, con il possibile ingresso di Finlandia e Svezia, a un lungo contenimento della Russia. Una questione aperta, oggi come allora, riguarda la solidità politica dell'Europa, più direttamente esposta degli Stati Uniti ai costi della rottura con Mosca. Investe il futuro della Difesa europea, dopo la vittoria elettorale di Emmanuel Macron e alla luce delle incertezze tedesche, fra aumento delle spese militari e ambiguità nel sostegno all'Ucraina. E riguarda la tenuta nel tempo dei fronti interni occidentali, viste le spinte inflattive e i problemi energetici.

Fino a che punto l'Europa carolingia, sempre propensa a tenere aperto un canale di dialogo con Mosca prima che a indebolire la Russia, sosterrà il cambio di strategia americana? La risposta, per l'andamento della guerra fredda 2.0 e per la coesione occidentale, sarà decisiva.