Usa e Cina partner per forza
di Domenico Siniscalco , di Domenico SiniscalcoIl conflitto tra Russia e Ucraina procede con crescente incertezza e grandi rischi. Molte analisi che cercano di prevedere il futuro delle ostilità riflettono più che altro i desideri di chi le elabora. La capacità di comprendere le notizie, nonostante lo sforzo dei giornali, è attenuata.
In parallelo alla guerra, procede l’azione dei paesi Nato, basata sull'invio di armi all’Ucraina e sanzioni economiche alla Russia. Un modo di contrastare la Russia senza entrare direttamente in guerra. E le sanzioni, di natura economica e finanziaria, iniziano ad avere effetti strutturali sul commercio internazionale, a partire dall’energia e dai prodotti agricoli, sull’inflazione e sulla stessa globalizzazione finanziaria che era stata risparmiata dal Covid 19.
Anche in quest’ambito, le analisi di scenario sono un po’ grossolane e arrivano a dare per finita la globalizzazione. In questo caso, la responsabilità non è t…
Il conflitto tra Russia e Ucraina procede con crescente incertezza e grandi rischi. Molte analisi che cercano di prevedere il futuro delle ostilità riflettono più che altro i desideri di chi le elabora. La capacità di comprendere le notizie, nonostante lo sforzo dei giornali, è attenuata.
In parallelo alla guerra, procede l’azione dei paesi Nato, basata sull'invio di armi all’Ucraina e sanzioni economiche alla Russia. Un modo di contrastare la Russia senza entrare direttamente in guerra. E le sanzioni, di natura economica e finanziaria, iniziano ad avere effetti strutturali sul commercio internazionale, a partire dall’energia e dai prodotti agricoli, sull’inflazione e sulla stessa globalizzazione finanziaria che era stata risparmiata dal Covid 19.
Anche in quest’ambito, le analisi di scenario sono un po’ grossolane e arrivano a dare per finita la globalizzazione. In questo caso, la responsabilità non è tanto di Russia, o Ucraina, ma è piuttosto di Stati Uniti e Cina, le due maggiori economie del mondo i cui rapporti economici e politici sono molto tesi.
Ma che succede tra questi due Paesi?
Recentemente si è molto intensificata la quantità di webinar e video-conferenze sui rapporti economici Usa-Cina. Negli ultimi due giorni ve ne sono stati due, molto interessanti, uno con Pechino, organizzato dall’Iff, e uno con Washington organizzato dal Peterson Istitute.
L’ analisi, in Cina come negli Stati Uniti, tratteggia sostanzialmente due scenari, che corrispondono ad altrettanti equilibri: il primo, negativo, prevede l’inasprirsi delle relazioni Usa-Cina con una progressiva chiusura delle due economie e la conseguente regionalizzazione dell’economia globale. Tra Cina e Stati Uniti prevarrebbe un atteggiamento di confronto in un movimento progressivo verso una nuova guerra fredda. E il libero scambio di prodotti, servizi e capitali avverrebbe soltanto all’interno di ogni blocco economico con una segmentazione di fatto dell’economia globale.
Si contrappone a questa visione uno scenario positivo, in cui si mette di lato il problema russo, mentre Stati Uniti e Cina trovano un grande accordo cooperativo su scambi internazionali e finanza globale. Una globalizzazione più controllata e regolamentata, ma capace di sfruttare la specializzazione di vari paesi e la disponibilità globale di capitali.
Questo accordo, oltre la crisi russo-ucraina, può sembrare utopistico,ma molti elementi oggettivi spingono proprio in questa direzione, che perpetua l’equilibrio positivo degli ultimi vent’anni.
Consideriamo innanzitutto che Cina e Occidente sono formidabili partner commerciali ciascuno con una specializzazione complementare rispetto all’altro. Sono fondamentali partner finanziari, dove la Cina, grazie al proprio risparmio, finanzia gli Stati Uniti. Consideriamo che l’economia cinese sta rallentando di suo, e che avendo un deficit strutturale di consumo interno ha bisogno di mercati di sbocco per il proprio export.
Infine, nell’analisi dell’economia globale, non si possono dimenticare le esternalità che non possono essere controllate dai governi. Dalla crisi climatica alle pandemie queste esternalità richiedono un approccio coordinato a livello internazionale. Si tratta dunque di andare oltre il conflitto e isolarne gli effetti economici.
In generale, un approccio conflittuale o di confronto, figlio di una nuova guerra fredda, potrebbe avere senso se i paesi competessero in un gioco a somma zero, dove il vantaggio di un paese è la perdita di un altro. Ma nella globalizzazione, come mostrano gli ultimi vent’ anni, il gioco è a somma positiva, e grazie all’economia internazionale aperta e liberale, vi sono stati enormi benefici per molti se non per tutti. Oltre ottocento milioni di persone sono uscite dalla povertà, le migrazioni sono state controllate, almeno in parte, e si è avuto uno scenario di pace tra le grandi potenze. Lo stesso si può dire per i mercati finanziari, dove gli Stati Uniti collocano il proprio debito anche grazie agli acquisti della Cina. Misconoscere questi risultati sarebbe semplicemente miope.
Al momento le relazioni politiche ed economiche tra Usa e Cina paiono ai minimi dai tempi di Nixon e Kissinger. Si minacciano addirittura sanzioni alla Cina. Servirebbe invece un grande accordo tra Usa e Cina, con un ruolo attivo dell’Unione Europea, su scambi e capitali, che riconosca i benefici della globalizzazione pur correggendone gli eccessi dannosi.
Gli interessi spingono in questa direzione, ma il cammino è coperto di difficoltà. Servirebbe dunque una grande leadership politica per evitare le trappole della guerra fredda.