Il silenzio dei gasdotti russi spinge l'Europa verso il momento della verità. La decisione di Putin di tagliare le forniture di metano a Polonia e Bulgaria rappresenta l'escalation più grave nella guerra economica che l'Occidente e il Cremlino stanno combattendo in parallelo al conflitto militare sul martoriato terreno ucraino.
Nonostante le numerose voci d'instabilità mentale, lo zar ha fatto una mossa cinicamente razionale. Il gas è il tallone d'Achille dell'Unione Europea, e tagliarlo è il modo migliore per frammentare l'alleanza democratica, creando un cuneo sia all'interno dell'Europa, sia tra Ue e Stati Uniti.
Il silenzio dei gasdotti russi spinge l'Europa verso il momento della verità. La decisione di Putin di tagliare le forniture di metano a Polonia e Bulgaria rappresenta l'escalation più grave nella guerra economica che l'Occidente e il Cremlino stanno combattendo in parallelo al conflitto militare sul martoriato terreno ucraino.
Nonostante le numerose voci d'instabilità mentale, lo zar ha fatto una mossa cinicamente razionale. Il gas è il tallone d'Achille dell'Unione Europea, e tagliarlo è il modo migliore per frammentare l'alleanza democratica, creando un cuneo sia all'interno dell'Europa, sia tra Ue e Stati Uniti.
Putin sa benissimo che l'Europa compra dal suo Paese più di un terzo del fabbisogno di gas (per Stati come la Bulgaria è addirittura il 100%) e che, a differenza del petrolio, per affrancarsi da questa dipendenza ci vorrà almeno fino alla fine dell'anno e decine di miliardi di euro. L'aumento nel prezzo del gas in risposta alle notizie degli ultimi giorni conferisce allo zar un altro potere: quello di manipolare i mercati a suo favore.
I malandati tubi che portano il metano da Est a Ovest sono l'ultimo strumento di leva economica che la Russia può utilizzare contro l'Europa. Ma l'aggressione energetica di Putin è anche la sua ultima spiaggia. Se l'Ue se ne rende conto e reagisce con un piano concordato, concreto e rapido, riuscirà a neutralizzare l'arsenale finanziario del Cremlino.
La realtà è che la vendita di gas e petrolio sono fonti di ricavi cruciali per un Paese che, a causa delle sanzioni, sta scivolando verso la bancarotta. L'anno scorso, le esportazioni delle due materie prime hanno contribuito a quasi un quinto del Pil russo. Il rovescio di questa medaglia un po' sporca è che con i suoi acquisti di gas e petrolio, l'Ue sta contribuendo all'economia di guerra di Putin.
È venuto il momento di smettere e ci vuole un programma in diverse fasi. La prima è quella di scoprire il bluff russo e di non accettare il ricatto di pagare in rubli. Lo ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ricordando agli Stati membri che ciò sarebbe contrario alle sanzioni.
Qui l'esempio da seguire è la Polonia, che ha risposto al silenzio dei gasdotti con un'alzata di spalle. Il vantaggio di Varsavia è che tre-quarti dei suoi stoccaggi sono pieni, mentre la media dell'Ue è solo un terzo. Per fortuna, questa volta il Generale Inverno non è arruolato nell'esercito russo. Abbiamo sei mesi per aumentare le scorte, un processo che costerà circa 50 miliardi di euro e richiederà più di 50 miliardi di metri cubi di gas dagli Usa e, forse, una riduzione nei consumi energetici da parte di famiglie ed imprese.
È preoccupante apprendere che alcune società europee, per ora anonime, stiano pagando in rubli, a dispetto delle regole. Qualsiasi breccia nella risposta unitaria dell'Europa dà a Putin uno spiraglio di speranza.
L'unità sarà fondamentale anche per gli altri passi della risposta europea: un tetto al prezzo del gas, come richiesto più volte dal nostro governo, un fondo comune per aiutare i Paesi che saranno più colpiti dal balzo nel costo dell'energia, e il blocco alle esportazioni di petrolio russo (che l'Ue dovrebbe proporre già la settimana prossima).
L'ostacolo più grande a queste misure è stata, finora, la Germania ma la musica di fondo a Berlino sta cambiando e sono in molti a sperare che, a breve, Olaf Scholz sposerà la linea dura di altri leader europei.
I fautori della Ue amano molto parlare d'integrazione e di "approfondimento" dei legami tra Stati membri. L'attacco economico di Putin offre loro l'opportunità di unirsi nella lotta per la pace e la sicurezza energetica di un intero continente.