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Pil negativo e inflazione, se la ripresa dell'economia italiana si allontana

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Aumenta la probabilità di uno scenario di stagnazione. O persino di recessione
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L'Istat ha pubblicato nuove informazioni sulla nostra economia. Quelle sulla crescita sono cattive, anche se un po' meglio di quello che sembrano. Quelle sull'inflazione invece sembrano relativamente buone, ma in realtà sono peggio di quello che sembrano. Per capire, occorre guardare i dati più da vicino (e scusate l'abbondanza di cifre in quanto segue).

Cominciamo dal Pil. Il nostro reddito è calato dello 0,2 per cento nel primo trimestre di quest'anno. Perché cala il Pil? La prima causa è l'aumento del prezzo delle materie prime, in corso da circa un anno. Questo aumento comporta che quest'anno il conto presentato dai produttori di materie prime sarà più salat…

L'Istat ha pubblicato nuove informazioni sulla nostra economia. Quelle sulla crescita sono cattive, anche se un po' meglio di quello che sembrano. Quelle sull'inflazione invece sembrano relativamente buone, ma in realtà sono peggio di quello che sembrano. Per capire, occorre guardare i dati più da vicino (e scusate l'abbondanza di cifre in quanto segue).

Cominciamo dal Pil. Il nostro reddito è calato dello 0,2 per cento nel primo trimestre di quest'anno. Perché cala il Pil? La prima causa è l'aumento del prezzo delle materie prime, in corso da circa un anno. Questo aumento comporta che quest'anno il conto presentato dai produttori di materie prime sarà più salato per almeno 80-90 miliardi rispetto al 2019. Questo maggior costo è come una tassa che toglie potere d'acquisto a chi la paga e quindi frena l'economia.

La seconda causa, che ha iniziato a operare dalla seconda metà di febbraio, è l'incertezza derivante dalla guerra in Ucraina, incertezza che frena investimenti e spese per prodotti di consumo durevoli. Perché ho detto che il calo del Pil nel primo trimestre è un po' meglio di quanto sembra? Perché poteva finire anche peggio. Il Documento di Economia e Finanza (Def) di inizio aprile indicava che, in base a dati preliminari, il Pil poteva essere calato dello 0,5 per cento nel primo trimestre. Un calo delle 0,2 per cento (anzi 0,16 per la precisione) è un terzo del calo previsto.

Come cambia questo minor calo nel primo trimestre la previsione di crescita per l'intero anno? Il governo prevedeva una crescita in media annua del 3,1 per cento rispetto alla media dell'anno scorso. Dato che il primo trimestre è stato meno peggio del previsto, vuol dire che quest'anno finirà meglio del previsto? Non credo. Il citato 3,1 per cento era basato sull'ipotesi, piuttosto ottimistica, di una ripresa molto accentuata nel secondo, terzo e quarto trimestre del 2022, con un ritorno a tassi di crescita dell'ordine dello 0,8 per cento al trimestre. Visto che il primo trimestre è andato meglio del previsto, la crescita trimestrale necessaria nel resto dell'anno per centrare l'obiettivo annuo del 3,1 per cento, è più bassa: si scende all'0,5-0,6 per cento, valore ancora alto, ma un po' più facile da raggiungere. Quindi la più contenuta caduta del Pil nel primo trimestre non migliora la crescita attesa nell'anno, ma rende le previsioni del governo un po' più credibili.

Ciò detto, resta il fatto che si tratta di un segno meno, il primo da inizio 2021 quando eravamo nel mezzo di una delle peggiori ondate di Covid. Inoltre, questi numeri sono realistici solo nel caso in cui il conflitto non si estenda e le sanzioni continuino a escludere il gas naturale: in caso contrario, si entrerebbe (per ammissione stessa del Def) in una recessione piuttosto rapida per il resto del 2022.

Passiamo all'inflazione. L'aumento dei prezzi nei dodici mesi terminanti ad aprile è del 6,2 per cento, più basso di quello di fine marzo (6,5 per cento). Una buona notizia, ma vuol dire che l'inflazione sta cominciando a scendere? No. Il calo dell'inflazione è dovuto in buona misura al taglio delle accise su benzina e petrolio, oltre che a una riduzione del prezzo delle tariffe regolate di gas e metano. Purtroppo, l'inflazione "di base", che non comprende energia e alimentari, è aumentata dall'1,9 per cento di marzo al 2,5 per cento di aprile. Stessa cosa nel complesso dell'euro area, dove il tasso di inflazione di base sale dal 2,9 al 3,5 per cento.

Si potrà dire: ma l'inflazione di base è ancora bassa. Il motivo per cui dobbiamo però preoccuparci del suo aumento è che le banche centrali prendono, giustamente, l'andamento dell'inflazione di base come indicativo di un contagio dell'inflazione dalle materie prime agli altri settori. Questo contagio era evidente da mesi negli Stati Uniti, ma meno in Europa. Questo spiega perché la Banca centrale europea, al contrario di quella americana, non abbia ancora deciso un aumento dei tassi di interesse.

La notizia che l'inflazione sta contagiando l'intera economia potrebbe allora portare la Bce ad anticipare l'aumento dei tassi di interesse. Questo aumento si aggiungerebbe ai fattori già citati (la maggiore tassa che paghiamo ai produttori di materie prime, l'incertezza causata dalla guerra) nel frenare l'economia. L'aumento dei tassi di interesse renderebbe anche più difficile per lo Stato intervenire con manovre di sostegno. E già il famigerato spread (un indicatore di quanto è rischioso investire in titoli di Stato italiani) ha raggiunto il livello più alto in quasi due anni.

Insomma, nel complesso le ultime notizie non sono molto buone ed aumentano la probabilità di uno scenario di stagnazione o persino di recessione. Non occorre drammatizzare, ma è chiaro che la parola stagflazione è diventata molto più concreta.