La scorsa settimana la Corte costituzionale ha dichiarato che la norma secondo cui al figlio viene assegnato automaticamente il cognome del padre è illegittima, «discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio». I genitori, una volta che questa osservazione della Corte costituzionale diventerà legge, potranno decidere se aggiungere al figlio il cognome della madre a quello del padre, o assegnargli l’uno o l’altro. Tuttavia, mentre mi rallegravo per questa possibilità — le possibilità danno sempre una certa ebrezza — mi ha telefonato il mio amico matematico e autore satirico (Lercio.it) Stefano Pisani che invece di dirmi buongiorno o ciao o altro mi ha detto “potenze di due”.
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Normalmente la frase “potenze di due” non mi avrebbe riportato alla mente niente altro che un 2, un 4, un 16, cose così, ma in quel momento specifico ho capito che s…
La scorsa settimana la Corte costituzionale ha dichiarato che la norma secondo cui al figlio viene assegnato automaticamente il cognome del padre è illegittima, «discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio». I genitori, una volta che questa osservazione della Corte costituzionale diventerà legge, potranno decidere se aggiungere al figlio il cognome della madre a quello del padre, o assegnargli l’uno o l’altro. Tuttavia, mentre mi rallegravo per questa possibilità — le possibilità danno sempre una certa ebrezza — mi ha telefonato il mio amico matematico e autore satirico (Lercio.it) Stefano Pisani che invece di dirmi buongiorno o ciao o altro mi ha detto “potenze di due”.
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Normalmente la frase “potenze di due” non mi avrebbe riportato alla mente niente altro che un 2, un 4, un 16, cose così, ma in quel momento specifico ho capito che se tutti attribuissimo il secondo cognome, dopo una generazione una persona si troverebbe ad avere 8 cognomi, e dopo quattro 16 e così via. Mentre nella mia testa i doppi cognomi crescevano al trascorrere delle generazioni e si ripetevano incastrandosi come le radici dell’edera intorno alle ossa dei morti nei cimiteri, Pisani continuava a enumerare potenze di due e sosteneva che la soluzione fosse scegliere un cognome tra padre e madre, rendere insomma indifferente il cognome, rompere l’automatismo come indica la Corte costituzionale, ma non per accumulazione, per scelta. O l’uno o l’altro. “Smettiamola di rompere i cognomi”, sottolineava Stefano Pisani ridendo al telefono. Cercavo di opporgli che, ovviamente, la faccenda — la scala vertiginosa delle potenze di 2 — è un caso limite, e Stefano insorgeva che è dai casi limite che si capiscono le cose, e forse, in effetti ha ragione.
Che cosa ci rivela la matematica riguardo una faccenda di equità, se non di equità di simmetria, e di certo di parità? Niente di particolare se non che simmetria ed equità vanno esercitate scegliendo, e scegliendo rendere evidente che gli uomini e le donne che si sposano e decidono di fare figli contribuiscono equamente al sostentamento della famiglia, e ciò sia finalmente detto anche con i cognomi. In una coppia con due figli, fratelli e sorelle, che hanno gli stessi genitori potrebbero portare cognomi diversi? Potrebbe succedere, certo. O potrebbero portare entrambi il cognome della madre?, anche (che è poi il punto di partenza di questa storia rinnovata, una coppia di Lagonegro che chiede di poter attribuire al terzo figlio, nato all’interno del matrimonio, il cognome della madre che è quello dei due altri figli nati prima che i due convolassero).
In Italia, dal 2017 e con l’accordo dei genitori, è possibile affiancare il cognome materno a quello del padre. La procedura è amministrativa. Se i genitori sono sposati, il cognome materno viene per secondo, al bambino o alla bambina non può essere attribuito solo il cognome materno e non è possibile invertire i due cognomi. In altri paesi europei funziona diversamente, in Lussemburgo, per esempio, è possibile pure attribuire il cognome per sorteggio.
Ma prima di partire con un altro esercizio di matematica e cognomi mi ricordo che Teresa Cremisi, in una delle sue cronache ebdomadarie su Le Journal du Dimanche (quella intitolata “Un nom, qu’est-ce qu’un nom?” del 6 gennaio 2022), commentando la semplificazione delle procedure di cambio di cognome o nome, annunciata dal ministro della Giustizia Eric Dupond-Moretti, osservava che è stata la Rivoluzione francese nel 1792 a spingere al culmine lo sconvolgimento onomastico decretando che cittadini e cittadine potevano, ciascuno, chiamarsi secondo desiderio e cambiare il proprio nome bandendo quelli dei santi e delle sante. E concludeva “la nostra società sembra quindi allontanarsi dalla filiazione imposta e rivendicare una filiazione elettiva.”
E io spero che tutto ciò significhi che ci stiamo assumendo la responsabilità del fatto che la nostra cultura sia la nostra natura, che scegliere i cognomi, oltre i nomi — rischiando anche il parossismo delle potenze di 2 — sia il modo per rinunciare al concetto di identità e passare a quello di appartenenze.