Se l'aborto lacera l'America
di Gianni Riotta , di Gianni RiottaLe chat su Whatsapp si accendono in un lampo, famiglie, uffici, college, parrocchie: un documento riservato, uscito a sorpresa dalla Corte Suprema americana, segnala l'imminente intenzione di cancellare la storica sentenza del 1973 "Roe versus Wade" che, di fatto, legalizza l'aborto. Subito, i dimostranti circondano l'edificio neoclassico disegnato a Washington dall'architetto Cass Gilbert, sede della Supreme Court, con i nove giudici in toga nera e crinoline a decidere se, e come, le leggi approvate dal Congresso siano in sintonia con la Costituzione.
La notizia entusiasma il movimento antiabortista, radicato nel partito repubblicano e fra i conservatori, indignand…
Le chat su Whatsapp si accendono in un lampo, famiglie, uffici, college, parrocchie: un documento riservato, uscito a sorpresa dalla Corte Suprema americana, segnala l'imminente intenzione di cancellare la storica sentenza del 1973 "Roe versus Wade" che, di fatto, legalizza l'aborto. Subito, i dimostranti circondano l'edificio neoclassico disegnato a Washington dall'architetto Cass Gilbert, sede della Supreme Court, con i nove giudici in toga nera e crinoline a decidere se, e come, le leggi approvate dal Congresso siano in sintonia con la Costituzione.
La notizia entusiasma il movimento antiabortista, radicato nel partito repubblicano e fra i conservatori, indignando femministe, attivisti per i diritti civili, le fila del partito democratico, con milioni di cittadini a fronteggiarsi ostili da barricate digitali. L'establishment della capitale è, al tempo stesso, scosso dalle rivelazioni del sito Politico, con il giudice di destra Samuel Alito, pronto a guidare all'offensiva il veterano Clarence Thomas e i tre giuristi nominati dall'ex presidente Donald Trump, Amy Coney Barrett, Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch. Senza lo scudo di "Roe versus Wade", saranno gli Stati a decidere sull'aborto, riabbandonando generazioni di donne agli orrori dell'aborto clandestino. La Corte, retta da un codice ferreo di comportamenti, non concede mai trasparenza ai verbali preparatori prima dei dibattimenti pubblici, e la soffiata del dossier spezza una liturgia secolare.
Ci si aspettava infatti che regnasse il principio antico Stare decisis, le sentenze consolidate non si rimettono in discussione, e invece Alito e i trumpiani riaprono il fronte. Invano, i senatori moderati ricordano le sedute al Congresso, prima del voto di conferma, in cui i candidati s'erano impegnati a non azzerare l'accesso all'aborto. Il 6-3 sbilanciato contro i liberal, fa balenare il trofeo inseguito da mezzo secolo, bandire l'interruzione della gravidanza negli Stati, e la prudenza salta, con conseguenze drammatiche per il paese lacerato. Militante la reazione del presidente Joe Biden: se la Corte strapperà "Roe versus Wade", si voterà una legge federale sull'aborto, oggi mancante, ma per farlo occorre che i democratici abbiano a novembre, alle elezioni di Midterm, una maggioranza più forte dei risicati numeri racimolati nel 2020. Per i sondaggi, fra il 55 e l'80% degli elettori è favorevole all'aborto, in varie regole, e lo stratega democratico Richard Luchette prevede che la mobilitazione delle donne del ceto medio ribalterà le previsioni, finora favorevoli all'opposizione repubblicana, regalando un'insperata vittoria a Biden che domenica ha visto, dopo mesi di impopolarità, un flebile +2 nell'indice di consenso.
I repubblicani dissentono, scommettendo che, in un voto senza Trump ad accendere la base estremista, sarà l'umiliazione inflitta alle odiate femministe e il successo di evangelici e cattolici anti Concilio Vaticano II, a riempire le urne. I dati social trumpiani anticipano una campagna elettorale democratica dai toni eccessivi sull'aborto, che spaventerà centristi e indipendenti.
I sei mesi da qua al voto, con inflazione, prezzi alle stelle e guerra in Ucraina, saranno duri, la crociata sull'aborto li renderebbe impossibili. Il presidente Ronald Reagan, icona dei conservatori, parlava ogni anno al Rally Per la Vita a Washington, nella ricorrenza di "Roe versus Wade". Con la prosa suadente della leggendaria consigliera Peggy Noonan, scaldava gli animi nel gelo di gennaio, poi, spenti gli slogan, lasciava che lo status quo sull'aborto imperasse, senza ubbie settarie.
Quell'America si è smarrita nella guerra di identità. Se il filosofo Francis Fukuyama ha ragione vaticinando che "il maggior pericolo di politica estera per gli Stati Uniti è la nostra divisione in politica interna", è possibile che il Grand Old Party repubblicano, come Putin, stia scambiando per guerra lampo un conflitto logorante ed incerto.
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