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Una danza tribale intorno a Draghi

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Il premier costretto a cedere ai partiti su Superbonus e fisco per salvare le riforme, il Pnrr e il profilo del Paese
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Con Mark Twain, anche Mario Draghi potrebbe proclamare che "la notizia della morte del mio governo è grossolanamente esagerata". Eppure è difficile non accorgersi della danza tribale che alcune forze politiche, in particolare il Movimento Cinque Stelle e la Lega, stanno da qualche tempo organizzando intorno a Palazzo Chigi per indebolire l'azione del premier. La giornata di ieri è indicativa e mostra il presidente del Consiglio costretto a mettersi sulla difensiva su tutti i fronti, arretrando sotto i colpi dei partiti della sua maggioranza. Il Movimento Cinque Stelle, dopo una polemica frontale con Draghi sul Superbonus edilizio, ottiene una semplificazione delle norme per incassare i finanziamenti. E questo proprio il giorno dopo che a Strasburgo Draghi aveva espresso tutta la sua contrarietà al provvedimento, per l'esplosione dei costi, il rischio di truffe colossali, lo scarso apporto alla crescita complessiva (stimato intorno all'…

Con Mark Twain, anche Mario Draghi potrebbe proclamare che "la notizia della morte del mio governo è grossolanamente esagerata". Eppure è difficile non accorgersi della danza tribale che alcune forze politiche, in particolare il Movimento Cinque Stelle e la Lega, stanno da qualche tempo organizzando intorno a Palazzo Chigi per indebolire l'azione del premier. La giornata di ieri è indicativa e mostra il presidente del Consiglio costretto a mettersi sulla difensiva su tutti i fronti, arretrando sotto i colpi dei partiti della sua maggioranza. Il Movimento Cinque Stelle, dopo una polemica frontale con Draghi sul Superbonus edilizio, ottiene una semplificazione delle norme per incassare i finanziamenti. E questo proprio il giorno dopo che a Strasburgo Draghi aveva espresso tutta la sua contrarietà al provvedimento, per l'esplosione dei costi, il rischio di truffe colossali, lo scarso apporto alla crescita complessiva (stimato intorno all'1 per cento). Un altro successo di Conte è l'estensione del bonus di 200 euro anche ai percettori del reddito di cittadinanza, non prevista nella versione iniziale del decreto Aiuti. Per non parlare dell'accordo sul fisco e sul catasto che il centrodestra di governo - Lega e Forza Italia - ha sventolato ieri al termine di una lotta al coltello con Draghi durata settimane. Un compromesso, ma certamente più vicino alle richieste dei partiti che ai piani di Palazzo Chigi e del Mef.


Cosa sta succedendo? La sensazione è che il premier, vista la difficoltà del momento e l'emergenza dell'Ucraina, con tutti i rischi che comporta anche per il piano italiano di ripresa e resilienza, abbia deciso di concentrarsi sulle partite più importanti, lasciando ai partiti qualche bandierina da rivendicare. Per salvare il salvabile, ovvero la legge sulla Concorrenza, la riforma della giustizia, il piano di transizione verde e il cuore della delega fiscale, Draghi è costretto a cedere qualcosa, a costo di mostrarsi per la prima volta politicamente vulnerabile.


Le schermaglie e i conseguenti arretramenti sui temi del fisco e dell'edilizia hanno catalizzato tutta l'attenzione e tuttavia sono poca cosa rispetto alla battaglia principale, quella sull'atteggiamento italiano rispetto alla guerra in Ucraina, con il nodo dell'invio delle armi alla resistenza contro l'armata della "Z". È quello il terreno di scontro scelto da Giuseppe Conte per alzare il profilo e la visibilità del M5S. Ed è un terreno molto pericoloso, perché tira in ballo la stessa credibilità del Paese a livello internazionale. Non dimentichiamoci che fino a tre anni fa - con il governo Conte-Salvini - l'Italia era considerata la breccia attraverso la quale russi e cinesi stavano penetrando in Europa. Hub per la propaganda del Cremlino, con il filorusso Petrocelli eletto alla presidenza della commissione Esteri, il blog di Grillo megafono delle "verità alternative" anti-occidentali, gli accordi stretti fra Russia Unita e la Lega, partito del vicepremier e ministro dell'Interno, l'Italia primo Paese europeo a spalancare le porte alla Via della seta cinese e a un passo dal consegnare a Pechino le chiavi del 5G. Con la Lega a coltivare i rapporti con Mosca e il M5S quelli con il Dragone. Dopo due mesi di guerra in Ucraina, di fronte a un'opinione pubblica giustamente spaventata dal conflitto, è come se certe pulsioni si stessero affacciando di nuovo. "Più si inviano le armi più la pace si allontana" dice Salvini. Mentre Conte ingiunge al premier di riferire in Parlamento sull'azione diplomatica italiana (pur avendo il ministro degli Esteri), prima della visita alla Casa Bianca del 10 maggio, come se il governo stesse incoraggiando un'escalation militare sul terreno. La minaccia, di cui ci riferisce il nostro Lorenzo De Cicco, è quella di mettere ai voti una mozione cinquestelle che limiti il perimetro di azione del governo e gli imponga una sorta di neutralità in quello che viene presentato come un conflitto per procura della Nato contro la Russia.

Ora, se è altamente improbabile che si apra una crisi al buio con la guerra in corso, è anche vero che questo continuo martellamento produce uno stato di tensione che, alla fine, indebolisce l'azione dell'esecutivo. E anche l'immagine di Draghi viene colpita, con il premier dipinto come un guerrafondaio alle dipendenze degli Usa, non da qualche gruppo di estrema sinistra, ma dal principale partner di governo. Un problema sempre più imbarazzante anche per il Pd. "Questo non è il modo di stare al governo" ha protestato ieri Letta riferendosi a Salvini. Ma forse parlava a nuora perché suocera intenda.