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Irlanda, ora la riunificazione è più vicina

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Dopo la vittoria del partito indipendentista Sinn Féin
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La riunificazione dell’Irlanda sembra avvicinarsi. Questa settimana, per la prima volta in un secolo, un partito indipendentista ha vinto le elezioni in Irlanda del Nord, la parte dell’isola rimasta al Regno Unito quando dalla guerra contro il colonialismo britannico nacque la repubblica irlandese. È una svolta carica di inquietudine, perché il partito vincitore, lo Sinn Féin (“Solo noi” in gaelico), fu per trent’anni il braccio politico dell’Irish Republican Army, più noto con l’acronimo Ira, l’esercito clandestino che ha combattuto una sanguinosa guerra civile contro gli unionisti fedeli alla corona. Le violenze sono già riapparse negli ultimi tempi a Belfast, Derry e altre località diventate sinonimo dei Troubles (“Disordini”), il periodo concluso dalla pace del 1998 dopo 3500 morti e decine di migliaia di feriti: a un attentato dell’Ira sopravvisse per un soffio Margaret Tha…

La riunificazione dell’Irlanda sembra avvicinarsi. Questa settimana, per la prima volta in un secolo, un partito indipendentista ha vinto le elezioni in Irlanda del Nord, la parte dell’isola rimasta al Regno Unito quando dalla guerra contro il colonialismo britannico nacque la repubblica irlandese. È una svolta carica di inquietudine, perché il partito vincitore, lo Sinn Féin (“Solo noi” in gaelico), fu per trent’anni il braccio politico dell’Irish Republican Army, più noto con l’acronimo Ira, l’esercito clandestino che ha combattuto una sanguinosa guerra civile contro gli unionisti fedeli alla corona. Le violenze sono già riapparse negli ultimi tempi a Belfast, Derry e altre località diventate sinonimo dei Troubles (“Disordini”), il periodo concluso dalla pace del 1998 dopo 3500 morti e decine di migliaia di feriti: a un attentato dell’Ira sopravvisse per un soffio Margaret Thatcher quando era primo ministro. Da allora repubblicani e monarchici, ovvero cattolici e protestanti secondo le fedi che li distinguono, hanno convissuto più o meno pacificamente nel governo autonomo congiunto nord-irlandese, ma sempre con un premier unionista, cioè alleato di Londra. La prospettiva che adesso l’incarico di premier passi a un leader repubblicano suscita il timore di una ripresa del conflitto.


Dietro la vittoria dello Sinn Féin, tuttavia, ci sono sviluppi inarrestabili. Il primo è demografico: quando nel 1921 fu creata l’Irlanda del Nord, diventando insieme a Inghilterra, Galles e Scozia una delle quattro “nazioni” del Regno Unito, la maggioranza della sua popolazione era protestante, ovvero unionista, insomma determinata a mantenere il legame con gli inglesi. Gradualmente, la situazione è cambiata: le statistiche dicono che i cattolici fanno più figli dei protestanti; e molti giovani protestanti nord-irlandesi, andati a studiare all’università in Inghilterra, non tornano più indietro. I cattolici repubblicani si avviano a diventare la maggioranza della popolazione nord-irlandese: ecco una ragione per cui ora sono il primo partito.


La seconda ragione è politica. La pace del ’98 è stata possibile perché sia la repubblica d’Irlanda, sia il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (questa la sua denominazione completa), appartenevano in quel momento all’Unione Europea: che senso aveva per i repubblicani nord-irlandesi combattere e uccidere per separarsi dalla Gran Bretagna, quando non c’era più un confine a dividerli dalla repubblica d’Irlanda? L’isola era già stata riunificata de facto dalla Ue. Ma con il referendum del 2016 il Regno Unito dalla Ue è uscito, scatenando in primo luogo problemi commerciali ma in ultima analisi riproponendo la questione dell’indipendenza irlandese.
La terza motivazione del successo elettorale dello Sinn Féin è storica: una riunificazione dell’Irlanda sarebbe l’ultimo atto della decolonizzazione britannica. Il British Empire, l’impero più grande di tutti i tempi, che si estendeva dall’India al Canada, dall’Australia al Kenya, non esiste più da un pezzo. Senza l’ombrello della Ue a tenerle insieme, è difficile capire perché l’Irlanda del Nord dovrebbe rimanere separata dalla repubblica d’Irlanda con cui ha radici, cultura e lingua comuni, una volta che la maggior parte dei suoi abitanti vogliono riunificarsi. Del resto, un referendum in tutta l’isola è previsto fin dagli accordi di pace del ’98 per decidere il futuro status della regione. Vinte le elezioni, i leader dello Sinn Féin predicono che si farà entro cinque anni. Paradossalmente, l’artefice dell’eventuale riunificazione irlandese sarebbe Boris Johnson: è stato il premier conservatore britannico, con la Brexit, a riaccendere la miccia dell’indipendenza e sulla scia di quanto accade in Irlanda del Nord anche la Scozia potrebbe seguire la stessa strada. Se e quando accadrà, è probabile che Johnson non sia più premier. Ma verrebbe ricordato come l’uomo che ha disunito il Regno Unito.